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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

L’Inverno del Dissenso: Minneapolis tra Barbarie Federale e Cuore Americano.



Cronaca di un’America sospesa tra l’abuso di potere dell'ICE e la resistenza morale di cittadini, giudici e artisti che si ribellano alla violenza in nome dell'umanità.


di Mancio

Nelle strade gelide del Minnesota, dove il termometro scende fino a -25 gradi, non è solo il clima a essere polare. 

L’America sta attraversando i suoi “giorni dell’odio”, un conflitto aperto tra le forze federali inviate dalla Casa Bianca e una resistenza civile, politica e artistica che non accenna a piegarsi. 

Al centro della tempesta c’è l’operato dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), trasformato, secondo i critici, in una sorta di “esercito privato” al servizio della presidenza.

​La Frattura: Guardia Nazionale contro Federali

​In un episodio senza precedenti nella storia recente, si è consumata una frattura istituzionale visibile a occhio nudo. 
La Guardia Nazionale, che risponde al Governatore del Minnesota Tim Walz, ha scelto di non collaborare con gli agenti federali dell’ICE. 
I soldati della Guardia hanno indossato gilet gialli sopra le mimetiche per marcare la distanza dai reparti d'assalto inviati da Washington. 
Invece di reprimere la folla, i militari hanno distribuito caffè e coperte ai manifestanti che protestavano contro la brutale uccisione di Alex Pretti, l'infermiere di terapia intensiva freddato dagli agenti federali.

​Il Sangue a Minneapolis: I casi Pretti e Good

​La scintilla che ha fatto esplodere la rivolta è stata l’esecuzione di Alex Pretti. 
Nonostante possedesse una regolare licenza d'armi, Pretti è stato ucciso con dieci colpi di pistola senza aver nemmeno estratto la sua arma, nel tentativo di proteggere una donna. 
Pochi giorni prima, un destino simile era toccato a Renee Nicole Good, il cui SUV è stato dichiarato un’arma impropria dagli agenti per giustificare l’uso della forza letale.
Questi eventi hanno scosso l’opinione pubblica, portando Jimmy Kimmel a un pianto liberatorio in diretta nazionale. 
l comico ha pronunciato un monologo destinato a restare nella storia televisiva, denunciando la "perdita dell'ultimo barlume di innocenza" e invitando le "voci ragionevoli della destra" a dissociarsi da una leadership che alimenta il caos invece di sedarlo.

​Ilhan Omar: Sopravvissuta all'odio

​Mentre le strade bruciano, la politica non è risparmiata. 
La deputata democratica Ilhan Omar, obiettivo costante della retorica presidenziale, è stata aggredita durante un comizio da un fanatico pro-MAGA, Anthony Kazmierczak, che le ha spruzzato addosso una sostanza ignota. 
Nonostante l'aggressione e gli insulti pesanti arrivati direttamente dalla Casa Bianca (che l'ha definita una "impostora"), Omar è tornata sul palco dopo soli trenta minuti, dichiarando: "Sono una sopravvissuta, non mi lascerò intimidire dai bulli".

​La Legge e la Stampa sotto assedio

​In questo clima di sospensione dei diritti civili, un segnale di speranza è arrivato dalle aule di giustizia. 
Il giudice distrettuale John Tunheim ha emesso un'ordinanza storica, bloccando le deportazioni indiscriminate e ordinando il rilascio dei rifugiati detenuti illegalmente. 
Tunheim ha ricordato che il diritto di vivere senza il terrore di arresti senza mandato è un pilastro della Costituzione americana.

​Parallelamente, l'attacco ai media ha raggiunto un nuovo apice con l'arresto di Don Lemon, storico volto della CNN
Lemon è stato prelevato dall'ICE a Los Angeles solo per aver documentato una protesta all'interno di una chiesa a St. Paul. 
La Casa Bianca ha reagito non con una smentita, ma vantandosi dell'arresto sui social media, un gesto interpretato da molti come un avvertimento diretto alla libertà di stampa.

​La Voce degli Artisti: Springsteen e Morello

​La cultura non è rimasta a guardare. 
Bruce Springsteen ha intercettato il dolore del Paese pubblicando "Streets of Minneapolis", una ballata cruda dedicata a Pretti e Good. 
Il "Boss" è poi apparso a sorpresa sul palco insieme a Tom Morello (Rage Against the Machine). Morello, mostrando la chitarra con la scritta "Arrest the President", ha chiuso il concerto con un monito durissimo: "Se agisce, parla e uccide come il fascismo, allora è fascismo".

​A dare manforte alla protesta è scesa in campo anche la leggendaria Jane Fonda, 88 anni, che si è presentata davanti al tribunale di Los Angeles per difendere Don Lemon e il diritto all'informazione, definendo le azioni del governo come tipiche dei regimi autocratici.

​#Manciopensiero: Riflessione finale

​Quello che sta accadendo in Minnesota non è solo una cronaca di violenza urbana, ma il sintomo di una democrazia che sta testando i propri anticorpi. 

Da una parte la forza bruta e la retorica dell’esclusione, dall’altra un’alleanza insolita tra giudici, militari locali, artisti e cittadini comuni. Minneapolis è diventata il laboratorio di una possibile resistenza umana, prima ancora che politica.


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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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