Ranucci vittima tre volte: dall’attentato alle trame di Lavitola, fino allo sciacallaggio della destra che punta a chiudere Report
Mentre la magistratura fa luce sul reato e sul ruolo di Valter Lavitola nell'attentato subito dal giornalista, la maggioranza di governo coglie il pretesto per chiedere il taglio dei fondi pubblici e l'uscita dalla Rai dell'ultimo baluardo del giornalismo d'inchiesta.

di: Mancio
Il vicepremier Matteo Salvini, tra una citazione di De André che non ha facoltà mentali per capire e un comizio estivo, lo ha dichiarato apertamente con toni che hanno dell'incredibile:
«Gli italiani meritano chiarezza, e fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti tra Ranucci e Lavitola io penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda».
Parole che non dovrebbero essere dette dal "legaiolo" neanche dopo aver restituito i miliardi che la Lega ha rubato alla Stato, figuriamoci se può permettersi di sbiascicare stronzate simili adesso.
Semmai, Ranucci è una vittima tripla: vittima di un grave e minaccioso attentato intimidatorio, vittima delle trame opache dello stesso Lavitola e, infine, vittima dello sciacallaggio politico di "Telemeloni" e della destra di governo.
Usare una vicenda drammatica e personale per attaccare, infangare, delegittimare e tentare di cacciare la voce storica di Report è uno degli atti di sciacallaggio politico più squallidi e ignobili che si possano concepire.
Come siamo arrivati a questo punto: l'attentato, l'arresto e la trappola di Lavitola
Per comprendere appieno il quadro di questa assurda vicenda, occorre riavvolgere il nastro e ricostruire i fatti che hanno portato alle ultime notizie di questo caldissimo 13 agosto 2026.
Tutto ha inizio con il grave gesto intimidatorio commesso ai danni di Sigfrido Ranucci: un attentato dinamitardo/incendiario (con il collocamento di un ordigno rudimentale ed esplosivo) che ha colpito le proprietà del giornalista d'inchiesta, da anni costretto a vivere sotto scorta per via delle sue coraggiose inchieste su criminalità organizzata, corruzione politico-finanziaria e malaffare.
Nel corso delle indagini volte a individuare mandanti ed esecutori dell'atto criminale, le forze dell'ordine sono giunte all'arresto di Valter Lavitola, ex editore dell'Avanti! e figura già ben nota alle cronache giudiziarie per i suoi trascorsi legati all'era berlusconiana e alle trame internazionali.
Lavitola è stato tratto in arresto dagli investigatori con accuse pesantissime che vanno dall'estorsione alla millantata credito, fino alla calunnia e al depistaggio.
Secondo quanto emerso dai verbali delle deposizioni e dalle ricostruzioni degli inquirenti:
- La trappola informativa: Lavitola si era avvicinato a Ranucci spacciandosi come fonte informata, millantando il possesso di documenti riservati, dossier sulle dinamiche dell'attentato e presunte rivelazioni scottanti utili a far luce sugli esecutori della bomba.
- La manipolazione e i tentativi estorsivi: In realtà, come dimostrato dalle registrazioni e dai messaggi analizzati dagli investigatori, Lavitola stava tentando di costruire un sofisticato castello di carte e depistaggi per manipolare l'inchiesta, cercare di estorcere o lucrare vantaggi personali e, al contempo, ingabbiare il conduttore di Report all'interno di una narrazione distorta.
- Le dichiarazioni di Ranucci agli inquirenti: Ranucci, accortosi dell'ambiguità e della pericolosità del personaggio, ha collaborato con la massima trasparenza con le forze dell'ordine e la Procura, consegnando chat, messaggi e dettagli degli incontri. Il materiale depositato ha confermato la totale estraneità del giornalista a qualsiasi condotta illecita, certificando la sua posizione di parte offesa e bersaglio delle trame spregiudicate di Lavitola.
L'obiettivo finale: cancellare l'intralcio di Report
Nonostante la limpidezza dei fatti e le evidenze investigative che scagionano completamente Ranucci, l'apparato mediatico-politico di maggioranza ha colto al balzo la sola presenza del nome del giornalista nelle carte per orchestrare una campagna di fango.
Il motivo è palese: Report rappresenta da anni una spina nel fianco insostituibile e sgradita per qualunque potere costituito, a maggior ragione per un governo che mal tollera il dissenso, le inchieste giornalistiche e l'indipendenza del servizio pubblico. Le recenti trasmissioni del programma su finanziamenti pubblici, conflitti di interesse, gestioni opache di fondi ed entourage ministeriali hanno procurato enormi "grattacapi" alle stanze del potere romano.
Invece di proteggere un professionista dell'informazione sotto scorta e finito nuovamente nel mirino di criminali e faccendieri, la maggioranza preferisce usare la clava della censura e del definanziamento pubblico per spegnere la voce dell'inchiesta in Rai.
A Sigfrido Ranucci e a tutta la redazione di Report va la più totale ed incondizionata solidarietà per questo momento umanamente ed operativamente difficilissimo.
Giù le mani da Ranucci e da Report: difendere la loro libertà di informare significa difendere l'ultimo granello di democrazia e trasparenza rimasto in questo Paese.


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