A una settimana dalla scomparsa dello storico bomber, ricordando ottomila tifosi che si stringono in un unico coro l’urna con le ceneri del capitano. La Curva Nord viene intitolata a lui, mentre la memoria di un calcio romantico riaccende la passione sopita di una città.

di: Mancio
Ci sono voluti giorni.
Una settimana intera per metabolizzare il peso di certe emozioni, per far sedimentare i ricordi ed evitare di scrivere un banale articolo di pura cronaca. Un evento così intimo, eppure così collettivo, non meritava un pezzo freddo, scritto a caldo.
Meritava rispetto.
Il rispetto che si deve a un uomo che ha segnato un'epoca.
Era da tanto, troppo tempo che non varcavo la soglia del
San Nicola.
Almeno per quanto riguarda il calcio giocato.
Quel colosso di cemento che ho visto nascere, soprannominato da tutti "
l'Astronave", mi ha fatto fare un viaggio nel tempo immediato.
Sono tornato alla vigilia di
Italia '90, ai tempi dello striscione
"Lecce cucù, guarda i mondiali in TV", quando
Bari sognava in grande e ostentava una struttura bellissima.
Una maestosità che oggi, purtroppo, stride dolorosamente con l'attuale e ridimensionata realtà della squadra biancorossa.
Dopo l’ultimo fallimento ho deciso di tagliare i ponti. Con questa gestione societaria attuale, per me, è persino difficile dire che il Bari esista ancora.
C'era stata una piccola eccezione un paio di anni fa, in quella finale playoff per la
Serie A poi persa all'ultimo respiro, ma la sensazione strisciante che ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato fu talmente evidente da spingermi al disinnamoramento totale. Un distacco netto da quella squadra che dovrebbe rappresentare la mia città, il capoluogo, una parte fondamentale del nostro Sud.
Eppure, a volte basta una scintilla per ricominciare a fantasticare sul tempo che fu.
C’è stato un periodo in cui il Bari era la Serie A, era la gioia pura del "trenino", era
Sandro Tovalieri e, soprattutto, era lui: il numero 10, lo "
Zar"
Igor Protti.
Il
capocannoniere che tutta Italia ci invidiava, l'attaccante dei gol impossibili, ma anche l'uomo del legame viscerale con la maglia e con la sua gente.
Rileggendo le pagine che nel tempo ho dedicato a Igor Protti sul mio blog, emerge chiaramente come lo Zar sia sempre stato una figura fuori dal comune per la nostra piazza.
Arrivato nel 1993, Protti ha saputo incarnare lo spirito di una Bari che non si arrendeva.
Anche nell'anno della dolorosa retrocessione (la stagione 1995-1996), Igor compì un’impresa epica laureandosi capocannoniere della Serie A con 24 reti: un record storico, essendo l’unico giocatore nella storia del calcio italiano a vincere la classifica marcatori con una squadra che poi è retrocessa.
Cittadino onorario dal 2007, per Manciolandia Protti non è mai stato un semplice calciatore, ma il simbolo del riscatto e dell'orgoglio di un'intera tifoseria, un capitano che ha scelto l'amore del popolo al posto dei facili successi miliardari.
Ed eccomi di nuovo qui, su quegli spalti.
Ci sono arrivato "di peso", trascinato da mia moglie.
È stata lei a prendere l'iniziativa, intuendo che la mia mente avrebbe potuto inventare mille scuse pur di non andare, come spesso accade quando tieni troppo a qualcosa, ma poi "il cervello gioca brutti scherzi".
Ha avuto ragione lei.
Ero lì, al cospetto di Igor.
Solo che questa volta il suo immenso talento non avrebbe ballato tra le difese avversarie; le sue ceneri stavano attraversando per l'ultima volta lo stadio, portando a spasso quel che resta della sua esistenza terrena e tutto ciò che ha saputo costruire come uomo.
È una sensazione strana, da una parte rivivi e rimpiangi il passato che non c'è più e sei pronto a metterlo in una specie di baule che raccoglie le cose che non usi e che probabilmente non userai più.
Ma poi se la cerimonia dice che non stiamo parlando di un addio che quel passato vive in noi e continua a fare parte della nostra esistenza, cosa ce ne facciamo del baule?
Dobbiamo distruggerlo e continuare a vivere quello che siano stati e che continuiamo ad essere.
No, non mi metterò a scrivere un trattato di filosofia, non ho neanche la "testa di farlo" come si direbbe a Bari, in questo periodo.
E allora torniamo alla serata particolare dalle contrastanti emozioni.
Pensate ad un momento della vita nel quale il passato prende il sopravvento sul presente ed il futuro non è di facile traduzione.
Pensate a quei cassetti della memoria che ti fanno immaginare quello che pensavi tanto tempo fa e che cosa sei adesso e qual è il tuo stato d'animo attuale e se sei distante o meno da quella persona di diversi anni fa.
