Dalla strage di Superga al trionfo nella Grande Inter di Herrera: storia, successi e cordoglio per la scomparsa del leggendario campione.

di: Mancio
Il mondo del calcio e dello sport piange la scomparsa di una delle sue figure più iconiche ed amate.
Sandro Mazzola, storica bandiera dell'Inter e pilastro della Nazionale italiana, è morto all'età di 83 anni.
La triste notizia è stata ufficializzata dal club nerazzurro con un commovente comunicato diffuso poco dopo la mezzanotte di sabato 19 settembre, proprio nel giorno in cui ricorreva il centesimo compleanno dello stadio San Siro.
L'ex fuoriclasse lottava da tempo contro una lunga malattia.
Nell'annuncio ufficiale dell'FC Internazionale Milano, la società ha espresso profondo cordoglio con parole dense di emozione: «La voglia di ricordare si mischia con il pudore», sottolineando quanto sia complesso salutare chi ha scritto capitoli indelebili della storia calcistica.
Il cordoglio del mondo nerazzurro, delle istituzioni e di Gianni Rivera
La scomparsa di Sandro Mazzola ha suscitato un'ondata di commozione che ha attraversato l'Italia e varcato i confini nazionali, trovando ampio risalto sui media e quotidiani di tutto il mondo, dalla Francia fino all'Argentina.
Tutto il mondo Inter — dal presidente Giuseppe Marotta al vicepresidente Javier Zanetti, fino all'allenatore Cristian Chivu, allo staff e alla squadra — si è stretto attorno ai familiari del campionissimo. Su disposizione congiunta del CONI e della FIGC, prima del fischio d'inizio di Roma-Inter e di tutte le sfide di Serie A e del campionato Primavera 1 del fine settimana, verrà osservato un minuto di silenzio.
Significativo ed accorato anche il ricordo delle istituzioni.
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha affidato ai social il proprio omaggio:
«Milano saluta Sandro Mazzola. Bandiera nerazzurra, campione d'Europa nel '68, simbolo di talento e fedeltà a una sola maglia.
La nostra città lo ricorda con gratitudine e abbraccia la sua famiglia. Ciao Sandro».
Particolarmente toccante è stata la testimonianza di Gianni Rivera, storico capitano del Milan e protagonista con Mazzola della celebre ed epica staffetta in Nazionale:
«Insieme abbiamo vissuto i nostri periodi più belli della vita da calciatori.
Siamo stati rivali nel derby, ma amici in Nazionale e nel fondare l'Associazione Italiana Calciatori. Speriamo che San Siro ricordi con affetto i nostri derby: che vincesse uno o l'altro, eravamo contenti di partecipare».
Il dualismo è una caratteristica che dà allora ha sempre fatto parte della storia della nazionale italiana, basti ricordare quelli più recenti.
Baggio - Mancini, Baggio - Del Piero, Del Piero - Totti, per dirne alcuni.
Troppa grazia se pensiamo alla realtà odierna degli azzurri che non riescono a partecipare ai Mondiali.
Ma questa è un'altra storia: Mazzola - Rivera è quella che in questo triste giorno ci interessa.
Io non voglio oggi scegliere chi sia stato il migliore, anche, a prescindere dalla forza vera e propria dei due calciatori simbolo di Milano e della nazionale azzurra, se potessi esprimere un giudizio su quello che posso ricordare e che ho potuto riguardare tutti questi anni è che la differenza tra i due era che Mazzola era più attaccante, più simile ai 10 di oggi, mentre Rivera era un 10 più centrocampista, ma figuriamoci, ad averne di calciatori così.
I funerali di Sandro Mazzola si terranno lunedì 21 settembre, alle ore 14:45, presso la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
Un'infanzia nel segno del mito: il ricordo di papà Valentino e l'oratorio con Celentano
La vita di Alessandro (per tutti Sandro o "Sandrino") è stata profondamente segnata da una tragedia infantile: la prematura scomparsa del padre Valentino Mazzola, capitano ed anima del Grande Torino, deceduto il 4 maggio 1949 nella strage di Superga.
All'epoca Sandro aveva solo 6 anni, 5 mesi e 23 giorni. Crescere con un cognome così carismatico ed ingombrante non era facile, ma il giovane Sandro trovo la forza di emergere ed affermarsi per il proprio straordinario talento.
