Il leader del Popolo della Famiglia finisce ai domiciliari per un giro da 5 milioni di euro. Secondo il gip, spendeva i soldi delle vittime in viaggi di lusso, barche e orologi.

di: Mancio
È accaduto all’alba di quella che sembrava una giornata qualunque.
Nel mirino della magistratura è finito il meccanismo della cosiddetta “
Scommessa Collettiva”, un circuito di scommesse sportive promosso attraverso i social network che prometteva rendimenti altissimi, vicini al 40%.
Secondo le ricostruzioni, il sistema avrebbe fruttato una raccolta milionaria da privati per un danno complessivo stimato in quasi 5 milioni di euro (circa 4,7 milioni), a cui si sommano oltre 400.000 euro frutto di evasione fiscale contestata dagli investigatori.
Dai presunti valori etici ai beni di lusso
L'arresto scuote violentemente l'immagine pubblica di un personaggio che ha costruito la sua intera parabola politica sulla rigidità morale.
Parliamo del "soldato di Cristo", l'uomo che per anni ha brandito croci e crocifissi, invocando ideologiche "crociate" e manifestando l'intenzione di cancellare la presenza musulmana dall'Italia a suon di slogan d'altri tempi.
Il paladino della famiglia rigidamente tradizionale, fermamente contrario a qualsiasi modello alternativo e promotore di una visione giudicata da molti come profondamente bigotta, retrograda, oscurantista e xenofoba.
Ci si sarebbe aspettati, se non altro, che a tanta intransigenza etica e severità nel giudicare i costumi altrui corrispondesse un'esistenza altrettanto integra, fondata su quei presunti valori sbandierati in piazza.
E invece, i documenti firmati dal gip descrivono una realtà opposta.
Secondo il giudice, Adinolfi mostra una "evidente e pervasiva pericolosità sociale", accresciuta dalla sua notorietà mediatica, e sfruttava la sua reputazione per colpire "soggetti vulnerabili" sotto il profilo finanziario o di salute.
I soldi raccolti dalle vittime, anziché essere investiti o restituiti, prendevano altre strade.
Le verifiche bancarie indicano che i capitali venivano impiegati per il finanziamento di uno stile di vita sfarzoso: acquisti di beni voluttuari e di lusso, tra cui costosi orologi, quadri, lingotti, auto e imbarcazioni non intestate direttamente a lui, oltre a costosi viaggi all'estero in mete come le Maldive e l'Egitto.
Inoltre, il gip ha evidenziato il rischio concreto di recidiva, segnalando che Adinolfi aveva recentemente avviato una nuova sigla denominata "
Cristo Regna", che secondo l'accusa mirava a riproporre le medesime modalità abusive di raccolta fondi.
La parola passa al tribunale
Nelle passate inchieste giornalistiche televisive (tra cui quelle firmate da Le Iene), il leader del Popolo della Famiglia si era sempre difeso con veemenza, parlando di semplici ritardi burocratici o controlli antiriciclaggio, e contrattaccando con minacce di querele e cause per diffamazione contro i media.
Ora lo scenario è radicalmente mutato.
Non basteranno più i proclami sui social o le smentite nei salotti televisivi: Adinolfi dovrà rispondere delle proprie azioni davanti a un giudice e all'interno di un regolare processo, dove i nodi di questa colossale truffa ai danni dei risparmiatori verranno finalmente al pettine.
Nel frattempo, l'auspicio dei suoi storici detrattori è che l'opinione pubblica venga finalmente risparmiata dalle sue lezioni morali, dalle sparate ideologiche e da quelle piazze islamofobe popolate a malapena da 60 persone.
Saranno i magistrati a stabilire la verità, e l'attenzione rimane alta per capire come l'imputato sceglierà di difendersi in aula.
Comunque.... bella figura .... complimenti.
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