Le cose non sono mai quello che sembrano ©. Clicca sull'immagine.

Le cose non sono mai quello che sembrano ©.           Clicca sull'immagine.
Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Spagna al voto il 29 novembre: Sánchez si dimette per i decreti casa. La sfida della coerenza e l'ombra di Vox

Tra proteste di piazza e il tradimento parlamentare degli indipendentisti catalani, il premier scioglie le Cortes e si gioca la rielezione sulla difesa del diritto all'abitare. La lezione di un leader che non ha ceduto al compromesso.


Pedro Sanchez annuncia le dimissioni e le elezioni in Spagna per il 29 novembre


​


di: Mancio  

​MADRID — Con un discorso ufficiale trasmesso a reti unificate dal Palazzo della Moncloa nella mattinata di oggi, 5 ottobre 2026, Pedro Sánchez ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Governo spagnolo e annunciato lo scioglimento formale delle Cortes, con la convocazione di elezioni anticipate per il 29 novembre 2026.

​Un’uscita di scena che non avviene a capo chino, ma a testa altissima. 
Il premier cade difendendo i due provvedimenti più a sinistra e identitari dei suoi otto anni di esecutivo progressista: le norme straordinarie sul diritto alla casa e sull'emergenza abitativa.
​
Sánchez era perfettamente consapevole di rischiare la tenuta della maggioranza e la propria poltrona per approvare decreti pensati per restituire dignità e sostenibilità abitativa, bloccare gli sfratti indiscriminati per le famiglie vulnerabili e garantire un tetto sicuro a milioni di cittadini. 
Eppure è andato avanti senza esitazioni. 
È questa la linea di demarcazione tra un semplice politico, che ragiona con l'occhio rivolto alle urne imminenti, e uno statista autentico, capace di programmare il benessere sociale dei successivi dieci o vent'anni.

​Il parallelo con l'Italia: la differenza tra promesse e coerenza politica

​Un confronto che mette in risalto il diverso approccio riscontrato, ad esempio, nella storia recente della politica italiana con Matteo Renzi. 
Nel 2016, l'allora premier italiano promosse il referendum sulla riforma costituzionale dichiarando a più riprese che, in caso di sconfitta, avrebbe lasciato non solo Palazzo Chigi ma la politica attiva ("vado a casa", "cambio mestiere").

​Se è vero che la notte del 5 dicembre 2016, a fronte del netto trionfo del "No", Renzi mantenne la promessa istituzionale salendo al Quirinale per rassegnare le dimissioni da Presidente del Consiglio, (a differenza del Governo Meloni che non ha fatto né l'una e nell'altra cosa) sul piano del ritiro dalla vita pubblica le cose andarono diversamente. 
Rimase segretario del Partito Democratico fino al 2018 per poi continuare l'attività parlamentare fondando Italia Viva, una scelta che gli costò dure polemiche e un lungo declino del consenso accumulato.

​Sánchez ha mostrato una pasta differente: di fronte all'ostruzionismo istituzionale ha preferito azzerare la legislatura con coerenza assoluta, rimettendo direttamente in gioco il proprio mandato per cercare una maggioranza parlamentare più solida e autonoma.

​Il tradimento parlamentare e la risposta della piazza

​Il governo progressista è stato affondato dall'asse conservatore formato dalla destra di PP e dai neofranchisti di Vox, affiancati dal voto contrario dei nazionalisti catalani di Junts per Catalunya, disposti a fare un dispetto politico a Sánchez anche a costo di penalizzare i diritti dei propri elettori. 

La risposta sociale è stata immediata: oltre mezzo milione di persone è sceso nelle strade di Madrid e in più di cinquanta città spagnole.

​Una mobilitazione oceanica trasversale – composta da cittadini di ogni orientamento politico travolti dal caro affitti e dalla speculazione immobiliare – che si è trasformata in una protesta permanente con la minaccia di uno sciopero generale degli affitti.

​L'eredità di otto anni alla guida della Spagna

​Comunque vada la consultazione del 29 novembre, Sánchez lascia in eredità al Paese risultati economici e sociali di portata storica:

  • ​Economia ai vertici europei: La Spagna è la nazione con i tassi di crescita del PIL più alti d'Europa.
  • ​Politiche sociali: Il salario minimo interprofessionale è stato quasi raddoppiato.

  • ​Sovranità politica ed energetica: Autonomia energetica e posizioni nette nei rapporti internazionali, con l'opposizione al rialzo della spesa militare NATO al 5%, il rifiuto di concedere le basi per azioni belliche contro l'Iran, la condanna delle operazioni a Gaza definite un genocidio e l'interruzione dei rapporti commerciali con Israele.

