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La Legge "Anti-Maranza" della Lega Spiega la Politica dello Slogan: Matteo Salvini Presenta il Ddl sulla Cittadinanza ma Ammette di Non Sapere Cosa Sia un Maranza

Dalla conferenza stampa al teatro dell'assurdo: la domanda del giornalista mette in crisi il leader della Lega, mentre la spiegazione del deputato Iezzi trasforma chiunque in un potenziale "maranza

Matteo Salvini conferenza stampa legge anti maranza Lega Igor Iezzi.

​


di: Mancio  

​Il panorama politico italiano si arricchisce di una nuova, surreale pagina di propaganda securitaria. 
Il leader della Lega e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha convocato in grande stile una conferenza stampa — con tanto di telecamere, giornalisti e farettisti schierati — per annunciare in pompa magna la proposta di legge d'iniziativa leghista ribattezzata la "legge anti-maranza". 
Un provvedimento dal forte impatto propagandistico, incentrato su norme più stringenti per la concessione e la revoca della cittadinanza italiana ai giovani di origine straniera che commettono reati.

​Peccato che dietro la facciata e i proclami da campagna elettorale permanente sia emerso un piccolo, clamoroso e ridicolo dettaglio: Matteo Salvini non ha la minima idea di cosa sia, tecnicamente e giuridicamente, un maranza.

​La domanda del giornalista e il vuoto della risposta

​Per quanto si possa essere abituati alle uscite del Ministro, la realtà ha superato di gran lunga la fantasia. 
Nel corso della presentazione della proposta legislativa, un cronista de Il Fatto Quotidiano ha posto una domanda elementare e del tutto legittima: 

"Si chiama legge anti-maranza. 
Ci può aiutare a definire giuridicamente il termine maranza?"

​A quel punto si è assistito all'apoteosi del grottesco. Salvini, l'uomo che ha convocato i media di mezza Italia per fare la guerra a questa categoria, si è limitato ad abbozzare un sorriso imbarazzato, ha abbassato lo sguardo, ha incassato le spalle e ha frettolosamente passato la parola al deputato leghista Igor Iezzi, primo firmatario ed estensore del testo. Prima di sfilarsi, Salvini ha ammesso candidamente: "Non ne ho idea".

​Un siparietto imbarazzante per un leader di partito che governa il Paese, ma il vero capolavoro di comicità involontaria doveva ancora compiersi con l'intervento del suo "soccorritore".

​La spiegazione di Iezzi e il paradosso dei reati: siamo tutti "maranza"?

​Incalzato dai microfoni, il deputato Igor Iezzi ha tentato di arrampicarsi sugli specchi spiegando che l'etimologia del termine potrebbe derivare dall'unione  tra le parole "marocchino" e "zanza" (termine milanese per indicare il borseggiatore o il piccolo truffatore). 
Ma la vera perla è arrivata quando ha provato a definire i "maranza" sulla base dei reati commessi.

​Secondo l'estensore della legge della Lega, ricadrebbero nella categoria "maranza" tutti coloro che si macchiano di reati come:

  • ​Oltraggio a pubblico ufficiale;
  • ​Associazione a delinquere di stampo mafioso;
  • ​Sfruttamento del lavoro e caporalato;
  • ​Interruzione di gravidanza non consensuale;
  • ​Persino il reato di strage!
​Siamo al paradosso assoluto: secondo il codice penale "inventato" dalla Lega, nella categoria del "maranza" può finire letteralmente chiunque. 
Dallo strambo ragazzino di periferia che mandando a quel paese un agente commette oltraggio, fino al boss mafioso o al terrorista autore di una strage di massa! Seguendo questa logica surreale, persino un normale cittadino esasperato che manda a quel paese un politico per strada si scopre, d'un tratto, un pericoloso "maranza" da punire con la revoca della cittadinanza.

​Che cos'è davvero un "maranza"?

​Per chiunque conosca la lingua italiana e lo slang giovanile nato negli anni '80 a Milano e riemerso di recente sui social network (TikTok in primis), il termine maranza indica semplicemente un fenomeno di costume: un ragazzo giovane, spesso adolescente, che si veste con tute di marca appariscenti, borsello a tracolla, ciabatte con calzettoni e ascolta musica trap a tutto volume in pubblico, atteggiandosi a "duro" di periferia. 
Non è una categoria giuridica, né una fattispecie di reato associativo! 
Ma pur non essendo una parola da utilizzare per confezionare leggi o manifesti di Stato, chiunque si sia preso la briga di convocare una conferenza stampa avrebbe quantomeno dovuto informarsi prima di fare una simile figura che rimarrà negli annali.

​Il bluff securitario e il Ministero abbandonato

​La verità scaturita da questo teatrino è limpida: la politica leghista prende un vocabolo di tendenza, lo appiccica arbitrariamente ai giovani e ai figli di immigrati per alimentare la classica campagna securitaria, e promette di "fare piazza pulita" di un nemico di cui non sa nemmeno tracciare i contorni.

​Ci si trova di fronte a un dettaglio doppiamente sconcertante se si pensa che la Lega governa l'Italia e guida la coalizione di centrodestra esprimendo importanti figure di governo. 
Salvini, invece di passare le sue giornate a rincorrere parole alla moda davanti ai microfoni della stampa, avrebbe un intero Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti da mandare avanti.

​Invece di dichiarare una fantomatica e grottesca guerra ai "maranza", il Ministro farebbe bene a presentare un bel disegno di legge contro i treni in perenne ritardo, i cantieri bloccati e i disservizi della rete ferroviaria nazionale. 
Lì sì che la definizione sarebbe chiarissima a tutti gli italiani. E, soprattutto, sarebbe chiarissimo di chi sia la diretta responsabilità politica e gestionale.

​💭 #Manciopensiero conclusivo

​Vedere la politica ridotta a uno show di annunci su termini giovanili di cui si ignora persino il significato fa sorridere, ma fa anche molto riflettere. 
Quando un Ministro di Stato convoca le telecamere per presentare una "legge anti-maranza" e ammette con disinvoltura di non sapere cosa sia, dimostra quanto lo slogan abbia ormai divorato la sostanza dell'azione di governo. 
La sicurezza è un tema serio che riguarda i diritti di tutti i cittadini, non un gioco di parole con cui fare propaganda sui social network. 
Forse, prima di inventare leggi contro nemici immaginari o indefinibili, bisognerebbe occuparsi dei problemi reali del Paese, a partire dai trasporti e dai servizi che ogni giorno si fermano nei piazzali delle nostre stazioni.

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