I suoi primi passi con il pallone li mosse all'oratorio San Lorenzo in Porta Ticinese a Milano, sfidando un giovanissimo Adriano Celentano.
A prendersi cura della sua crescita umana e tecnica furono due pilastri nerazzurri: Giuseppe Meazza, che gli insegnò i segreti del mestiere, e Benito Lorenzi, che si presentò a casa sua a Cassano d'Adda regalandogli scarpe e pallone e trasformando Sandro e suo fratello Ferruccio nelle mascotte dell'Inter.
Il debutto in Prima Squadra avvenne in circostanze singolari il 10 giugno 1961, nella celebre ripetizione di Juventus-Inter.
Per protesta contro la decisione della Federazione, la società nerazzurra schierò la formazione Primavera. La partita terminò 9-1 per i bianconeri, ma l'unico gol interista portò la firma del diciottenne Mazzola, capace di segnare direttamente dopo essere stato prelevato da scuola.
I trionfi con la Grande Inter di Helenio Herrera ed il palmarès
Sotto la guida del tecnico Helenio Herrera, Mazzola trovò la sua collocazione ideale tra il centrocampo e l'attacco.
Giocatore versatile — sarebbe definito oggi una seconda punta o un classico numero 10 — divenne la stella della Grande Inter targata Angelo Moratti, al fianco di campioni del calibro di Suarez, Facchetti, Burgnich, Corso e Sarti.
La consacrazione internazionale arrivò nella finale di Coppa dei Campioni del 1964 a Vienna contro il Real Madrid, dove Mazzola realizzò una splendida doppietta nel 3-1 finale.
A fine gara ricevette la maglia ed i complimenti del fuoriclasse ungherese Ferenc Puskás, che gli disse: «Sei degno di tuo papà Valentino».
Nel corso della sua carriera agonistica, durata dal 1961 al 1977 unicamente con la maglia dell'Inter, Mazzola ha collezionato:
- 570 presenze ufficiali e 162 gol complessivi (565 presenze e 158 reti considerando le sole competizioni principali).
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4 Scudetti (tra cui quello del 1966 che valse la Prima Stella nerazzurra).
- 2 Coppe dei Campioni (1964 e 1965).
- 2 Coppe Intercontinentali (1964 e 1965).
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Titolo di Capocannoniere della Serie A (1964-1965 con 17 reti) e della Coppa dei Campioni (1963-1964 con 7 reti).
- Capitano dell'Inter dal 1970 al 1977, raccogliendo l'eredità di Mario Corso.
A livello individuale si è classificato al 2° posto nel Pallone d'Oro 1971 (alle spalle di Johan Cruijff) ed è stato candidato per ben 9 volte al prestigioso premio. È inserito al 43° posto nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo IFFHS, oltre ad essere stato introdotto nella Hall of Fame del calcio italiano (2014) e nella Hall of Fame dell'Inter (2022).
Il successo con la Nazionale e la carriera da dirigente
In Nazionale azzurra (65 presenze e 22 gol dal 1963 al 1974), Mazzola è stato tra i protagonisti del trionfo agli Europei del 1968 (primo storico successo continentale dell'Italia) e ha preso parte a tre edizioni dei Mondiali (Inghilterra 1966, Messico 1970 e Germania Ovest 1974), culminate con il secondo posto in terra messicana.
Appesi gli scarpini al chiodo nel 1977, ha intrapreso una proficua carriera dirigenziale.
All'Inter ha ricoperto varie cariche fino a diventare direttore sportivo dal 1995 al 1999: sotto la sua gestione e quella del presidente Massimo Moratti arrivò a Milano Ronaldo "Il Fenomeno".
Successivamente ha prestato la propria esperienza dirigenziale al Genoa ed al Torino (dal 2000 al 2003), prima di diventare apprezzato opinionista e commentatore televisivo per la Rai.
Il legame con il pubblico è sempre rimasto vivo: sia per chi ne ha vissuto direttamente le gesta, sia per le generazioni più giovani che ne hanno conosciuto il mito attraverso racconti, immagini storiche e testimonianze.
Un campione esemplare che ha sempre affrontato la vita e lo sport con stile, garbo ed un'unica fondamentale aspirazione: «Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere».
Proprio come in quel 9-1 che segnò l'inizio della sua straordinaria carriera.
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