Discorso di fine anno - L'Ottantesimo della Repubblica: La lezione di garbo e Costituzione di Sergio Mattarella.
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Oltre la retorica e le urla della politica moderna, il Capo dello Stato ridefinisce il senso di Patria tra memoria storica, diritti sociali e il coraggio della sobrietà.
DI MANCIO
In un’epoca dominata dal rumore bianco della propaganda e dalle urla di chi confonde il patriottismo con l’esclusione, il messaggio di fine anno di Sergio Mattarella che festeggia anche l'80° anniversario della Repubblica si è sollevato come un monito necessario.
È stato un discorso di una compostezza disarmante, capace di ridefinire il concetto di Patria senza mai scivolare nelle derive nazionalistiche care a certi "patrioti" dell'ultima ora, che in questo passaggio al Quirinale avrebbero trovato un manuale d'istruzioni su cosa significhi davvero servire le istituzioni.
Un omaggio alle radici (e al futuro)
I pilastri della convivenza civile
Il discorso è diventato poi una difesa dei diritti sociali. Citare lo Statuto dei Lavoratori e il Sistema Sanitario Nazionale pubblico e universale non è stata una scelta di rito, ma una presa di posizione politica nel senso più alto del termine: ricordare che la dignità umana passa per il lavoro tutelato e il diritto alla salute garantito a tutti.
Nel solco della legalità, il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è risuonato come un richiamo al dovere morale, mentre il passaggio dedicato ai giovani ha toccato le corde dell'inquietudine.
In un momento di pericoloso distacco delle nuove generazioni dalla "cosa pubblica", Mattarella ha cercato un ponte, parlando loro non con paternalismo, ma con la consapevolezza che il futuro della Repubblica risiede nel loro coinvolgimento.


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