Nel segreto dell'urna la proposta di FdI cade con 188 NO contro 187 SÌ. Esplode la protesta delle opposizioni che chiedono le dimissioni del governo, mentre la coalizione si spacca sul nodo della legge elettorale

di: Mancio
Colpo di scena a Montecitorio: il peso del voto segreto
Una giornata parlamentare ad altissima tensione emotiva e politica si è consumata nell'Aula della Camera, segnando uno dei passaggi più critici per l'attuale esecutivo.
Quella che doveva essere una votazione blindata si è trasformata in una disfatta per la coalizione di governo.
La maggioranza sembrava aver trovato una quadra dell'ultimo minuto attorno all'emendamento sulle preferenze per la
riforma elettorale — presentato congiuntamente da
Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc, e sostenuto in extremis anche dai sì di Forza Italia e Lega.
La realtà dell'urna ha però restituito uno scenario radicalmente opposto.
Lo scrutinio segreto ha favorito l'azione dei cosiddetti franchi tiratori, determinando la bocciatura della proposta di modifica per lo scarto millimetrico di un solo voto:
188 contrari contro 187 favorevoli.
Il dato politico rilevante è che il verdetto ha ribaltato completamente l'indirizzo espresso dal Governo e dalla Commissione, che avevano formulato parere positivo sul testo.
Suspense tra i banchi e il giallo dei cellulari
I momenti che hanno preceduto la proclamazione del risultato sono stati caratterizzati da una forte suspense e da scambi accesi sul rispetto delle procedure di voto.
Il presidente di turno dell'Assemblea,
Fabio Rampelli, è dovuto intervenire per richiamare severamente i deputati all'osservanza del regolamento interno, esortandoli a non utilizzare i telefoni cellulari all'interno delle postazioni per riprendere il posizionamento delle dita durante la digitazione del
voto segreto.
Subito dopo la lettura dell'esito, dai banchi delle opposizioni è esploso un boato di esultanza, che ha rapidamente ceduto il passo a una dura contestazione politica nei confronti dell'esecutivo.
Il fronte delle opposizioni attacca: "Governo sfiduciato"
La reazione delle minoranze è stata immediata e compatta nel richiedere un passo indietro da parte della presidenza del Consiglio.
Dai banchi sono partiti cori ritmati che invocavano "elezioni" e "dimissioni".
I leader delle principali forze di minoranza hanno usato parole durissime per commentare l'accaduto:
Elly Schlein (Segretaria del PD): Ha definito lo scrutinio come "un voto contro l'arroganza", invitando i partiti di governo a prendere atto del fallimento e a rassegnare le dimissioni.
Giuseppe Conte (Leader del M5S): Ha affermato esplicitamente che, attraverso il meccanismo del voto segreto, la stessa maggioranza ha di fatto sfiduciato la premier Meloni.
Riccardo Magi (+Europa) e Angelo Bonelli (AVS): Hanno chiesto congiuntamente che la Presidente del Consiglio salga al Quirinale per fare chiarezza sulla tenuta del quadro politico.
Analisi del voto: crisi irreversibile o incidente di percorso?
I numeri lasciano ipotizzare che nel segreto dell'urna siano venuti a mancare circa 50 voti all'appello della maggioranza.
I sospetti si concentrano sulle frange di Lega e Forza Italia contrarie all'introduzione delle preferenze, mosse dal timore di una mancata rielezione con i nuovi meccanismi.
Il risultato consegna l'immagine di una coalizione frammentata e di un governo in forte affanno sul dossier della riforma elettorale.
Per l'area critica e i detrattori del governo si tratta del culmine di una serie di passaggi a vuoto — non ultimo il recente esito referendario — che dimostrerebbe l'assenza di una reale tenuta numerica e politica in Parlamento, definendo l'attuale esecutivo come uno dei meno efficaci della storia repubblicana.
Di contro, una lettura più pragmatica della vicenda suggerisce che la situazione non sia necessariamente così apocalittica o irreparabile per la coalizione.
I governi di coalizione hanno storicamente affrontato battute d'arresto sul voto segreto in materia di
leggi elettorali e riforme ordinamentali, senza che ciò comportasse un automatico crollo della fiducia parlamentare sulle leggi di bilancio o sui provvedimenti economici cardine.
Si tratta certamente di un passaggio politico complesso e di un duro colpo all'autorità della premier, acuito dalle forti tensioni interne sulla gestione dei nodi istituzionali, ma la reale entità della crisi andrà misurata sui prossimi giorni ed ai prossimi voti....
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