Dall'ombra della galera alle luci della Protomoteca: la surreale premiazione di Wanna Marchi e Stefania Nobile in Campidoglio e il cortocircuito delle istituzioni
Una cerimonia privata trasforma una sede simbolica nel set del riscatto social delle ex regine delle televendite, scatenando un'ondata di indignazione e imbarazzo politico.
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| L'immagine del paradosso di un “Premio alla Cultura” a Wanna Marchi e Stefania Nobile in una sede istituzionale |

di: Mancio
Guardando le immagini di quella premiazione, con un misto di incredulità e sdegno, viene spontaneo un pensiero istintivo: dovremmo immaginarie ancora lì, con la classica divisa a strisce da detenute — anche se oggi in carcere non si usa più —, intenti a finire di scontare una pena che non sarà mai davvero del tutto saldata finché non avranno risarcito fino all'ultimo centesimo tutti i cittadini e le persone fragili che hanno truffato.
Eppure, eccole lì, sorridenti e incorniciate dal prestigio delle istituzioni.
Il paradosso di un “Premio alla Cultura” in una sede istituzionale
Già sulla definizione stessa di "cultura" associata alle due protagoniste ci sarebbe da aprire un dibattito infinito: quale e quanta cultura possono mai rappresentare due figure la cui notorietà giudiziaria è legata a pagine buie di raggiri, truffe sui numeri del lotto e amuleti contro il malocchio?
Lo scaricabarile della politica e l'uso spregiudicato della scenografia
Lo stesso consigliere, travolto da una bufera mediatica e da dure contestazioni trasversali, si è affrettato a porgere le proprie scuse pubbliche, dichiarando: “Non ero minimamente a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile tra i premiati… Altrimenti non avrei mai sostenuto la richiesta di utilizzo della sala”.
Resta tuttavia un punto fondamentale: Roma e l'Italia intera finiscono nuovamente per diventare lo zimbello di tutti.
Nessuno mette in discussione il diritto di due persone che hanno interamente scontato la propria pena detentiva di reinserirsi nella società, scrivere libri o ricevere riconoscimenti da parte di soggetti ed enti privati. Se un'organizzazione privata decide di premiarle, la responsabilità morale ed editoriale di una simile figura rimane interamente in capo all'ente stesso.
Il problema invalicabile nasce quando una sede istituzionale, pubblica e ad alto valore simbolico come il Campidoglio si trasforma nel palcoscenico involontario di un evento simile, consentendo a chi ha collezionato una condanna definitiva a 9 anni e 6 mesi per associazione a delinquere finalizzata alla truffa di associare la propria immagine ai fasti della Capitale.
Come ci si poteva rassegnare all'idea che una cosa del genere potesse passare sotto silenzio? Nell'era dei social network e della comunicazione istantanea, era ampiamente prevedibile la smania dei protagonisti di ostentare il momento. E infatti, da esperta comunicatrice, Wanna Marchi ha immediatamente convertito la prestigiosa scenografia nell'ennesimo show personale, pubblicando sui social post trionfali con messaggi come: “Da una cella al Campidoglio. Il Campidoglio non è per tutti”.
Riflessioni su un Paese smarrito
Di fronte a una simile esibizione di spavalderia, è inevitabile pensare a quale possa essere stata la reazione delle centinaia di vittime raggirate nel corso degli anni, costrette ad assistere a quello che appare come un autentico schiaffo alla memoria e al senso di giustizia.
In un panorama collettivo in cui le dinamiche mediatiche premiano paradossalmente le provocazioni, lo sconcerto e la rassegnazione rischiano di prevalere. L'episodio del Campidoglio non fa che alimentare il senso di smarrimento di chi crede ancora nel rispetto delle regole, nella tutela della dignità delle sedi pubbliche e nel valore autentico della cultura.


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