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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

L’Ungheria si libera di Orbán: crolla il muro del sovranismo, gli "amici" anche di casa nostra sconfitti con lui. Ilaria Salis finalmente libera



Affluenza record per la storica sconfitta del leader di Fidesz: Peter Magyar guida la riscossa europeista mentre si sgretola l'asse internazionale delle destre radicali.


diMancio

L’Europa si è svegliata con un volto nuovo. 
Dopo sedici anni di potere incontrastato, il sistema di potere di Viktor Orbán è stato travolto da un’ondata democratica senza precedenti. 
Quella che sembrava una roccaforte inespugnabile è caduta sotto i colpi di un’affluenza alle urne mai vista prima, segnando la fine di quella che molti definivano la "sciagura" politica del secolo per il continente.

Il terremoto Magyar: il "male minore" che ha sconfitto il satrapo

​A guidare questa storica transizione non è un leader della sinistra tradizionale o un progressista d'area, bensì Peter Magyar
Pur non essendo un profilo ideologicamente vicino alle posizioni liberali, Magyar ha saputo interpretare il desiderio di normalità e di europeismo di un popolo stanco di isolamento e derive autoritarie. 
La sua vittoria a maggioranza assoluta rappresenta oggi il ritorno dello Stato di diritto in un Paese che per decenni è stato considerato una "semi-dittatura" nel cuore dell'Unione.
La caduta di Orbán non è solo un fatto locale. 
È la disfatta del "modello" idolatrato da leader internazionali come Donald Trump e, in Italia, da Giorgia Meloni e Matteo Salvini
Crolla l'icona di una destra estrema, accusata di essere regressiva, misogina e omofoba. 
La democrazia ungherese ha vinto nonostante le ombre di brogli denunciate durante la campagna elettorale, riaccendendo la speranza in un'Europa che abbatte i muri anziché alzarli.

L'effetto domino: il silenzio dei "sovranisti di casa nostra"

​Mentre a Budapest si festeggia la liberazione, a Roma e nelle altre capitali del sovranismo cala un silenzio imbarazzato. 
È difficile oggi rinnegare anni di vicinanza esibita. Ricordiamo i video di sostegno, i viaggi diplomatici e gli "spottoni" elettorali di gennaio, quando Meloni e Salvini celebravano le radici cristiane e il sovranismo accanto a figure come Marine Le Pen, Santiago Abascal e i vertici di AfD.
Non è bastata nemmeno l'ultima mossa di Matteo Salvini, volato a Budapest solo una settimana fa insieme al Vicepresidente USA J.D. Vance (braccio destro di Trump) per tentare di blindare il consenso di Orbán. 
Il risultato è stato un fallimento totale: una disfatta che colpisce l'intera galassia dell'anti-europeismo, smentendo la narrazione di un'invincibilità della destra radicale.

La fine di un incubo: Ilaria Salis è libera

​In questo clima di rinnovamento, arriva la notizia che chiude definitivamente una delle pagine più buie dei rapporti tra Italia e Ungheria: la fine dell'incubo giudiziario per Ilaria Salis
Dopo anni segnati da detenzioni durissime, trattamenti degradanti e violazioni dei diritti fondamentali, il tribunale ungherese ha riconosciuto l'immunità parlamentare europea, ponendo fine a un processo che aveva il sapore della persecuzione politica.
La chiusura del caso Salis non è una concessione benevola del sistema ungherese, ma il trionfo della legalità internazionale su un sistema che usava i ceppi ai piedi per processare gli antifascisti. 
Una "coincidenza fortunata" che vede, nello stesso arco di 24 ore, l'uscita di scena dell'oppressore e la liberazione dell'oppressa.

Un nuovo vento per l'Europa

​L'Ungheria non diventerà una democrazia perfetta dall'oggi al domani, e Magyar non è necessariamente il candidato ideale per tutti, ma la rimozione del peggior leader anti-europeista della storia moderna è un fatto che cambia gli equilibri del continente.

​Oggi l'Europa respira un'aria di normalità. 
La speranza è che questo vento continui a soffiare, spazzando via le retoriche d'odio e riportando al centro i valori del diritto e della dignità umana. 
Un grande giorno per i cinque milioni di ungheresi che hanno scelto il cambiamento, un grande giorno per Ilaria Salis, un grande giorno per tutti noi.

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