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SVOLTA CLAMOROSA SULL’ATTENTATO A RANUCCI: INDAGATO VALTER LAVITOLA



​L'ex faccendiere di Berlusconi perquisito dalla DDA: è sospettato di essere il mandante dell'attacco dinamitardo contro il conduttore di Report.


di: Mancio  

Una svolta radicale scuote le indagini sul gravissimo attentato intimidatorio che lo scorso 16 ottobre ha colpito il giornalista Sigfrido Ranucci. 
Dopo la cattura degli esecutori materiali, la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati un nome di enorme peso politico e mediatico: Valter Lavitola. L'ex editore dell'Avanti e noto faccendiere è stato appena sottoposto a perquisizione domiciliare da parte dei Carabinieri del Nucleo Investigativo, che hanno sequestrato pc e smartphone. 
L'ipotesi degli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia è che possa esserci proprio lui dietro la pianificazione dell'attacco, aggravato dal metodo mafioso.

​La dinamica dell'attentato di Pomezia e gli arresti del commando

​La vicenda risale alla serata del 16 ottobre, quando un ordigno ad alto potenziale — caricato con "gelatina da cava" — è stato fatto deflagrare davanti al cancello dell'abitazione di Ranucci a Torvaianica (Pomezia). L'esplosione ha completamente distrutto le due auto di famiglia (tra cui quella della figlia, rientrata in casa solo pochi istanti prima) e danneggiato il muro perimetrale della villa, mettendo a serio rischio la vita dei residenti.

​Nei giorni scorsi le forze dell'ordine hanno arrestato il commando dei quattro esecutori materiali (provenienti dalle province di Napoli e Avellino), soggetti già noti alla giustizia. 
Secondo quanto emerso dall'inchiesta coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, i quattro avrebbero agito su commissione come "favore" e dietro compenso in denaro. 
Ora l'attenzione degli investigatori si sposta sulla fitta rete protettiva e logistica costruita per coprire la fuga dei complici e nascondere la verità.

​Chi è Valter Lavitola, l'ombra della Seconda Repubblica

​Lavitola non è un profilo qualunque, bensì uno dei protagonisti più controversi della stagione del berlusconismo
Già condannato in via definitiva per tentata estorsione ai danni dello stesso Silvio Berlusconi (legata al silenzio sulle vicende delle escort), il suo nome è storicamente associato alle stagioni dei dossieraggi e della cosiddetta "macchina del fango" contro i rivali politici — come nel celebre caso della casa di Gianfranco Fini a Montecarlo. 
È stato inoltre ritenuto tra i responsabili delle manovre politiche che portarono alla caduta del governo Prodi nel 2008. 
L'accusa attuale, tuttavia, supera per gravità i suoi trascorsi giudiziari, delineando uno scenario di violenza diretta mirato a eliminare o zittire una delle voci più scomode del giornalismo d'inchiesta italiano.

​Il clima politico e il ruolo della magistratura

​L'evoluzione dell'inchiesta si inserisce in una cornice di aspro scontro. 
Una parte del panorama politico e dell'opinione pubblica ha evidenziato come Ranucci sia stato spesso dipinto dall'attuale esecutivo come un "nemico", alimentando un contorno polemico giudicato da molti ignobile e intriso di vittimismo istituzionale. 
Al contempo, la figura del presunto mandante appare trasversale e "bipartisan", avendo Lavitola colpito e ostacolato nel corso della sua carriera figure di entrambi gli schieramenti politici.

​Se le tutele e la solidità della magistratura indipendente — preservate anche grazie agli esiti dei recenti passaggi referendari — hanno permesso di procedere senza condizionamenti, l'ipotesi di una matrice così delineata continua a destare profonda preoccupazione per la tenuta democratica e la libertà di stampa nel Paese. 

Un atto dovuto all'informazione: L'accertamento della verità e la vicinanza a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia rimangono una priorità assoluta per l'intera comunità civile e per la tutela dell'Articolo 21 della Costituzione.

​In questo approfondimento video, Sigfrido Ranucci commenta i primi quattro arresti prima degli ultimi sviluppi su Lavitola, sottolineando la necessità di indagare sui livelli superiori dei mandanti.

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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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