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Dall'ombra della galera alle luci della Protomoteca: la surreale premiazione di Wanna Marchi e Stefania Nobile in Campidoglio e il cortocircuito delle istituzioni

Una cerimonia privata trasforma una sede simbolica nel set del riscatto social delle ex regine delle televendite, scatenando un'ondata di indignazione e imbarazzo politico.

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Wanna Marchi e Stefania Nobile premiate
L'immagine del paradosso
di un “Premio alla Cultura”
a Wanna Marchi e Stefania Nobile
in una sede istituzionale

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di: Mancio  

Guardando le immagini di quella premiazione, con un misto di incredulità e sdegno, viene spontaneo un pensiero istintivo: dovremmo immaginarie ancora lì, con la classica divisa a strisce da detenute — anche se oggi in carcere non si usa più —, intenti a finire di scontare una pena che non sarà mai davvero del tutto saldata finché non avranno risarcito fino all'ultimo centesimo tutti i cittadini e le persone fragili che hanno truffato.

​Eppure, eccole lì, sorridenti e incorniciate dal prestigio delle istituzioni.

​In un primo momento si potrebbe sperare che si tratti solo di un grande scherzo ben orchestrato, una boutade satirica. 
In quel caso ci sarebbe persino da fare i complimenti agli ideatori, perché un'operazione del genere dimostrerebbe una volta per tutte in che Paese surreale viviamo, offrendo una sorta di paradosso esemplificativo e lasciandoci infine tirare un bel sospiro di sollievo per non essere arrivati davvero a tanto.
​Invece, purtroppo, è tutto tragicamente vero. 
Siamo un Paese talmente facile da prendere in giro e probabilmente a tal punto in macerie sul piano culturale che persino un cortocircuito del genere può diventare realtà.

​Il paradosso di un “Premio alla Cultura” in una sede istituzionale

​Cosa è successo nello specifico? 
Wanna Marchi e Stefania Nobile sono state invitate e premiate direttamente all'interno del Campidoglio a Roma, la casa di tutti i cittadini romani e uno dei luoghi più iconici delle istituzioni italiane. 
Per l'esattezza, hanno ricevuto il P.I.C. – Premio Internazionale della Cultura, promosso da una casa editrice privata.

​Già sulla definizione stessa di "cultura" associata alle due protagoniste ci sarebbe da aprire un dibattito infinito: quale e quanta cultura possono mai rappresentare due figure la cui notorietà giudiziaria è legata a pagine buie di raggiri, truffe sui numeri del lotto e amuleti contro il malocchio?

​Entrambe sono state celebrate per le rispettive fatiche editoriali: Stefania Nobile per l'autobiografia "Vendere… cara la pelle" e Wanna Marchi per il suo ricettario "La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l'unica misura è l'amore". 
Opere la cui rilevanza letteraria appare quantomeno discutibile e di cui ben poco si parlava nei salotti culturali, tanto da far ironicamente pensare che la prefazione fosse firmata dal celebre Mago Do Nascimento, magari in collegamento da qualche remota latitanza.

​Lo scaricabarile della politica e l'uso spregiudicato della scenografia

​Andando ad analizzare i fatti, occorre precisare, ad onor del vero, che l'amministrazione comunale di Roma Capitale non è l'ente promotore del premio e non ha patrocinato la manifestazione. 
La concessione della prestigiosa Sala della Protomoteca è avvenuta su richiesta del consigliere comunale del Gruppo Misto Dario Nanni.

​Lo stesso consigliere, travolto da una bufera mediatica e da dure contestazioni trasversali, si è affrettato a porgere le proprie scuse pubbliche, dichiarando: “Non ero minimamente a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile tra i premiati… Altrimenti non avrei mai sostenuto la richiesta di utilizzo della sala”.

​Resta tuttavia un punto fondamentale: Roma e l'Italia intera finiscono nuovamente per diventare lo zimbello di tutti.

​Nessuno mette in discussione il diritto di due persone che hanno interamente scontato la propria pena detentiva di reinserirsi nella società, scrivere libri o ricevere riconoscimenti da parte di soggetti ed enti privati. Se un'organizzazione privata decide di premiarle, la responsabilità morale ed editoriale di una simile figura rimane interamente in capo all'ente stesso.

​Il problema invalicabile nasce quando una sede istituzionale, pubblica e ad alto valore simbolico come il Campidoglio si trasforma nel palcoscenico involontario di un evento simile, consentendo a chi ha collezionato una condanna definitiva a 9 anni e 6 mesi per associazione a delinquere finalizzata alla truffa di associare la propria immagine ai fasti della Capitale.

​Come ci si poteva rassegnare all'idea che una cosa del genere potesse passare sotto silenzio? Nell'era dei social network e della comunicazione istantanea, era ampiamente prevedibile la smania dei protagonisti di ostentare il momento. E infatti, da esperta comunicatrice, Wanna Marchi ha immediatamente convertito la prestigiosa scenografia nell'ennesimo show personale, pubblicando sui social post trionfali con messaggi come: “Da una cella al Campidoglio. Il Campidoglio non è per tutti”.

​Riflessioni su un Paese smarrito

​Di fronte a una simile esibizione di spavalderia, è inevitabile pensare a quale possa essere stata la reazione delle centinaia di vittime raggirate nel corso degli anni, costrette ad assistere a quello che appare come un autentico schiaffo alla memoria e al senso di giustizia.

​In un panorama collettivo in cui le dinamiche mediatiche premiano paradossalmente le provocazioni, lo sconcerto e la rassegnazione rischiano di prevalere. L'episodio del Campidoglio non fa che alimentare il senso di smarrimento di chi crede ancora nel rispetto delle regole, nella tutela della dignità delle sedi pubbliche e nel valore autentico della cultura.

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