La Trappola della Propaganda sulle Proteste in Italia: Come la Criminalizzazione dei Disordini Cancella la Dignità di Milioni di Lavoratori e Studenti
Dalle autostrade bloccate dai camionisti nel Mezzogiorno alle tendopoli universitarie del Nord: il copione del potere per delegittimare il dissenso pacifico isolando pochi teppisti e riducendo il diritto di sciopero.

di: Mancio
l'Italia dell'ottobre 2026 si ritrova attraversata da un'ondata di mobilitazioni e scioperi che da Nord a Sud sta paralizzando interi settori e piazze cittadine.
A provocare la scintilla di questa mobilitazione diffusa è un combinato disposto di fattori economici e sociali ormai insostenibili: da una parte l'esplosione del caro-carburante, con il prezzo del gasolio schizzato ben oltre i 2,40 euro al litro che ha spinto al fermo gli autotrasportatori, gli agricoltori, i pescatori e le tute blu dell'ex Ilva tra Puglia, Calabria e Sicilia; dall'altra il caro-vita strutturale, l'emergenza abitativa con affitti insostenibili e la cronica mancanza di risorse per l'istruzione pubblica, che hanno portato in piazza centinaia di migliaia di studenti e docenti a Torino, Milano, Bologna e Roma.
Eppure, a fronte di questo enorme Paese che si ferma e chiede ascolto, la risposta dello Stato e del sistema mediatico segue un copione consumato, sempre identico a se stesso.
Il meccanismo della narrazione di Stato: isolare la violenza per infangare la protesta
Così facendo, si cancella la realtà di una mobilitazione enorme che unisce:
- Il camionista della Puglia o della Calabria costretto al blocco perché non riesce più a sfamare la famiglia;
- Il bracciante o l'agricoltore strozzato dai costi del gasolio agricolo;
- Lo studente ventenne a Milano o Torino che dorme in tenda davanti all'ateneo perché incapace di sostenere un affitto da capogiro.
Il ruolo dei "teppisti" e la violenza della manipolazione
Succede puntualmente così: si prende un manipolo di dieci, cento teppisti (senza peraltro porsi la minima domanda su chi siano davvero, da dove arrivino e a nome di chi agiscano, sapendo bene che in contesti simili la presenza di infiltrati o provocatori è una costante storica) e li si trasforma nell'unico volto della manifestazione.
Il fine è trasparente: tappare la bocca a centinaia di migliaia di studenti, lavoratori e cittadini pacifici e non violenti, la cui voce profonda e le cui ragioni reali, ancora una volta, non troveranno alcuno spazio né ascolto nei palazzi del potere.
Certamente, distruggere una libreria, infrangere la vetrina di un piccolo negozio di quartiere o saccheggiarlo sono atti di violenza gratuita, stupida e del tutto inutile, che danneggiano in primis chi protesta civilmente.


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