Il consigliere di maggioranza interviene sulla deriva del linguaggio politico molese: la critica è il sale della democrazia, ma l'insulto e l'attacco ad personam feriscono le persone e le istituzioni.
Non è una novità per i lettori di Manciolandia, ma torniamo a occuparci di un tema che sta molto a cuore a chi vive e osserva da vicino le vicende della nostra comunità: il clima della dialettica politica a Mola di Bari.
Non è purtroppo la prima volta che ci troviamo a commentare toni che travalicano il sano confine del confronto per sfociare nell'invettiva personale.
Già in passato avevamo avuto modo di sottolineare come la deriva dei linguaggi stesse prendendo pieghe inimmaginabili.
Oggi, di fronte all'ennesimo inasprimento del clima cittadino, avvertiamo la necessità di fermarci a riflettere.
A riaccendere i riflettori su questo fenomeno è un accorato e profondo intervento di Pietro Sportelli, consigliere comunale di maggioranza a Mola di Bari, eletto nella lista “È ora a sinistra”.
Con la consueta garbata ferma lucidità, Sportelli ha voluto dire la sua su un modo di fare che non può e non deve essere considerato consono o accettabile, soprattutto quando la critica scade nell'attacco ad personam e negli insulti ai protagonisti della stagione politica molese.
La riflessione di Pietro Sportelli: "Quando il linguaggio diventa pura violenza"
Non si tratta di una novità assoluta, ma il consigliere ribadisce con forza che, pur avendo le proprie ragioni (o la convinzione di averle), agire prevaricando il rispetto altrui è un errore di fondo.
Ripercorriamo e analizziamo i passaggi chiave del suo pensiero.
«Non è la critica a preoccuparmi. È quando smettiamo di riconoscere la differenza tra critica e aggressione.»
Sportelli mette subito in chiaro il nocciolo della questione: il problema non è mai il dissenso o la contestazione, bensì la trasformazione della parola in un'arma di aggressione verbale.
«Da tre anni, da quando ho iniziato questa consiliatura, leggiamo e ascoltiamo attacchi durissimi da parte di qualcuno nei confronti della maggioranza, del Sindaco e dell’Amministrazione tutta, minoranza compresa. Sono convinto che la critica politica sia necessaria. È il sale della democrazia. E sì, gli amministratori sbagliano. Possiamo sbagliare e noi sbagliamo anche. Si può e si deve criticare una scelta, contestare un provvedimento, chiedere conto di una decisione, denunciare ciò che non funziona.»
Il consigliere di “È ora a sinistra” riconosce appieno la legittimità e l'utilità del dibattito: chi amministra non è infallibile e la contestazione rappresenta un pilastro fondamentale della vita democratica di una città.
«Ma c’è un limite.
Quando il linguaggio diventa pura violenza, quando si colpiscono la dignità e la professionalità delle persone invece delle loro idee e delle loro scelte, quando l’insulto prende il posto del confronto, non siamo più semplicemente davanti alla critica. E questo finisce per danneggiare tutti: le persone, la politica, la comunità e anche le istituzioni. Perché noi passiamo.
Gli amministratori passano, i Sindaci passano, i consiglieri comunali passano. Le istituzioni restano.
E le istituzioni appartengono a tutti.»
Qui il distinguo diventa invalicabile: quando si travalica il confine colpendo l'uomo, la sua dignità umana e la sua sfera professionale anziché la sua azione amministrativa, a uscire sconfitto è l'intero tessuto civile di Mola di Bari.
Gli uomini e le cariche passano, ma le istituzioni democratiche restano patrimonio di tutti e non vanno svalutate.
«Ed è proprio questo che mi preoccupa di più.
Non soltanto che qualcuno utilizzi parole violente. Mi preoccupa che sempre più spesso non ci scandalizziamo più davanti a quelle parole.
Che le leggiamo, le condividiamo, le sosteniamo, magari le applaudiamo.
Come se tutto fosse consentito, purché rivolto contro “l’altra parte”.
Io penso che non debba essere così.»
Un passaggio cruciale sull'assuefazione collettiva: la vera insidia è l'indifferenza o, peggio, il tifo da stadio che porta ad applaudire la violenza verbale quando colpisce l'avversario politico.
«Dire questo non significa chiedere di stare zitti davanti alle ingiustizie.
Ci sono momenti in cui bisogna parlare, e parlare forte.
Rabbia, disagio e indignazione sono sentimenti reali e non vanno ignorati.
Può anche capitare di sbagliare il modo di esprimere una ragione giusta.
Ma una comunità sana dovrebbe aiutarci a ritrovare la misura, a rimettere il confronto sulla giusta carreggiata.
Non ad incoraggiare quel linguaggio.
La bussola deve rimanere il bene della comunità. Non si tratta di chiedere a qualcuno di tacere.
Si tratta di aiutarci tutti a parlare meglio.
È una responsabilità collettiva.»
Nessun bavaglio, dunque, ma un invito alla responsabilità collettiva: la rabbia e il disagio sono legittimi, ma sta alla comunità stimolare un linguaggio corretto e costruttivo anziché soffiare sul fuoco dell'odio.
«Io continuerò a scegliere le parole con rispetto. Non perché abbia meno forza nelle mie convinzioni, ma perché credo che la gentilezza non sia debolezza e che il rispetto non sia arrendevolezza.
Anzi.
A volte il modo più forte di rispondere alla violenza delle parole è non diventare violenti a nostra volta, con tutta la fatica che costa.»
Un messaggio finale di grande spessore etico: la gentilezza ed il rispetto non sono affatto sintomo di debolezza, ma rappresentano la forma più profonda di resistenza civile alla violenza delle parole.
#Manciopensiero: ritrovare il rispetto per le persone prima della politica
Purtroppo ci ritroviamo ancora una volta punto e a capo.
La dialettica politica molese sta assumendo derive preoccupanti e non accenna a placarsi, fondamentalmente perché si è raggiunto un livello in cui ognuno sembra aver deciso di proseguire per la propria strada, rifiutando a priori la ricerca di un confronto costruttivo.
Nessuno detiene la verità assoluta su alcuna questione.
Eppure, la sensazione dominante è che si preferisca alimentare costantemente la polemica sterile anziché cogliere le diverse sfumature e complessità che ogni vicenda amministrativa porta con sé.
Non è facile dire se questo atteggiamento derivi da una forma di rassegnazione di chi critica a prescindere (facendone ormai una sorta di cantilena ripetitiva), o se vi sia dietro il perseguimento di scopi politici personali o la semplice ricerca del sensazionalismo.
Allo stesso tempo, è chiaro ed evidente che l'Amministrazione Comunale non può considerarsi esente da colpe o responsabilità di fronte ai rilievi che le vengono mossi.
Tuttavia, se tutti facessimo un passo indietro e tornassimo innanzitutto a rispettare le persone – ricordando che dietro ogni ruolo pubblico ci sono donne e uomini con la propria dignità – allora si potrebbe fare un salto di qualità.
Le critiche smetterebbero di essere percepite come il "male assoluto" per tornare a essere ciò che dovrebbero: un altro punto di vista ed una potenziale risorsa per trovare risposte a problemi complessi.
Quando invece viene a mancare il rispetto personale, cade ogni presupposto e diventa impossibile parlare persino di critica costruttiva.
Il mio augurio per Mola di Bari è che l'appello alla misura lanciato dal consigliere Pietro Sportelli non rimanga una voce nel deserto, ma possa rappresentare l'inizio di una nuova stagione di dibattito civile e rispettoso del bene comune.
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