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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Nobel per la Pace 2026 a Navi Pillay: la vittoria del Diritto Internazionale sul bullismo di Donald Trump, che minaccia la Norvegia, e sulla complicità degli Stati

Mentre la giurista sudafricana riceve il prestigioso riconoscimento per aver denunciato il genocidio a Gaza, l'ex presidente USA minaccia la Norvegia e Israele grida al complotto. La parabola di un premio che svela il doppio pesismo dell'Occidente.

Premio Nobel vero e fittizio
La differenza di statura tra Navi Pillay,
giurista sudafricana e Premio Nobel per la Pace 2026
e chi crede di poter sempre bullizzare il mondo.

​


di: Mancio  

​Se qualcuno stesse cercando una prova che un bagliore di speranza e di giustizia possa ancora farsi strada in questo mondo, l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 offre una risposta inequivocabile. 
Al contempo, le reazioni scomposte giunte da oltreoceano e da Tel Aviv forniscono l'ennesima dimostrazione di come la politica di potenza e il bullismo istituzionale rappresentino il pericolo più grande per la tenuta del pianeta.

​Una vita contro la segregazione: chi è Navi Pillay

​Il prestigioso riconoscimento è andato a Navanethem "Navi" Pillay, 85 anni, giurista sudafricana di origini indiane ed ex Alto Commissario ONU per i Diritti Umani. 
Cresciuta sotto il regime repressivo dell’Apartheid a Durban, Pillay ha sperimentato in prima persona la discriminazione, diventando poi la prima donna non bianca ad aprire uno studio legale nella sua provincia e a servire come giudice della Corte Suprema sudafricana, difendendo gli oppositori politici, tra cui Nelson Mandela.
​
Dal Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda alla Corte Penale Internazionale (CPI) dell'Aia, Pillay ha speso un'intera esistenza a tutela degli ultimi. 
Da presidente della Commissione d'Inchiesta ONU, nel settembre 2025, ha pronunciato conclusioni storiche e inoppugnabili: Israele ha commesso un genocidio contro la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, individuando responsabilità dirette ai vertici dello Stato israeliano, da Benjamin Netanyahu a Yoav Gallant e Gideon Sa’ar.

​Alla notizia del premio, Navi Pillay ha risposto con la linearità che la contraddistingue: “A Gaza abbiamo chiamato le cose con il loro nome”. 
Un tributo che abbraccia e dà forza all'operato di figure come la Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese, da tempo in prima linea nella denuncia delle violazioni sistematiche del diritto umanitario.

​L'ira di Donald Trump e l'attacco delle diplomazie

​La decisione del Comitato norvegese ha scatenato la reazione rabbiosa di Donald Trump e delle autorità israeliane. 
Il presidente degli Stati Uniti, che da mesi caldeggiava la propria autocandidatura al Nobel per ipotetiche mediazioni internazionali, si è scagliato contro l'istituzione di Oslo e contro la vincitrice, affermando di non averne mai sentito il nome, definendo il premio una "macchia indelebile" e arrivando a minacciare ritorsioni contro la Norvegia e l'applicazione di sanzioni contro la Corte Penale Internazionale.

​Sul fronte israeliano, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha definito l'assegnazione "la più grande menzogna del XXI secolo", giungendo ad paragonare la giurista sudafricana alla propaganda nazista.

​Mentre leader europei come il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez hanno espresso aperto supporto alla neo-vincitrice, difendendo l'indipendenza della giustizia internazionale, la maggior parte dei governi occidentali — compreso quello italiano — mantiene una posizione di silenzio e subalternità strategica.

​#Manciopensiero conclusivo 

​L'assegnazione del Nobel a Navi Pillay mette in luce il contrasto tra il rispetto del Diritto Internazionale e la retorica del potere unilaterale. 

La rabbia di Donald Trump di fronte al mancato riconoscimento personale e i tentativi di delegittimare l'inchiesta ONU sul genocidio in Palestina confermano l'importanza di difendere gli organismi d'inchiesta indipendenti di fronte all'impunità delle grandi potenze.

Fino a quando non lo faremo daremo potere ai gangster mondiali che stanno portando il pianeta allo sfascio totale.

Il resto sono chiacchiere e pagliacciate dei soliti noti e complicità di altri che non contano niente e continueranno ad essere irrilevanti.

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