​Verso il voto del 29 novembre

​La strada verso il voto si preannuncia complessa per la minaccia di una vittoria della destra. 
Tuttavia, Sánchez si ripresenta alla nazione come il leader mondiale riconosciuto della sinistra progressista, dimostrando che è possibile contrastare le destre proponendo un'agenda autenticamente coraggiosa e orientata ai diritti sociali, senza paura di mettere in discussione la propria carica. 

L'ultimo discorso di Pedro Sánchez da Presidente del governo spagnolo al palazzo della Moncloa.


E adesso, prendetevi del tempo.
Ho voluto riportare in maniera integrale (o quasi) l’ultimo discorso di Pedro Sánchez da Presidente del governo spagnolo al palazzo della Moncloa.

In queste dichiarazioni c'è l'essenza di otto anni di uno dei governi più longevi e impattanti sul nostro tempo non solo in Spagna, come detto anche in precedenza, ma in tutta Europa.

E la ragione stessa per cui è caduto.

C’è anche il senso della minaccia rappresentata dall’onda nera all’orizzonte in Spagna, in Brasile, in Europa, in Italia, nel mondo intero e perché sono di importanza storica le elezioni spagnole del prossimo 29 novembre:👇🏼

“Care cittadine e cari cittadini,

(…) In questa legislatura ci siamo trovati a gestire emergenze senza precedenti e a navigare in una situazione internazionale molto difficile, segnata da decisioni unilaterali, dalle tensioni commerciali, dalle crisi energetiche e dal ritorno della guerra in Europa e in Medio Oriente. 

Abbiamo dovuto lavorare con un Congresso estremamente conflittuale, nel quale — assurdamente — molti confondono il «raggiungere accordi» con il «rinunciare» e il «bloccare» con il «vincere».

Abbiamo dovuto batterci contro élite economiche e sociali molto potenti, che non si presentano alle elezioni ma vogliono continuare a controllare il nostro Paese. E abbiamo dovuto fare i conti anche con la peggiore opposizione che la nostra democrazia abbia conosciuto. 

Un’opposizione priva di senso dello Stato, che non ha mai smesso di mettere in discussione la legittimità del nostro sistema elettorale, di bloccare provvedimenti e votare contro politiche positive per il Paese, e di utilizzare il proprio potere nelle Comunità autonome per boicottare politiche utili alla gente comune.

Noi abbiamo trasferito a quei governi più risorse che mai perché costruissero case e investissero nella sanità, perché costruissero abitazioni. E loro hanno comprato attici e privatizzato ospedali.
(...)

Nel corso di questi tre anni, il nostro Paese è diventato l’economia che cresce di più e crea più occupazione nell’intera Unione Europea. Il potere d’acquisto dei nostri cittadini e delle nostre cittadine è aumentato tre volte più che in Francia e in Germania. E i nostri livelli di disuguaglianza e povertà, che continuano a essere elevati, sono scesi al minimo da quando esiste una serie storica che li registra.

Con impegno e dialogo siamo riusciti ad ampliare le borse di studio, i congedi di maternità e paternità, gli aiuti alle persone non autosufficienti e le prestazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale. Abbiamo inoltre avviato una profonda modernizzazione della nostra industria attraverso il completamento dei fondi europei, i cosiddetti fondi Next Generation.

Abbiamo affrontato uno dei principali problemi del nostro Paese, vale a dire lo scarso sviluppo della trasformazione energetica e, quindi, della transizione ecologica, fino a fare in modo che più della metà della nostra energia provenga da fonti rinnovabili. 

Abbiamo approvato misure coraggiose per promuovere il diritto costituzionale all’accesso alla casa. E ci siamo rifiutati di sacrificare il nostro Stato sociale sull’altare del 5%.

In definitiva, abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per difendere l’interesse degli spagnoli e delle spagnole. E, allo stesso tempo, nei limiti delle nostre possibilità, ci siamo impegnati per costruire un mondo migliore per i nostri connazionali e anche per il resto dell’umanità.

Sostenendo l’Ucraina, l’Unione Europea e le Nazioni Unite nei loro momenti più bui. Denunciando i genocidi e i loro responsabili mentre altri tacevano. Combattendo i tiranni, i tecno-oligarchi e anche gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per riempirsi le tasche. Raddoppiando i nostri aiuti alla cooperazione internazionale mentre altri si vantavano di tagliarli con la loro motosega o di sacrificarli su quell’altare militare del 5% del PIL.