Immaginate e fate il punto della situazione
Ciò che volevate si è realizzato?
Si, no ed a che prezzo?
Pensieri particolari in un momento particolare.
Insomma tanto della vita si mescola in una miriade di pensieri che non sai Nemmeno di elaborare, alla fine sei ad una commemorazione, mica al replay della propria esistenza.
O almeno è quello che vogliamo credere....
Intorno a me, i cori di una vita.
Quelli che non ascoltavo da un'eternità.
Il popolo di Bari era di nuovo unito, e io stavo condividendo la voce con le stesse persone di allora. Un viaggio nel tempo inevitabile, bellissimo, ma rigato da una commozione profonda, conscio che quei momenti non potranno più tornare.
In campo c’erano i suoi ex compagni, visibilmente scossi.
Vedendo Sandro Tovalieri distrutto dal dolore parlare di un "gemello perso", mi sono girato verso mia moglie e, per farle capire l'immensità di quel legame calcistico e umano, le ho fatto un esempio immediato:
"Vedi, Protti e Tovalieri per Bari erano esattamente ciò che Vialli e Mancini sono stati per la Sampdoria". Solo così poteva essere chiaro il peso di quelle parole.
La cerimonia ha avuto inizio nel pomeriggio, intorno alle 18:30, con un momento intimo riservato alla famiglia.
Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha scoperto ufficialmente la targa commemorativa che intitola la Curva Nord a Igor Protti, mantenendo la promessa fatta alla città nei giorni successivi alla sua scomparsa, avvenuta il 19 giugno a
Cecina, a soli 58 anni, dopo aver lottato contro una terribile malattia.
Un legame eterno per un uomo rimasto a Bari solo qualche stagione, ma stampato nel DNA della città.
Subito dopo, il cuore dell'evento si è spostato sul prato del San Nicola.
Circa ottomila tifosi hanno gremito la Tribuna Est in un'atmosfera da notte magica, tra fumogeni, striscioni e sciarpe tese.
Sotto la conduzione del giornalista Michele Salomone, la serata è stata aperta dalle note di Sabino Bartoli, che ha cantato l’inno del Bari.
Sul rettangolo verde si sono radunate le vecchie glorie quelle che adesso si fanno chiamare dell’Asd Bari ’93 e altri storici ex compagni di squadra: Alberto "Jimmy" Fontana, Massimiliano Tangorra, Michele Andrisani, Angelo Aresta, Carmine Gautieri, Antonio Di Gennaro, Luigi Caggianelli, Gigi Garzya e Pino Giusto, oltre alla presenza dell'ex presidente Antonio Matarrese e del presidente della regione Antonio Decaro.
Tangorra ha preso la parola per primo, ricordando come Igor gli avesse insegnato i veri valori della vita. Sul maxischermo scorrevano i gol dello Zar, intervallati dai videomessaggi di chi non è potuto esserci, come Abel Xavier e Nicola Ventola.
Particolarmente toccante è stato l’intervento di un commosso Jimmy Fontana, seguito da quello di Tovalieri, che ha regalato una speranza a tutto il popolo biancorosso: "Igor in paradiso avrà già selezionato una squadra di ex calciatori del Bari che farà tornare a sognare tutta la curva".
Nel nome di Igor e ispirandosi alla sua battaglia contro il cancro e la Sla, gli ex calciatori hanno anche annunciato la nascita di una selezione che giocherà partite di beneficenza per raccogliere fondi per la ricerca.
Poi, il momento del silenzio e delle lacrime più dure. L'urna con le ceneri dello Zar, portata in campo dai figli Nicolas Flavio e Noemi, è stata posizionata su un palco al centro del campo.
Infine, l'urna ha compiuto un ultimo giro d'onore a bordo di un carro funebre.
Le tribune sono esplose: scrosci di applausi, i vecchi cori, e quel nome, Igor, urlato al cielo proprio come durante le domeniche di trent'anni fa.
Il mezzo è andato a fermarsi sotto la "sua" nuova Curva Nord, accanto alla storica maglia numero 10.
Tutti i suoi ex compagni lo hanno omaggiato, uno a uno, in una processione laica carica di rispetto.
Io ero lì, in mezzo a quella marea.
Mi sono emozionato tantissimo, al punto da finire persino in uno dei tanti video della serata che ora circolano in rete.
E ne sono felice.
Felice di esserci stato, di aver pagato il mio tributo.
E nelle immagini c'è anche mia moglie.
Questo non è stato un addio, ma la celebrazione di un legame indissolubile.
Come da sue ultime volontà, le ceneri di Igor Protti saranno ora disperse in mare.
Ma una parte di lui rimarrà per sempre ancorata al cemento del San Nicola e al cuore di una città che, per una notte, ha ricordato cosa significasse amare davvero una maglia.
E io, con il mio #Manciopensiero, posso dire con orgoglio: c'ero anche io.
Ma non ero solo....
Posso dire c'eravamo...
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