Bari, le frasi choc del consigliere Carrieri su donne e bambini all'autobus: il sindaco Leccese e la città rispondono no al razzismo
Dopo lo scatto social a tradimento e l'attacco discriminatorio sul BRT da parte dell'esponente leghista-vannacciano, la ferma risposta della Bari accogliente.
La vicenda: scatti a tradimento sui social
L'obiettivo del messaggio era chiaramente quello di additare e mettere alla berlina persone comuni per via del loro aspetto, dei loro abiti tradizionali e del colore della loro pelle.
Una polemica strumentale rivolta a un’importante opera pubblica per la mobilità sostenibile cittadina, trasformata in un pretesto per alimentare xenofobia e risentimento.
Insomma i soliti pezzi di merda, razzisti e minchioni dei vannacciani e Company che avranno anche il loro seguito, ma sempre di pezzi di merda, questo è sempre bene tenerlo presente a prescindere, qualsiasi sia il tema.
Alle accuse di discriminazione, Carrieri ha risposto respingendo ogni profilo di razzismo e minacciando denunce e querele verso chiunque critichi le sue affermazioni.
Si, si.... Credici...
La risposta esemplare del sindaco Vito Leccese
A stretto giro è intervenuto il sindaco di Bari, Vito Leccese, ponendo un argine fermo a questa narrazione con parole cariche di senso civico:
«Penso a quella madre e a quel bambino. Stavano facendo quello che fanno ogni giorno migliaia di baresi: andare a scuola, al lavoro, a fare la spesa. Si sono ritrovati esposti sui social e trasformati in un bersaglio, senza saperlo, solo per il loro aspetto e per come sono vestiti.
Ed i vannacciani muti!
Riflessione politica e civile
L'episodio rappresenta il punto più basso della propaganda ideologica: strumentalizzare la quotidianità di madri e bambini per racimolare consenso elettorale fa leva sui pregiudizi più biechi. Questo modo di fare politica, tipico della destra reazionaria e dell'estremismo legato alla figura di Vannacci, tenta di dividere la società creando nemici invisibili tra chi vive, lavora e contribuisce ogni giorno alla vita cittadina.




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