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Antonio Tajani e la metafora delle "gonne lunghe": quando la politica scivola nel Medioevo

Tra stereotipi patriarcali e lezioni di "affidabilità", il Vicepremier e Ministro degli Esteri scatena la bufera. Dalle scuse tardive alle reazioni dell'opposizione: l'ennesima figuraccia di un Paese del G7.




di: Mancio  

Inizialmente la tentazione di battezzare questa vicenda con un liberatorio "Prove tecniche di Medioevo" è stata fortissima. 
Ma di fronte a una sciocchezza di tali proporzioni la prima reazione istintiva è quasi di ilarità: ti viene da ridere, allarghi le braccia con un sospiro rassegnato e provi a guardare oltre per non curartene.

​Poi, però, ci ripensi un attimo e ti torna alla mente la realtà dei fatti: stiamo parlando del Ministro degli Esteri e Vicepremier della Repubblica Italiana.

​Di scivoloni, gaffe e figure di merda nella sua carriera Antonio Tajani ne ha accumulate parecchie, ma la domanda sorge spontanea: per quale perverso motivo ha sentito l'esigenza di andarsi a impelagare in quest'ultima trovata retrograda? 
Tra l'altro senza alcuna necessità o senso logico. 
E il pensiero si fa ancora più cupo e preoccupante: questo esponente intriso di bigottismo e moralismo da sagrestia viene votato dagli elettori, riceve incarichi istituzionali di altissimo livello e va in giro a rappresentarci nel mondo. 
Un politico che esterna simili concetti rappresenta davvero i cittadini italiani?
La risposta è no, ed è per questo che è impossibile lasciar correre. 
Bisogna soffermarsi e analizzare quello che è accaduto, perché la verità palese è che Antonio Tajani non ce la fa proprio a stare più di cinque minuti senza umiliare se stesso e l'Italia che ha l'onere di rappresentare.

​Le parole della discordia a "Itaca": il "gonnellometro" del patriarcato

​L'episodio si è consumato sul palco della kermesse politica "Itaca – Viaggio tra le idee", a Formello
Qui il leader di Forza Italia ha deciso di deliziare la platea illustrando la sua personalissima visione del matrimonio e della famiglia tradizionale.

​Allacciate le cinture, perché il passaggio sulle presunte "mogli affidabili" merita di essere riportato integralmente: 

«Se dovessi dare un consiglio a mio figlio che mi chiede: che ragazza mi devo sposare? 
C'è una ragazza affascinante? 
E che carattere ha? 
Ha avuto più fidanzati, ne ha mollato uno, è portata a mettere qualche cornetto. 
O c'è una ragazza più seria, magari meno appariscente, però è più affidabile. 
Quella sarà una brava madre di famiglia che manterrà fede all'amore che conferma con il matrimonio. 
Allora a mio figlio dico: scegli la seconda, perché quella più affascinante poi ti tradisce e non va bene, la seconda invece che può apparire meno carina, con le gonne più lunghe di quell'altra, però è una persona stabile. Io consiglio sempre quella più affidabile».

​I capisaldi di questo trattato filosofico da osteria degli anni Trenta sono chiarissimi:

  • ​La "brava madre di famiglia" vista come angelo del focolare sottomesso e prevedibile.
  • ​La "donna appariscente" bollata automaticamente come traditrice seriale.
  • ​La lunghezza dei vestiti e le "gonne lunghe" elevate a metro di giudizio morale e di fedeltà matrimoniale.

​Risulta quasi impossibile trovare un punto da cui iniziare per commentare un ragionamento del genere. Tajani, con l'intenzione maldestra di argomentare un parallelo politico contro gli estremismi e la figura di Roberto Vannacci, ha concepito un esempio di patriarcato mediterraneo.

​Un promemoria doveroso: siamo nel 2026, anche se a sentire certe dichiarazioni sembra di essere ripiombati al 1930. 
Ricordiamo che questo signore è il Ministro degli Esteri di un Paese del G7, non un nonno mezzo rincoglionito, magari dopo che si è scolato qualche bicchiere di troppo a tavola.
Se questo è il livello di quelli che nel centrodestra si autodefiniscono "moderati e affidabili", figura quali possano essere gli altri.

​Le reazioni politiche, la bufera social e le scuse inutili

​Le reazioni della società civile e del mondo politico non si sono fatte attendere, scatenando un'ondata indifesa di indignazione. 

Da Italia Viva con Raffaella Paita ("Parole drammatiche e imbarazzanti") a esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, il coro di protesta ha travolto il Ministro. 

Molte deputate ed esponenti dell'opposizione hanno ricordato con fermezza come "l'affidabilità e la dignità di una donna non si misurino in centimetri di stoffa" e hanno gridato a gran voce l'esigenza di "uscire dal Medioevo"

Anche associazioni e organizzazioni come il Telefono Rosa hanno stigmatizzato l'ennesimo cliché misogino che associa la libertà di abbigliamento della donna all'infedeltà o alla mancanza di serietà.

​Nel tentativo di arginare l'incendio mediatico, sono poi arrivate le scuse ufficiali di Antonio Tajani: "Mi scuso con le donne, non ho mai voluto offenderle, il mio era solo un esempio figurato sulla serietà politica".

​Ma di fronte a uscite di questo calibro, cosa ce ne facciamo delle scuse a posteriori? 
Che valore o significato possono mai avere? 
Nessuno.

​Personaggi del genere e rappresentanti di questo oscurantismo culturale non hanno bisogno di formalità ritrattate il giorno dopo: devono essere ridicolizzati, umiliati intellettualmente e ricacciati nelle loro caverne.

​È arrivato il momento di dire basta:

  • Basta con le continue figure di merda internazionali a cui ci sottopongono.
  • Basta con la rassegnazione di dover constatare che ai vertici dello Stato siedono persone così grette, bigotte e retrograde.
  • Basta votare personaggi che, persino quando teoricamente non stanno combinando disastri nelle decisioni politiche, riescono a fare figuracce peggiori rispetto a quando agiscono.

​È tempo che la società civile e l'elettorato diano finalmente una seria registrata a questo modo di fare e d'intendere la rappresentanza pubblica.

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