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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

L'ultimo scatto del Fenomeno Gentile: l'addio ad Alex Zanardi, l'uomo che sorpassò il destino



Dai successi in F1 ai trionfi paralimpici, il racconto di tre vite vissute al limite. Si spegne a 59 anni il campione che ha insegnato al mondo che la vera disabilità è smettere di lottare.


diMancio   

Il 1° maggio 2026 segna una data spartiacque per lo sport e per la coscienza collettiva italiana: all’età di 59 anni si è spento Alex Zanardi. La notizia, giunta stamane tramite un comunicato della famiglia e dell'associazione Obiettivo 3, chiude il cerchio su un’esistenza che non è stata una semplice biografia, ma un’epopea di resistenza, velocità e amore incondizionato per la vita.

​Le origini: il ragazzino di Castel Maggiore

​Nato a Bologna nel 1966 in una famiglia umile — papà Dino idraulico e mamma Anna sarta — Alex cresce a Castel Maggiore
Il suo destino sembra segnato dai motori, nonostante il dolore lacerante per la perdita della sorella maggiore Cristina in un incidente stradale nel 1979. 

A 14 anni riceve il primo kart e inizia una scalata fatta di sacrifici: il padre gli fa da meccanico, i soldi sono pochi, ma il talento è debordante. 
Dalla Formula 3 alla Formula 3000, fino al debutto in Formula 1 nel 1991 con la Jordan
In F1 disputerà 44 Gran Premi tra Minardi, Lotus e Williams, ma è negli Stati Uniti, nel campionato CART, che diventa una leggenda, vincendo due titoli mondiali (1997-1998) con sorpassi che restano nella storia dell’automobilismo.

​Il 15 settembre 2001: lo schianto e la rinascita

​La vita di Alex cambia per sempre al Lausitzring
Un testacoda dopo un pit-stop lo mette di traverso in pista: la vettura di Alex Tagliani lo centra in pieno a 250 km/h, tranciando la sua monoposto e le sue gambe. Arrivano l’estrema unzione, sette arresti cardiaci, 15 operazioni e la perdita di quasi tutto il sangue in corpo. Ma Alex sopravvive.
Inizia qui la sua "seconda vita". 
Non si limita a camminare con le protesi: torna a correre in auto e scopre l'handbike
Diventa il paraciclista più forte di sempre, collezionando un palmarès leggendario tra Londra 2012 e Rio 2016
16 ori mondiali e 6 medaglie olimpiche (di cui 4 d’oro). Il suo messaggio è chiaro:
L"’incidente mi ha dato modo di fare cose che forse in un'altra vita non avrei mai provato".

​Il secondo fulmine e il lungo silenzio

​Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza a Pienza, il destino torna a colpire. 
Uno scontro frontale contro un autotreno gli causa traumi devastanti al volto e al cranio. Seguono anni di silenzio, di cliniche specializzate, di interventi neurochirurgici e, infine, il ritorno a casa a Padova per una riabilitazione lenta e difficilissima tra l'affetto della moglie Daniela e del figlio Niccolò.

​In questi ultimi sei anni, l'Italia ha sperato in un terzo miracolo.
 Le notizie arrivavano col contagocce: "comunica", "risponde agli stimoli", "è vivo". 
Ma purtroppo, quel fulmine ha vinto la sua battaglia terrena.

​L’eredità di un uomo "normale"

Zanardi non voleva essere chiamato "fenomeno". Eppure, la sua capacità di trasformare la tragedia in opportunità lo ha reso un simbolo mondiale. 
Una volta, a uno studente che gli chiedeva se avesse paura, rispose che restare a casa per evitare i rischi significava smettere di vivere.
​Alex ha vissuto tre volte, combattendo fino all'ultimo respiro. 
Non c'è un motivo medico specifico o una spiegazione clinica che possa lenire il dolore di questa perdita; c'è solo la consapevolezza che, come disse lui stesso: "La vita mi ha sorpreso e io l'ho ricambiata".

​Oggi piangiamo un grande italiano, un campione totale che non si è limitato a schivare i colpi della sorte, ma li ha rilanciati con il sorriso. 

Alex Zanardi è morto, ma la sua lezione di dignità e coraggio resterà per sempre al traguardo di ogni sfida umana.

Addio, Alex. Il tuo esempio continuerà a correre più veloce di noi.

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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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