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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Paolo Daniele in Concerto - The Sound of Breath "movie" - 15 Gennaio 2022 - Teatro Van Westerhout - Mola di Bari



Un disco bello, raffinato che ti rapisce e ti fa viaggiare oltre il mare, oltre montagne che immagini sorvolare probabilmente grazie proprio ai ricordi visti al cinema; il tutto trasposto "live" a Teatro.


Nel cercare di presentare al meglio il Concerto che si svolgerà al Teatro Van Westerhout in Mola di Bari il prossimo 15 Gennaio 2022 potrei dire tanto.
Parlare di qualcosa che può essere delicata come un romanzo di Camilleri, con la forza di uno dei vecchi video che ritraggono uno scatenato Celentano.
Come per quanto riguarda l’arte in genere, san Francesco e il suo movimento ispirarono i cicli di affreschi di Giotto, bisogna dire che la musica in particolare è stata sempre oggetto di ispirazione per chiunque a 360° evolvendosi in svariate direzioni e toccando tutte le parti dell'animo umano.
Potrei gridare "We are Mola" per una sorta di campanilismo, ma la musica non ha fissa dimora.
Potrei dire che malgrado qualcuno pensi che non può crescere il Pil del Paese con le sette note, quello dell'artista è un mestiere a tutti gli effetti, ma come al solito divagherei senza dare un'informazione precisa.

La soluzione migliore allora è rivivere con chi avrà la voglia e la pazienza di leggermi le sensazioni che ho provato nell'ascoltare il disco "The Sound of Breath - movie".
Il CD di Paolo Daniele con Nicola Lepore alla chitarra, sodalizio avvenuto nell'area "Sense of life", ma allargando gli orizzonti nella famiglia più vasta dell'Associazione Like a Jazz.
Realizzato con la partecipazione straordinaria di Monica Guerritore.

Magari dal vivo provocherà sensazioni diverse o le stesse amplificate, ma dall'ascolto io ho potuto trarre le seguenti .... emozioni, riflessioni, più una serie di sentimenti che ritengo sia quasi impossibile catalogare con una parola da mettere per iscritto:👇
 
E' l'armonica che apre questo scrigno dei sogni
Non so se sia stato fatto di proposito, ma mi viene da dire che non poteva essere diversamente visto che è proprio questo lo strumento che da significato al titolo di questo lavoro.

Il Cd presenta 12 tracce audio.
le composizioni tratte da celebri pellicole e ri-arrangiate per armonica cromatica, bandoneon e chitarra sono tutte edite tranne la prima e l'ultima.

La prima è Blow and Draw, il primo inedito, come abbiamo detto, che inizia con un suono che sembra partire da lontano, come se dovesse rappresentare un ricordo che all'inizio non sovviene.
Anche se si tratta di qualcosa di nuovo ha in sè un percorso, un qualcosa che fruga nelle nostre menti e nella nostra anima e diventa parte di noi perchè un'armonica può rappresentare tante cose.
Il ricordo dei film western che guardavamo da bambini, o quelli più recenti che abbiamo cominciato a comprendere meglio quando abbiamo cominciato ad apprezzare la musica.
Nell'interpretazione degli artisti che ci regalano questo lavoro, l'armonica è il proseguo naturale della voce umana, ma soprattutto è l'unico strumento che si usa come quello che ci serve per vivere e cioè il respiro.
L'esecuzione di Paolo Daniele e del chitarrista Nicola Lepore si intreccia alla perfezione in un mosaico nel quale trova spazio la grande Monica Guerritore che si interroga su quale colore abbia il respiro, recitando le splendide parole di Lisa Angelillo.

Subito dopo arriva la carrellata dedicata al cinema, del resto se il concetto del titolo dell'album rimane, cioè "Il suono del respiro" Paolo Daniele ha più volte sottolineato il fatto che si tratta del disco "The Sound of breath - movie", lasciando intendere che potrebbe esserci un altro sound of breath in futuro con un altro filo conduttore.

E' Nuovo Cinema Paradiso il primo brano dedicato al cinema e si apre con gli arpeggi alla chitarra di Nicola Lepore che introduce al motivo più noto della composizione.
Improvvisamente la stanza nella quale sosto diventa sfocata e sfilano davanti a me le immagini del film omonimo e le vedo rappresentate tipo con lo stesso proiettore che usava il protagonista del film quando guardava le immagini della sua gioventù.
Il film è malinconico e quindi lo è anche la colonna sonora, ma Paolo e Nicola, la rendono struggente al punto giusto riuscendo a cogliere l'essenza del Maestro Morricone e proponendola in maniera eccezionale.

Smile, da Tempi Moderni di Charlie Chaplin è il terzo brano, qui immagino l'armonica e la chitarra se dovessi "visualizzare il suono" andare su e giù incrociandosi tante volte con la prima che si mantiene più bassa e talvolta tocca solamente lo strumento a corde che rimane più o meno nella stessa posizione, fino ad abbracciarsi definitivamente verso il finale per tornare poi al loro punto di partenza.
Il tutto contornato da un'area rarefatta.

