Dall'arresto di Maduro alla propaganda dei "nuovi patrioti": perché l'esultanza della destra italiana per l'azione di Trump non è vittoria della libertà, ma la resa definitiva della logica e della legge.
di MANCIO
Esiste un limite oltre il quale il tifo politico smette di essere tale per diventare puro analfabetismo funzionale.
Quel limite è stato ampiamente superato nelle ultime quarantotto ore, mentre assistiamo a un festival di giubilo da parte della destra nostrana — dai leader di governo alle truppe social — per l’azione di forza di Donald Trump in Venezuela.
La narrazione è semplicistica quanto tossica: chiunque non festeggi il "colpaccio" di Trump è automaticamente un difensore di
Maduro, un nostalgico del socialismo, o un nemico della libertà. Ma la realtà è un’altra cosa, e non ha nulla a che fare con la distinzione tra destra e sinistra.
Il mito della "Sinistra pro-Maduro"
Partiamo dal primo, colossale abbaglio: l’idea che la sinistra difenda Maduro.
È un falso storico.
La stragrande maggioranza del mondo progressista riconosce in Maduro un dittatore e un criminale da anni, ben prima che molti degli attuali "esperti" da tastiera sapessero indicare
Caracas sulla mappa.
Tuttavia, riconoscere la natura autoritaria di un regime non autorizza nessuno Stato estero a bombardare città o sequestrare capi di Stato.
Se accettiamo l’idea che chiunque possa rovesciare un governo altrui con la forza bruta, stiamo semplicemente sancendo la fine della
democrazia globale a favore della
legge della giungla.
L'ipocrisia del "Guerriero Anti-Narcotraffico"
L’argomento del
narcotraffico è forse il più grottesco. Maduro ha legami con i cartelli?
Probabile.
Ma credere che Trump agisca per senso di giustizia è un’ingenuità imperdonabile.
Solo un mese fa, il "nuovo boss" di Washington ha concesso la grazia a
Juan Orlando Hernández, ex presidente dell'
Honduras che aveva trasformato il suo paese in un
narco-stato e che era stato condannato a 45 anni negli USA.
In quel caso, Trump non ha avuto nulla da eccepire.
Trump non sta "liberando" nessuno; sta sostituendo un regime ostile con uno fedele per mettere le mani sulle risorse energetiche, agendo con una brutalità che i suoi predecessori usavano con più cautela diplomatica.
Il precedente pericoloso: dalla Groenlandia a Taiwan
L’entusiasmo dei "trumpiani" ignora le conseguenze a lungo termine.
Se sdoganiamo il principio per cui "il più forte decide chi governa", apriamo la strada a scenari apocalittici.
Se Trump si sente autorizzato a prendersi il Venezuela, cosa impedirà domani alla Cina di fare lo stesso con
Taiwan o alla
Russia di continuare la sua espansione?
È lo stesso schema che vediamo in
Palestina: l'occupazione della forza sopra la legittimità del diritto.
Il paragone impossibile con la Seconda Guerra Mondiale
Infine, il richiamo a
Hitler.
Paragonare l’impatto storico del nazismo nel 1943 al Venezuela di oggi è un insulto alla storia e all’intelligenza.
Ed è paradossale sentire queste lezioni di democrazia proprio da chi, per radici politiche, si trovava idealmente (e talvolta fisicamente) dalla parte opposta di chi allora combatteva per la vera libertà.
Conclusione: Un appello alla lettura
Invece di inneggiare acriticamente a ogni mossa del "leader forte" di turno, i sostenitori di questa destra farebbero bene a consultare un manuale di scienze politiche o di diritto internazionale.
L’ignoranza ha un costo altissimo per la democrazia, e non è più tollerabile quando si accompagna alla presunzione di avere ragione mentre si calpestano i principi che dovrebbero proteggere tutti noi.
Il mondo non è un campo da calcio, e la sovranità dei popoli non è un giocattolo nelle mani di un miliardario americano, con buona pace delle sue cheerleader romane.
E Che cazzo!
Commenti