Nato dall'immaginazione e dallo sguardo puro dei bambini del Centro Diurno di Bari, il film affronta il dolore familiare e la perdita attraverso la fantasia come cura e sopravvivenza, trovando nuove strade e importanti riconoscimenti nei festival nazionali e internazionali
Siamo spesso portati a pensare alle grandi storie come a qualcosa che debba necessariamente possedere l'imponenza titanica del nostro mondo odierno, un contesto in cui troppo spesso vige la legge del più forte e dove tutti gli altri rimangono invisibili.
Viviamo quasi schiacciati dall'idea che conti solo ciò che viene presentato come un titano in mezzo a un mondo di lillipuziani, dove purtroppo non si intravede nemmeno l'ombra di un Gulliver pronto a proteggerli.
Invece la realtà è ben diversa.
Se solo facciamo attenzione, se decidiamo di rizzare le nostre antenne e di sintonizzarci sulla vita vera e sulle persone autentiche — anche su quelle vicende che non sembrano destinate a finire nei libri di storia —, ci accorgiamo di quanto queste siano importanti e intrinsecamente titaniche.
E lo sono soprattutto quando l'essere umano chiamato a viverle non è il supereroe di turno o il tiranno di turno spacciato per un personaggio positivo.
Ci sono narrazioni che nascono piccole, custodite in una stanza piena zeppa di idee, voci, disegni e immaginazione, per poi cominciare, un passo alla volta, a camminare con le proprie gambe.
È esattamente il percorso straordinario compiuto da Il mio amico invisibile, un cortometraggio diretto dal regista Alex D’Antona e prodotto dalla Cooperativa Sociale I Bambini di Truffaut.
L'opera, realizzata in stretta collaborazione con Charisma, nell'ambito del progetto "La cultura è cura cura la cultura", e con il C.S.E.D. (Centro Socio Educativo Diurno) Gianburrasca di Bari, sta continuando a collezionare successi e consensi all'interno del circuito dei festival cinematografici sia nazionali che internazionali.
La Doppia Conquista: Dall'Apulia Web Fest a Cortocircuiti
La Cooperativa Sociale I Bambini di Truffaut ha espresso profonda felicità e orgoglio nel poter annunciare una doppia, prestigiosa vetrina per questo lavoro.
In primo luogo, il cortometraggio è stato ufficialmente selezionato per partecipare alla prossima edizione dell'Apulia Web Fest, l'attesa manifestazione interamente dedicata al cinema digitale, ai giovani talenti e al Mediterraneo inteso come luogo d'incontro, scambio culturale e pace, che si svolgerà a Corato dal 10 al 14 settembre 2026.
Questa kermesse si terrà invece a
Bari, presso gli spazi dell'
Expostmoderno in via Napoli,
dal 12 al 18 luglio 2026. Gli organizzatori hanno fatto sapere che la data esatta della proiezione pubblica del corto sarà comunicata a brevissimo.
Quando l'Immaginazione Diventa Presidio di Sopravvivenza
Questi traguardi non rappresentano delle semplici selezioni formali, bensì il riconoscimento autentico a un progetto profondo, nato dal basso e basato sulla partecipazione attiva di una decina di bambini del Centro Diurno Gianburrasca.
Sono stati proprio i piccoli a immaginare, scrivere e interpretare una storia capace di dialogare con temi complessi quali la paura, il dolore, l'amicizia e la speranza, mantenendo sempre una sincerità disarmante.
La trama ruota attorno alla figura di Leo, un bambino che, per riuscire ad affrontare e a metabolizzare un contesto familiare purtroppo segnato dalle urla e dalla violenza quotidiana, trova un porto sicuro e un rifugio nel suo amico invisibile, Colin.
Il destino del protagonista si incrocerà poi con quello di Giulia, una bambina che si porta dentro il peso di una perdita molto difficile anche solo da nominare, e che affronta la realtà insieme ad Alice, la sua personale compagna immaginaria.
L’incontro tra i due bambini aprirà uno spazio d'interazione totalmente nuovo: una dimensione in cui il dolore, nel momento esatto in cui viene condiviso, smette di isolare e si trasforma nel pilastro di un legame profondo.
Lo Sguardo dei Più Piccoli che Cura il Mondo
Il mio amico invisibile si configura come un vero e proprio viaggio di frontiera tra la fantasia e la realtà, interamente generato dallo sguardo puro, fragile e al tempo stesso potentissimo dei più piccoli.
Il film ci rammenta che la fantasia non deve essere intesa come una banale fuga dalla realtà, bensì come una concreta possibilità di sopravvivenza, elevando l’amicizia a primo e fondamentale gesto di cura reciproca.
La verità più stupenda che emerge da questa produzione è che noi adulti non sapremmo mai scrivere storie di questo tipo.
Solo i bambini, infatti, possiedono quella rara e preziosa capacità di guardare dritto in faccia il dolore e avere la forza di trasformarlo in pura immaginazione.
Per la Cooperativa Sociale I Bambini di Truffaut e per Alex D'Antona è una gioia immensa vedere questa narrazione proseguire il suo viaggio, incontrando costantemente nuovi occhi, nuove sale e nuove strade.
Questo progetto dimostra che a volte l’immaginazione non serve a scappare via dal mondo, ma diventa lo strumento più efficace per renderlo finalmente più abitabile.
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