Lo show dell'ONU tra lo scontro Macron-Trump e l'assenza di Meloni: la Premier non c'era, era da Vespa e a prendersela con l'Istat
Dalle tensioni al Palazzo di Vetro sulle crisi globali e sulla Palestina fino alle polemiche romane sull'Istat e le scelte di governo: il contrasto tra leadership internazionali e priorità domestiche.
Il palcoscenico di Donald Trump: auto elogio e minacce multilaterali
L'affondo di Emmanuel Macron: la smentita del Board of Peace e la crisi a Gaza
Il vero snodo politico e concettuale dell'Assemblea si è consumato nel momento in cui sul podio del Palazzo di Vetro è salito il Presidente francese Emmanuel Macron.
Dopo che Trump aveva esaltato il cosiddetto "trionfo diplomatico" del suo Board of Peace, il leader transalpino ha pronunciato un discorso destinato a rimanere negli annali della diplomazia per durezza e lucidità analitica.
Macron ha accusato apertamente la visione americana non solo di aver fallito sul piano pratico, ma di essere rimasta inerte di fronte alle sofferenze della popolazione civile nella striscia di Gaza e alla tragica escalation in corso.
«Un anno fa» ha ricordato il Capo di Stato francese «proprio in quest'Aula diverse decine di Stati hanno riconosciuto lo Stato di Palestina. Capisco il cinismo di chi dice che si tratta di un riconoscimento solo sulla carta e invita a guardare la realtà dei fatti. Ma quale valore mantiene la nostra credibilità se restiamo immobili di fronte alla situazione a Gaza? Alcuni si sono vantati di una cosiddetta pace, ma questa pace non ha riaperto neanche per un attimo i corridoi umanitari. È uno spettacolo vergognoso, una vergogna per tutti noi!»
Chi teorizza che la sicurezza israeliana debba passare attraverso la violazione della sovranità dei Paesi confinanti — ha concluso il leader di Parigi — commette un errore fatale che indebolisce, di fatto, la stabilità dell'intera regione.
Un intervento, quello di Macron, che segna una distanza abissale rispetto alle posizioni di chi si presenta agli incontri internazionali con approcci subalterni (come criticato da diversi osservatori nei confronti della linea diplomatica espressa da esponenti del governo italiano come Antonio Tajani), rimarcando il ruolo di una Francia determinata a fare da contrappeso alla retorica di Washington.
Il fronte interno italiano: le assenze alle Nazioni Unite e lo scontro con l'Istat
Mentre al Palazzo di Vetro si consumava il confronto sui grandi equilibri mondiali, la politica italiana ha mostrato un quadro di priorità nettamente differente. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preferito non presenziare ai lavori dell'Assemblea Generale dell'ONU, dividendo la propria agenda tra gli impegni della Fashion Week milanese e la partecipazione al salotto televisivo di Bruno Vespa.
Nel frattempo, sul piano domestico, la Premier ha aperto un nuovo fronte di polemica istituzionale identificando un inedito "nemico pubblico": l'Istat. Secondo indiscrezioni di stampa, la Capo del Governo avrebbe ventilato l'esistenza di un presunto complotto orchestrato da settori dell'establishment contro la maggioranza. «Abbiamo risparmiato tutto quello che altri hanno sperperato, ma il risultato ci viene negato da chi lavora contro l'Italia per colpire noi» sarebbe stato lo sfogo dell'esecutivo.
La contestazione nasce dalle recenti rilevazioni dell'Istituto Nazionale di Statistica, che confermando il deficit pubblico al 3,1% per il 2025, ha congelato la possibilità di uscire a breve dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, vanificando la narrazione trionfalistica che il governo si apprestava a promuovere.



Commenti