Il Ministro della Sicurezza Nazionale celebra la pena di morte per i "terroristi" con un rito che evoca i periodi più bui del secolo scorso, scatenando indignazione internazionale.

di: Mancio
Esistono immagini che superano il confine della politica per addentrarsi nel territorio dell’orrore morale.
Una di queste ritrae la moglie di
Itamar Ben Gvir, attuale Ministro della Sicurezza Nazionale d'Israele, mentre sorregge una torta di compleanno.
Al centro del dolce non svettano candeline, ma la riproduzione plastica di un cappio.
Il riferimento è diretto e brutale: la celebrazione della legge, fortemente voluta e promossa con fanatismo dallo stesso Ben Gvir, che introduce la
pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo.
Intorno al simbolo dell'esecuzione, una scritta in ebraico che gela il sangue: "Congratulazioni al Ministro Ben Gvir, a volte i sogni diventano realtà".
Un'estetica del terrore
Questo rito, documentato e diffuso con orgoglio quasi goliardico, non è solo una scelta di pessimo gusto, ma la rappresentazione plastica di una deriva politica e antropologica.
Quello che viene presentato come un traguardo legislativo assume i contorni di un
vanto sanguinario, un segnale inviato direttamente alla popolazione di
Gaza e al mondo intero.
L'episodio solleva un parallelo storico inevitabile e doloroso: l'ostentazione della morte e la
deumanizzazione dell'avversario sono pratiche che richiamano i regimi da cui, ottant’anni fa, gli antenati degli odierni israeliani fuggirono per salvarsi.
Oggi, quel "frutto avvelenato" della storia sembra ripresentarsi sotto una nuova veste, trasformando uno Stato in un’entità che non si limita a colpire militarmente, ma rivendica con ferocia la propria natura segregazionista e violenta.
Oltre Netanyahu: un sistema di potere
Personaggi come Ben Gvir, leader dell'estrema destra di
Otzma Yehudit, rappresentano l'anima più radicale e pericolosa di un governo che molti osservatori internazionali definiscono ormai come
"pirata" e genocida.
Le reazioni dell'opinione pubblica più critica e delle organizzazioni per i diritti umani sono durissime:
- Deumanizzazione: Il festeggiamento attorno a un cappio nega il concetto stesso di "essere umano" a chi lo compie.
- Responsabilità penale: Cresce la richiesta di tribunali internazionali che condannino non solo le azioni belliche, ma anche l'istigazione all'odio e i crimini contro l'umanità perpetrati da questa classe dirigente.
- Isolamento diplomatico: Molti chiedono che Israele non venga più riconosciuto come un interlocutore civile finché sarà guidato da figure che celebrano la morte come un "sogno che si avvera".
Siamo di fronte a un'esibizione di potere che non cerca giustificazioni morali, ma si nutre della propria spietatezza.
Se la politica diventa il luogo in cui si festeggia la forca, allora il confine tra
Stato di diritto e
barbarie è stato definitivamente valicato.
Questi leader, definiti dai critici come criminali che infangano la memoria stessa del proprio popolo, rappresentano oggi la sfida più grande alla coscienza civile globale.
Arrestarli e condannarli per tutta la vita è ormai l'unica soluzione.
Io ho questo di sogno, dovranno sperare per loro il cappio, ma invece dovranno continuare a pagare.
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