Il castello di carte di Giorgia: Trump scarica la “vassalla” dopo lo scontro(?) sul Papa
Dal silenzio complice alla condanna tardiva: la Presidente del Consiglio finisce nel mirino del Tycoon. Il voltafaccia di Donald segna il tramonto del patriottismo servile e l'isolamento dell'Italia?
di: Mancio
Il tempo, in politica, non è solo una variabile: è sostanza.
E le nove ore di silenzio di Giorgia Meloni davanti agli attacchi feroci di Donald Trump contro Papa Leone XIV non sono state un’attesa strategica, ma il riflesso di una paralisi etica e politica.
Quando la Presidente del Consiglio ha finalmente deciso di esporsi, lo ha fatto con una nota talmente sbiadita da risultare imbarazzante: una solidarietà al Pontefice che evitava accuratamente di fare il nome dell’aggressore, quell'amico Donald con cui ha costruito anni di narrazione politica.
Solo dopo l’ondata di sdegno dell’opinione pubblica e il pressing delle opposizioni, è arrivata una condanna più esplicita.
Un tentativo maldestro di salvare capra e cavoli: l’elettorato cattolico da una parte e il legame con il leader MAGA dall’altra.
Il risultato?
Un fallimento su entrambi i fronti.
Troppo poco, troppo tardi per una leader che si professa "cristiana" ma che per anni ha omaggiato un uomo che oggi si paragona a una divinità mentre giustifica l’orrore del conflitto con l’Iran.
Il "Clamoroso" voltafaccia: Trump non perdona
Ma la vera deflagrazione è arrivata poco dopo.
Se Meloni sperava che la sua timida presa di posizione passasse inosservata a Mar-a-Lago, si sbagliava di grosso.
Con un tempismo brutale, Donald Trump ha utilizzato le colonne del Corriere della Sera per demolire pubblicamente quella che fino a ieri era la sua principale alleata europea.
Le parole del Tycoon sono un proiettile puntato dritto al cuore del governo italiano:
"Vi piace che la vostra Presidente non faccia nulla per il petrolio?
Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo.
Sono scioccato da lei".
In poche righe, Trump ha ridotto un decennio di "patriottismo" meloniano a carta straccia.
Il messaggio è chiaro: per l’America di Trump, l’Italia non è un partner paritario, ma un "utile vassallo" da tenere al guinzaglio finché serve e da umiliare pubblicamente al primo cenno di disallineamento.
La fine di un'illusione
L’aspetto più amaro di questa vicenda non riguarda solo la gestione diplomatica della crisi religiosa.
La critica che si solleva è più profonda: dov’era la voce della Meloni quando le politiche di Trump e Netanyahu portavano a massacri e tensioni globali?
Il risveglio della Presidente avviene solo quando viene toccato il Cupolone, ignorando anni di "porcate" geopolitiche di cui è stata, col suo silenzio, complice silenziosa.
#Mancioperspective
Oggi, quella stagione di "melonismo a stelle e strisce" si chiude nel modo più umiliante possibile: con un benservito pubblico e senza nemmeno un ringraziamento per i servizi resi.
Restano gli stracci che volano e la consapevolezza che, per il "megalomane" di Palm Beach, il servilismo non garantisce rispetto, ma solo una caduta più rumorosa dal piedistallo della Storia.


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