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Impianto di Biometano a Mola di Bari: l'allarme di Legambiente e il rischio della decisione finale della Città Metropolitana

Nonostante i pareri negativi e le ferite aperte da Contrada Martucci, la vertenza per la mega struttura di rifiuti sbarca alla fase conclusiva tra il disinteresse generale della cittadinanza.

​Impianto biometano Mola di Bari progetto Metamola e protesta Legambiente.


di: Mancio  

​Mentre in paese regna un silenzio quasi assordante, si registrano fondamentali novità sul controverso progetto per la realizzazione di un impianto di biometano a Mola di Bari
Una struttura che, nonostante i pareri contrari espressi a più livelli, rischia concretamente di entrare a far parte del quotidiano dei cittadini.
Le preoccupazioni crescono poiché la Città Metropolitana di Bari si appresta a prendere la decisione definitiva, che potrebbe rivelarsi a favore dell'insediamento.

​Per Mola di Bari la memoria corre subito alle vicende legate all'inquinamento di Contrada Martucci: in merito alla gestione e all'impatto dei rifiuti sul territorio, la comunità ha spesso ribadito di aver "già dato", anche se la realtà dei fatti dimostra che si continua a subire la presenza di servitù ambientali.

​A rompere il silenzio su una vicenda di cui si parla pochissimo è un duro comunicato stampa di Legambiente Mola, che invita la popolazione a vigilare con attenzione su quanto sta accadendo nei palazzi istituzionali.

​Il comunicato di Legambiente Mola: "Siamo alle battute finali"

​Il Circolo Legambiente di Mola sta seguendo da vicino l'evoluzione del progetto e ha partecipato alla conferenza dei servizi dell’8 settembre tenutasi presso l’Autorità Metropolitana. 
Un incontro in cui – si legge nella nota ambientalista – le presenze erano ridotte al minimo: oltre ai rappresentanti del circolo, erano presenti soltanto l’azienda Metamola (rappresentata dal socio Domi Lanzillotta) e il Sindaco di Mola di Bari, collegato da remoto, a fronte di una vasta platea di enti regionali, ministeri e società (tra cui ANAS) invitati ma assenti.

​Il procedimento si trova ormai nella sua fase conclusiva: la prossima conferenza dei servizi è stata fissata per il 17 novembre, data in cui si potrebbe giungere alla decisione finale.

​Nonostante l'iter veda pareri negativi e richieste di integrazione presentati dal Circolo Legambiente, dal Comune di Mola di Bari, dall'ARPA Puglia, dalla Soprintendenza e dal Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità Urbana della Regione Puglia, il progetto prosegue. 

Il rischio reale è che la struttura – destinata al trattamento della Frazione Organica dei Rifiuti Urbani (FORSU) e degli scarti agricoli per produrre biometano e compost – venga autorizzata.

​Ampliamento ai rifiuti dei supermercati e svincolo SS16

​Nel corso della conferenza dei servizi sono emerse novità rilevanti:

  • Nuova tipologia di rifiuti: La ditta Metamola ha riprogettato l'impianto estendendo la tipologia di scarti trattabili per includere gli scarti alimentari dei supermercati. Secondo quanto dichiarato da Lanzillotta, tale modifica avrebbe ottenuto il benestare dell'AGER (l'Agenzia regionale per la gestione dei rifiuti) per la chiusura del ciclo dei rifiuti.
  • Viabilità e variante SS16: La ditta ha affermato che la struttura prevede già un collegamento con la variante alla Strada Statale 16, sostenendo che tale opera sarà autorizzata a breve, nonostante la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sia ancora in corso e vi sia la ferma opposizione di tre Comuni interessati e di numerose associazioni, tra cui la stessa Legambiente.

​Si ricorda che già nel 2023 il Consiglio Comunale di Mola di Bari aveva deliberato parere contrario all'impianto, sottolineando il netto contrasto con la vocazione agricola e turistica dell'area, i pesanti impatti sul traffico veicolare e la mancanza di una reale necessità, vista la vicinanza dell'impianto Tersan a Modugno, già capiente e in grado di soddisfare le esigenze dell'area metropolitana barese.

​Le criticità tecniche, ambientali e il consumo di suolo

​Legambiente Mola ha formalizzato una serie di precise osservazioni tecniche e sanitarie, precisando che questo genere di impianti, se ben concepiti e posizionati in contesti idonei, possono essere positivi, ma risultano del tutto inadeguati nel caso specifico di Mola:

  • Impatto logistico e vicinanza alle abitazioni: L'impianto sorgerebbe vicino ad abitazioni private e strutture turistico-ricettive, con forti rischi di emissioni olfattive, impatto visivo e sanitario. Si prevedono un marcato aumento del traffico pesante su strade agricole e un carico ambientale insostenibile per un territorio già compromesso dalla vicina Discarica Martucci.
  • Dimensionamento sproporzionato: La capacità dell'impianto appare sovradimensionata rispetto ai bisogni locali, col rischio di trasformare Mola in un vero e proprio polo di trattamento rifiuti su vasta scala.
  • Rischi ambientali e sanitari: Vengono paventate potenziali emissioni inquinanti clima-alteranti (tra cui emissioni fuggitive di metano) e rischi sanitari derivanti da particolato, bioaerosol e possibili contaminanti nel compost finale, incluso il pericolo legato ai PFAS (gli inquinanti chimici perenni).
  • Consumo di suolo agricolo: L'opera andrebbe a sottrarre ulteriore terreno agricolo in un comune dove il consumo di suolo è già al 13%, una percentuale quasi doppia rispetto alla media nazionale, regionale e provinciale (che si attesta al 7,2%).
  • Trasparenza e partecipazione: L'associazione sollecita la popolazione alla mobilitazione attiva e chiede che le sedute delle commissioni consiliari competenti si tengano nell'aula consiliare, con diretta streaming accessibile via internet, annunciando anche un incontro pubblico di confronto con i cittadini.

​#Manciopensiero  conclusivo: 
L'amara riflessione sulla passività della cittadinanza

​Oltre all'iter amministrativo, la vicenda fa emergere una riflessione amara sul tessuto sociale cittadino. 
Il pericolo maggiore è che la popolazione si ritrovi dinanzi al fatto compiuto, subendo decisioni calate dall'alto indipendentemente dal proprio favore o contrarietà.
Si riscontra spesso un generale disinteresse verso la lettura di articoli di approfondimento o un atteggiamento infastidito quando si cerca di affrontare pubblicamente queste tematiche. 
Questa forma di incuria, l'insofferenza verso i temi ambientali e la carenza di iniziativa imprenditoriale e civica hanno contribuito a relegare Mola di Bari al ruolo di fanalino di coda della provincia di Bari. In assenza di posizioni di forza, il paese finisce per rappresentare l'anello debole di un ingranaggio: un territorio visto come fertile terreno di speculazione. La passività di molti rischia così di far percepire Mola come una periferia a cui poter destinare qualsiasi tipo di servitù, una tendenza che solo una ripresa della partecipazione civica può sperare di invertire.

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