I sindacati Fim, Fiom e Uilm incrociano le braccia nello stabilimento pugliese: 1.700 lavoratori a rischio senza piano industriale, la diserzione al Ministero e le proteste a Genova.


Una frattura storica e senza precedenti segna le relazioni sindacali all'interno di una delle realtà industriali e tecnologiche più importanti della Puglia e del Mezzogiorno.
Gli oltre 1.700 dipendenti della MerMec di Monopoli (società leader mondiale nella diagnostica ferroviaria e nell'analisi dei dati, appartenente al Gruppo Angel della famiglia Pertosa) hanno incrociato le braccia dalle ore 9:00 alle 13:00.
Si tratta del primo sciopero in 40 anni di storia aziendale, una mobilitazione totale che ha visto l'adesione compattissima di tutto il sito pugliese: dai turnisti al personale amministrativo, dagli iscritti alle sigle sindacali fino ai non iscritti e ai lavoratori attualmente impegnati in trasferta.
Alla base della drastica protesta c'è il profondo stato di ansia e di incertezza legato al futuro occupazionale ed industriale della società, dopo che lo scorso maggio Siemens Mobility ha siglato l'accordo definitivo per rilevare le attività chiave del gruppo pugliese.
L'operazione con Siemens e l'inseguito via libera dell'Antitrust UE
La cessione riguarda il core business di MerMec: la diagnostica per le infrastrutture ferroviarie, l'analisi dei dati in tutto il mondo ed il settore del segnalamento in Italia.
Parliamo di un perimetro societario capace di generare un fatturato di circa 430 milioni di euro nel 2025, con 1.700 addetti distribuiti in oltre 70 Paesi.
Il closing definitivo dell'operazione è previsto entro la fine dell'anno, forte anche del fondamentale via libera dell'Antitrust dell'Unione Europea giunto lo scorso 20 ottobre.
Sebbene i vertici proprietari abbiano rassicurato che le capacità industriali, le sedi ed i lavoratori verranno assorbiti all'interno della divisione ferroviaria del gigante multinazionale tedesco, ai sindacati ed alle rappresentanze aziendali non è mai stato presentato ed illustrato alcun piano industriale.
I lavoratori non hanno garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali, sulla continuità delle commesse in portafoglio, sulla tutela del preziosissimo know-how tecnologico, sul presidio territoriale delle sedi storiche ed in merito agli stipendi ed alle tutele contrattuali oggi vigenti.
La diserzione al Ministero e lo scontro con i Sindacati
A far traboccare il vaso ed a scatenare la protesta è stato il comportamento della proprietà in sede istituzionale.
Il 20 ottobre scorso, in occasione del tavolo tecnico di confronto espressamente convocato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) a Roma, la proprietà del Gruppo Angel non si è presentata, inviando due giorni prima soltanto una nota sintetica e priva di firma.
Nella comunicazione l'azienda sostiene che la compravendita sia una pura operazione industriale e strategica, priva di impatti negativi sull'occupazione e sui trattamenti economici, e che pertanto non siano necessari ulteriori incontri o approfondimenti.
Una posizione ritenuta inaccettabile dalle sigle di categoria Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, che in una nota congiunta hanno replicato con durezza:
«Dire semplicemente che andrà tutto bene non basta più: servono garanzie certe, verificabili e condivise con chi rappresenta quotidianamente le maestranze. Una vicenda industriale che impatta sulla vita e sul futuro di quasi duemila famiglie non può e non deve restare confinata a un'esclusiva questione privata tra azionisti.»
Di fronte a questo muro contrattuale, la mobilitazione ha assunto un carattere nazionale, con quattro ore di sciopero articolate sito per sito tra il 21 e il 30 ottobre.
La protesta dello stabilimento di Monopoli è stata formalmente deliberata lunedì 26 ottobre nel corso dell'assemblea dei lavoratori, registrando un plebiscito di consensi tra i presenti.
I precedenti di Genova e le crepe nella fiducia aziendale
La tensione registrata in Puglia non nasce dal nulla, ma rappresenta il culmine di un clima di sfiducia che si era già palesato nei mesi estivi in altri siti del gruppo.
Già il 20 luglio scorso, a Genova, i dipendenti della MerMec STE avevano trasformato un'assemblea sindacale in uno sciopero improvviso.
In quell'occasione la Fiom aveva denunciato mesi di incontri infruttuosi e l'avvio di un discutibile "piano di armonizzazione" tra le varie società del gruppo che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, mirava a cancellare ed azzerare voci di salario integrativo già consolidate ed acquisite nel tempo.
💭 #Manciopensiero conclusivo
Quando un'eccellenza tecnologica del nostro territorio come la MerMec di Monopoli si trova ad affrontare il suo primo sciopero in quarant'anni di storia, significa che la misura è colma e che la comunicazione tra proprietà ed organico si è drammaticamente interrotta.
La vendita a un colosso globale come Siemens Mobility potrebbe rappresentare un'opportunità di crescita, ma non può e non deve avvenire sulla pelle dei lavoratori o nel buio delle stanze societarie. Disertare i tavoli convocati al Ministero delle Imprese e liquidate le ansie di 1.700 famiglie con una nota informale è un errore grave.
Oltre a Monopoli, Mola di Bari ed i comuni limitrofi vedono in MerMec un punto di riferimento occupazionale e di innovazione straordinario: serve trasparenza, un piano industriale serio ed il rispetto delle tutele acquisite da uomini e donne che hanno costruito la fortuna di questa azienda.
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