Tutto questo ha fatto del nostro Paese, ha fatto della Spagna, un punto di riferimento mondiale per la pace, il femminismo e la prosperità. E ci ha permesso di ottenere i migliori risultati economici, sociali e ambientali mai raggiunti da un governo democratico nel nostro Paese. I migliori.

(...)
So che in una parte di questa maggioranza sociale oggi c’è insoddisfazione. So che vi indigna vedere come i vostri interessi vengano calpestati in Parlamento a beneficio di pochi. So anche che noi stessi abbiamo commesso degli errori e non siamo riusciti a fare tutto ciò che ci eravamo proposti.

È vero che restano ancora molte ingiustizie da correggere. Molti traguardi sociali da conquistare. E molti problemi da risolvere, soprattutto sul terreno della disuguaglianza, dei servizi pubblici e dell’accesso alla casa. Ma la verità è che, per fare di più, abbiamo bisogno di rinnovare e ampliare il sostegno della gente.

Per affrontare fino in fondo le riforme ancora necessarie, affinché la cittadinanza possa riuscire a ridurre questi livelli di disuguaglianza, dobbiamo mobilitarci e fare in modo che il Parlamento ci dia una maggioranza molto più ampia, progressista, con la quale piegare le élite, conquistare nuovi progressi sociali e continuare a trasformare la Spagna.

Per questo, dopo aver informato, come previsto, il Capo dello Stato, ho deciso di convocare questa stessa mattina un Consiglio straordinario dei Ministri e delle Ministre per sciogliere le Cortes Generales e indire elezioni politiche che si terranno domenica 29 novembre, nel rispetto dei termini stabiliti dalla legge.

È arrivato dunque il momento che voi, spagnoli e spagnole, decidiate quale futuro volete per voi stessi e per il vostro Paese. Ora dipende da voi.
Basta guardare all’orizzonte per capire che il mondo si affaccia su un’epoca complessa, di trasformazione, di transizione. Un’epoca di fortissime tensioni. Di emergenza climatica. Di cambiamenti sociali e anche tecnologici, con un’intelligenza artificiale fortemente dirompente. Un’epoca, dunque, di grandi pericoli ma anche, se sapremo coglierle, di grandi opportunità.

Voi spagnoli e spagnole dovete decidere quale ruolo volete avere in quest’epoca. E anche quale ruolo volete che la Spagna vi svolga. Se desiderate unirvi a quell’ondata di estrema destra che produce arretramento ovunque governi. Oppure se desiderate che la Spagna continui a essere un baluardo di apertura, di giustizia sociale e di responsabilità ambientale.

Se volete che il nostro Paese torni indietro o continui ad avanzare. Se preferite avere un Governo che lavori nell’interesse della maggioranza sociale. Oppure se preferite consegnare le redini del Paese a una coalizione di estrema destra che non ha proposto nulla e il cui unico obiettivo è cancellare e ridurre i diritti e le libertà che abbiamo costruito in questi otto anni, per favorire i soliti: una minoranza privilegiata.

Io ho fiducia nei miei connazionali. Perché so che siete un popolo coraggioso e solidale, che diventa più forte davanti alle sfide e che non ha paura di essere l’unico o il primo a muoversi per stare dalla parte giusta della storia.
Per questo daremo tutto noi stessi. Per lavorare e meritare la vostra fiducia. Per tornare a suscitare entusiasmo. E per tornare a vincere.

Grazie mille”.

....
Ovviamente non c'è null'altro da aggiungere.

Commenti

IL LIBRO DI MANCIO !!!

IL LIBRO DI MANCIO !!!
Le cose non sono mai quello che sembrano ©

© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

ACQUISTA SU

- www.ilmiolibro.it

ACQUISTA ORA: CLICCA QUI!!!

- La Feltrinelli (librerie e/o sito)

- Cartolandia Mola

(Via S.Chiara, 5 - Mola di Bari)

- Francesco Basile Strumenti Musicali

(Via Matteotti, 14 - Taranto )

- Stores esterni (amazon,Apple, Kobo, ecc.)

(versione cartacea Isbn: 9788891066589

ebook Isbn: 9788891066824)

CLICCA "MI PIACE" sulla pagina:

Le cose non sono mai quello che sembrano

www.facebook.com/lecosenonsonomaiquellochesembrano

Puoi acquistare il libro anche dalla stessa pagina facebook:

Clicca QUI: Acquista ora !!!