Caso Ghali a Milano-Cortina 2026: L'ombra della censura preventiva sulla cerimonia inaugurale.
Tra "psicopolizia" e gogna mediatica: il governo e la Lega blindano il palco delle Olimpiadi per impedire all'artista di parlare del genocidio a Gaza.
di Mancio
Per una certa parte della politica italiana, la minaccia numero uno alla sicurezza nazionale ha oggi un volto e un nome preciso: Ghali Amdouni.
L'artista, scelto per esibirsi durante l'inaugurazione dei Giochi Olimpici invernali, è finito al centro di una tempesta mediatica e politica che solleva interrogativi inquietanti sullo stato della democrazia e del dissenso nel nostro Paese.
La "Psicopolizia" del pensiero
Prima ancora di salire sul palco, Ghali è diventato il bersaglio di quella che appare come una vera e propria gogna pubblica.
Le dichiarazioni del Ministro Abodi, che ha cercato di rassicurare i critici affermando che l'artista "non esprimerà il suo pensiero sul palco", delineano un panorama che molti osservatori definiscono "da psico-polizia".
Si è superata la soglia della repressione del dissenso espresso per entrare nel campo della paranoia: censurare le idee prima ancora che diventino parole. Questo non è più agire come un governo, ma come un apparato repressivo affetto da patologie autoritarie.
Linee guida e "animaletti ammaestrati"
A rincarare la dose si sono aggiunte le parole della Presidente della Comunità Ebraica Di Segni, la quale ha auspicato che il cantante abbia ricevuto "indicazioni e linee guida sul ruolo che deve svolgere". Un'affermazione che suona come un tentativo di ridurre un uomo e un artista a un esecutore ammaestrato, privandolo della sua dignità intellettuale e trattandolo alla stregua di un essere da addomesticare.
Un regime del silenzio?
Il punto non è solo sostenere le posizioni dell'artista sul Medio Oriente, ma difendere il diritto sacrosanto di non essere messi a tacere "per precauzione".
IL precedente:
Il clima di tensione risale alle polemiche di Sanremo 2024, quando il messaggio "Stop al genocidio" lanciato da Ghali portò a una frizione diplomatica senza precedenti tra la Rai e l'ambasciata d'Israele, segnando l'inizio di una stretta comunicativa sugli artisti considerati "scomodi".
Ecco .... Io farei tacere Israele.


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