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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Il grande bluff della propaganda: la crisi diplomatica tra Roma e Madrid e il boomerang dei controlli alle frontiere che devasta le vacanze degli italiani



Dalla strumentalizzazione dello scontro a Ceuta alla sospensione unilaterale di Schengen, fino alla dura contromisura di Pedro Sánchez: come la rincorsa agli slogan elettorali di Meloni e Tajani ha isolato l'Italia in Europa e scaricato pesanti disagi su migliaia di turisti in pieno agosto.


di: Mancio  

In una torrida estate segnata già da complessi flussi turistici, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni è riuscito nel raro e rovinoso intento di trasformare una questione migratoria circoscritta in una rovente crisi diplomatica internazionale, finendo per travolgere i propri stessi cittadini. 

Quello che è andato in scena nelle ultime settimane tra Roma e Madrid è un manuale su come la politica ideologica e la ricerca dello slogan a effetto possano trasformarsi in un boomerang catastrofico, con conseguenze economiche, di immagine e di operatività pratica interamente scaricate sulle spalle degli italiani.

​La scintilla di Ceuta e la strumentalizzazione politica

​Tutto ha inizio presso l'enclave spagnola di Ceuta, sulla costa nordafricana. 
A causa del mancato filtraggio della polizia di frontiera marocchina, migliaia di migranti si sono riversati via mare e a nuoto verso il territorio spagnolo. 
Un evento complesso ma non certo inedito, paragonabile a episodi già registratosi nel 2021 durante precedenti frizioni tra Madrid e Rabat. 
Le cause di questa pressione improvvisa risiedono in articolate dinamiche geopolitiche — dalle storiche rivendicazioni del Marocco su Ceuta e Melilla ai contraccolpi legati alle recenti pronunce della Corte Suprema spagnola sulla tutela dei minori e sulla regolarità dei respingimenti ad acqua basata — e non, come falsamente propalato dalla propaganda di destra, in una presunta sanatoria voluta dal premier spagnolo Pedro Sánchez.
Ciononostante, l'esecutivo italiano, con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani in prima linea, ha colto il pretesto per scatenare un attacco politico frontale contro il governo progressista spagnolo. 
Brandendo l'argomento dell'"invasione" ed evocando scenari catastrofici del tutto sprovvisti di aderenza alla realtà — dato che Ceuta si trova in Africa, e che la quasi totalità dei migranti entrati è stata identificata o rimpatriata nel giro di 24-48 ore —, l'Italia ha annunciato la sospensione unilaterale del Trattato di Schengen per i viaggiatori provenienti dalla Spagna fino al 15 agosto. 
Una misura spacciata per difesa della sicurezza nazionale ma apertamente priva di utilità pratica, visto che nessun migrante arrivato a Ceuta avrebbe mai potuto imbarcarsi per l'Italia.

​L'affondo di Pedro Sánchez e lo smascheramento dei numeri

​Di fronte all'imposizione di verifiche di frontiera che minavano la libera circolazione e discriminavano i cittadini spagnoli nel pieno delle ferie estive, il Premier Pedro Sánchez è intervenuto prima con una dura lettera formale inviata alle istituzioni dell'Unione Europea, e poi affrontando direttamente l'esecutivo italiano.

​Con una lezione di rigore istituzionale e trasparenza aritmetica, Sánchez ha smontato la narrazione sovranista citando i dati ufficiali di Frontex relativi agli ingressi irregolari registrati negli ultimi anni (2021-2026): mentre la Spagna ne contabilizzava circa 234.000, l'Italia superava quota 478.000. 

L'ipocrisia del governo Meloni è stata così messa a nudo: il Paese che si ergeva a censore delle altrui frontiere si rivelava essere, numeri alla mano, il vero punto critico delle rotte migratorie, peraltro in aperta violazione dei parametri sul Regolamento di Dublino.

​Nel frattempo, persino gli operatori della sicurezza interna in Italia bocciavano apertamente l'operato del Viminale. 
Il sindacato di polizia SILP CGIL definiva la sospensione di Schengen "illogica e insostenibile", denunciando la paralisi operativa a cui venivano sottoposti gli agenti della Polizia di Stato negli aeroporti e nei porti nazionali durante il picco assoluto dei flussi estivi.

​L'ultimatum disatteso e la contromisura di Madrid

​A fronte dell'ultimatum di Madrid che chiedeva il ripristino delle normali regole dell'Area Schengen, la risposta da Palazzo Chigi è stata una rigida chiusura. In un comunicato dal tono stizzito, la Premier Meloni rivendicava la linea dura invocando generici "rischi di sicurezza e di terrorismo" mai comprovati da alcuna relazione dei servizi.

​Scaduti i termini, Sánchez è passato all'azione. 
La Spagna ha annunciato a sua volta la reintroduzione di rigorosi controlli di frontiera nei porti e negli aeroporti per tutti i passeggeri provenienti dall'Italia, prolungando la misura fino al 7 settembre. 
La motivazione adoperata da Madrid è stata un formidabile specchio ritorto: "la persistente pressione migratoria irregolare esistente in Italia".

​Il conto finale lo pagano i cittadini

​L'esito di questo braccio di ferro ideologico condotto con dilettantismo diplomatico è ora sotto gli occhi di tutti. 
A fare le spese del più classico dei cortocircuiti propagandistici non sono i responsabili di Palazzo Chigi o della Farnesina, bensì migliaia di turisti e famiglie italiane sparsi tra le località turistiche spagnole e le isole Baleari.

​Tra code chilometriche, orari d'imbarco stravolti, controlli a tappeto ed episodi limite — come il blocco a Minorca di 40 turisti italiani rimasti a terra per disguidi sulla carta d'imbarco di un minorenne —, le ferie di tantissimi cittadini si sono trasformate in un incubo burocratico. L'illusione di poter piegare il diritto europeo a fini di consenso interno ha generato un boomerang perfetto: a fronte di un bilancio reale pari a zero migranti irregolari intercettati, l'Italia raccoglie un pesante isolamento politico in sede UE e una lunga estate di disagi per i propri cittadini.

Insomma, se pensavate che al peggio non c'è mai fine, anche questa volta vi sbagliavate.

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