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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Lo striscione rimosso a scuola, la repressione e la favola reazionaria del tetto agli alunni stranieri: perché il futuro multietnico non si può fermare

Dallo striscione "Qui nessuno è straniero" strappato dalla Digos a Genova alla narrazione governativa sugli studenti immigrati: analisi di un abuso di potere che colpisce i bambini e smentisce la Costituzione.


Striscione Qui nessuno e straniero realizzato dagli studenti e rimosso dalla Digos a Genova
Lo striscione "Qui nessuno è straniero"
realizzato dagli studenti
della scuola Daneo di Genova
prima della rimozione da parte
delle forze dell'ordine.

 


​


di: Mancio  

​Ci sono episodi che travalicano il semplice fatto di cronaca e diventano la metafora plastica di una deriva ideologica e culturale. 
Quello che è accaduto a Genova, davanti ai cancelli dell'Istituto Comprensivo Statale "Giacomo Daneo", appartiene esattamente a questa categoria: un atto di una gravità inaudita che unisce l'intolleranza politica all'abuso di potere, consumato sulla pelle e sotto gli occhi dei bambini.

​All'indomani dell'annuncio del governo di voler introdurre un tetto al 30% di alunni stranieri nelle classi, gli studenti della scuola genovese avevano realizzato e appeso uno striscione colorato con la scritta «Qui nessuno è straniero», tradotta in più lingue e arricchita da disegni di pace e inclusione. 
La risposta delle forze dell'ordine non si è fatta attendere: agenti della Digos sono intervenuti per rimuovere e sequestrare il telo, proprio mentre gli alunni stavano facendo ingresso nell'edificio per l'inizio delle lezioni.

​Un gesto qualificato da docenti, genitori e società civile come un vero e proprio atto di repressione del dissenso e di censura espressiva verso l'infanzia.

​Tetto al 30% e fobie sul burqa: l'ignoranza istituzionale elevata a norma

​L'episodio si inserisce in una precisa strategia di propaganda politica. 
La proposta governativa di porre un limite percentuale alla presenza di alunni non italiani nelle aule scolastiche non solo rischia di rivelarsi inapplicabile e discriminatoria, ma dimostra una totale ignoranza delle dinamiche socio-demografiche del Paese.
​
Analogamente, le cicliche crociate sul divieto del burqa o del velo islamico nei luoghi pubblici vengono utilizzate come clave ideologiche. 
Si confondono deliberatamente simboli, culture e scelte individuali per alimentare la paura del diverso e raccogliere consenso elettorale nelle frange più reazionarie e xenofobe dell'elettorato, strizzando l'occhio a figure della destra radicale come Matteo Salvini e Roberto Vannacci.

​Norme e proposte di questo tenore non rappresentano alcuna novità sostanziale, se non la volontà di mostrarsi inflessibili a scapito dell'immagine internazionale del Paese e dei principi fondamentali di uguaglianza sanciti dalla Costituzione italiana e più volte richiamati dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

​Il ruolo della polizia: dalla tutela dei cittadini alla deriva repressiva

​La Polizia di Stato e le forze dell'ordine dovrebbero rappresentare una presidio di legalità, senso delle istituzioni e rispetto della democrazia. 
Vedere funzionari della Digos impegnati a strappare un messaggio di pace disegnato da bambini di elementari e medie trasforma l'autorevolezza dello Stato in una triste parodia autoritaria.

​La giustificazione formalistica legata alla "mancanza di autorizzazioni per l'esposizione esterna" cade di fronte al buonsenso e al contesto:

  • ​Effetto boomerang ed indizione collettiva: come già accaduto in passato durante tappe del Giro d'Italia — quando la rimozione forzata di bandiere palestinesi dai balconi privati scatenò una protesta di massa con l'esposizione di migliaia di drappi lungo tutto il percorso — la censura di Genova ha prodotto l'effetto opposto.

  • ​La mobilitazione delle scuole: in tutta Italia istituti scolastici, associazioni e studenti hanno risposto moltiplicando l'esposizione del messaggio «Nessuno è straniero».

​Persino la storica cultura di accoglienza e integrazione popolare, sintetizzata in passato da storici striscioni negli stadi come il celebre "A Bari nessuno è straniero", dimostra quanto il tessuto sociale spontaneo sia nettamente più avanzato e maturo della classe politica al governo.

​La reazione dei media, il punto di vista dei bambini e l'inevitabilità della società multietnica

​I principali quotidiani nazionali e la stampa indipendente hanno ampiamente risaltato la vicenda, sottolineando lo sconcerto della dirigenza scolastica e dei genitori per la sproporzione e la rigidità dell'intervento di polizia. 

Le "spiegazioni ufficiose" e i tentativi di smorzare le polemiche da parte della Questura non cancellano la ferita pedagogica: ai bambini è stato insegnato che un messaggio di solidarietà e accoglienza può essere trattato dalle autorità come un crimine o una minaccia all'ordine pubblico.

​Tuttavia, l'evoluzione verso una società multietnica e plurale rappresenta un processo storico e demografico del tutto inevitabile, immodificabile da decreti, tetti percentuali o blitz della polizia. L'ostinazione con cui si cerca di ritardare questo cambiamento o di alimentare il risentimento razziale si scontra con la realtà quotidiana dei quartieri e delle scuole, dove l'integrazione è già nei fatti.

​Il rispetto per le opinioni altrui trova un limite invalicabile quando si trasformano in discriminazione, odio ed intolleranza: di fronte alla violazione dei diritti dell'infanzia e dei valori di uguaglianza, la risposta della comunità civile deve rimanere ferma, intransigente e senza sconti.

Quindi nei confronti di razzisti e fascisti di merda (per usare una forma che probabilmente potrebbe essere compresa dai tanti trogloditi che affermano il contrario), nessuna pietà e considerazione, tranne il fatto di denunciarne l'esistenza affinché le "persone normali" se ne possano accorgere, schifarli e comportarsi di conseguenza (magari con il razzismo che è tanto caro a loro, ovviamente nei loro confronti).

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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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