The Days of Wine and Roses, dall'omonimo film diretto da Blake Edwards.
Questo brano l'ho ascoltato rigorosamente con la sigaretta in mano, senza neanche fumarla più di tanto, perchè il fumo che essa sprigionava dalle dita davanti a me donava all'ambiente le caratteristiche del luogo ideale che mi suggerivano le note che entravano nelle mie orecchie.
Ci sarebbe voluto anche un Jack Daniels, visto il tema del film, ma proprio non ce l'ho fatta a fermare l'ascolto, anche se era per "una giusta causa"

Somewhere over the Rainbow dal famosissimo Mago di Oz.
Si parte bassissimi e lenti, quasi arrampicandosi sulle corde della chitarra per guardare oltre e mentre si comincia a salire l'ascoltatore comincia a provare una specie di rinascita.
Ascoltando questo brano si chiudono gli occhi e si sorride....
di gioia, di nostalgia? Non lo so spiegare, si sorride e basta; i sentimenti non sono mai definiti.

Aria sulla quarta Corda, di Bach, tratto dal film L'avvocato del diavolo.
Del film si sa tutto, del cast e della colonna sonora anche.
l'Aria sulla quarta corda, poi l'abbiamo sentita in tutta le salse e vista accostare dai documentari ai prodotti pubblicizzati in tv.
Sembrerà strano, ma la versione presente in questo disco ha una sua originalità che sorprende senza stravolgere la classica anche quando sembra jazzare verso la fine.

Adagio di Alessandro Marcello, presente nel film Anonimo Veneziano.
Sembra iniziare con una specie di conto alla rovescia o un tichettìo ad annunciare, si vedrà dopo, che si tratta di uno dei passaggi forse più amati del disco, visto che ci si è divertiti a, non dico esasperare i suoni, ma non mi viene un termine più consono.
Ad ogni modo a metà brano mi viene di chiudere nuovamente gli occhi e la stanza sembra girare fino a quando qualcosa non scandisce nuovamente il tempo in maniera sibillina e mi suggerisce di riaprirli come fa la sveglia la mattina, ma in maniera più dolce.

There Will Never Be Another You, da Iceland, pellicola del 1942
E quasi a proseguire dopo la sveglia che mi svegliava nel brano precedente, in questa riproposizione si ha l'impressione di essere pervasi da un'improvvisa vitalità che ti porta ad immaginare di essere in giro a godersi un paesaggio fatto di colori molto personali e gioiosi.

Oblivion, dall'Enrico IV di Marco Bellocchio.
Mentre te ne stai beatamente zompettando nella fantasia ecco quest'altro brano che ti ferma un attimo e ti fa fare una specie di punto della situazione.
E' la passione quella che trasuda soprattutto e si aguzzano gli occhi come se si potesse cercare di vederla.

Il postino di Luis Bacalov, tratto dall'omonimo film.
Bèh, questo potrebbe essere il mio inno.
Sia per il lavoro che rappresenta, almeno il titolo, e sia per il significato vero del film.
la colonna sonora rende da sempre l'essenza di questo film.
Qui non riesci ad avere immagini estemporanee che possono anche fare a meno del film.
Qui la musica stessa è il film e Paolo Daniele e Nicola Lepore lo hanno praticamente recitato.

Ultimo tango a Parigi di Gato Barbieri.
Questo brano in questo contesto sembra l'addio a coloro che stanno ascoltando il disco o, se preferite l'arrivederci.
l'ideale finale di un concerto prima dello scontato bis.

Ed infatti il bis arriva.
Come in apertura, il disco si chiude con un brano originale che Paolo Daniele ha composto proprio per questo disco:
The Sound of Breath, appunto.
Torna anche Monica Guerritore che fa proprie le parole di Lisa Angelillo cucite perfettamente su questa composizione.
Il brano è malinconico e soprattutto ci comunica che il disco sta finendo.
Ha una musica che rievoca la narrazione filmica e quindi è perfetto nel contesto.
Se posso permettermi, però, la figura che mi viene in mente non è quella di un film, ma di un telefilm, quello dell'Incredibile Hulk, con Lou Ferrigno e Bill Bixby, trasmesso dal 1978 in USA e che in Italia è arrivato qualche anno dopo.
La parte finale, quando alla fine dell'episodio il protagonista David Barner è costretto a cambiare città e lo fa zaino in spalla ed a piedi o in autostop.
Sarà una questione di musicalità, sarà che i sentimenti che si vogliono trasmettere sono simili a quelli di chi ha scritto le musiche per quel telefilm, ma è quella l'immagine che mi suscita l'ultimo brano.
Del resto abbiamo viaggiato a 360° con il "respiro che è il vapore del nostro treno"....
Sarà il caso di fermarci?
Pronti per un nuovo inizio?
zaino in spalla nelle tortuose vie dell'esistenza?

Magari oggi abbiamo fatto conoscenza con il nostro respiro....
"siamo il nostro respiro ... e poi....."

Complimenti, disco meraviglioso!

Ora ci vediamo tutti in teatro....

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