Dopo un mese di conflitti e silenzi, l’Italia nega l’uso della base siciliana agli USA: un sussulto di dignità che arriva quando il prezzo politico e umanitario è già altissimo.
di: Mancio
Incredibile, ma vero.
Sembra che
Guido Crosetto si sia improvvisamente destato dal torpore, ricordando di ricoprire il ruolo di Ministro della Difesa di una nazione sovrana.
Il fatto è compiuto: lo scorso venerdì, nel silenzio quasi assoluto rotto solo ora dalle indiscrezioni, il governo italiano ha negato a
Donald Trump l’utilizzo della
base aerea di Sigonella per le operazioni belliche in corso.
Forse è per questo che il cielo sopra l'Italia è plumbeo da giorni?
Uno shock meteorologico per uno shock politico.
Un mese di macerie prima del "Gran Rifiuto"
Bene, anzi "benino".
Perché se è vero che la mossa segna un punto a favore della dignità nazionale, non si può ignorare il tempismo.
È servito un mese intero di ostilità, una scia di sangue infinita, disastri economici senza precedenti e una crisi energetica epocale prima che Roma trovasse il coraggio di voltare le spalle a Washington.
Siamo arrivati a questo punto dopo settimane di balbettii istituzionali, silenzi che sanno di complicità e castronerie diplomatiche.
Eppure, alla fine, anche questo governo ha dovuto tracciare una linea.
Il cortocircuito della destra e il fattore Sánchez
Mentre la notizia si diffonde, assistiamo allo spettacolo grottesco dei sostenitori della destra che, sui social, reclamano applausi e medaglie al valore. Sono gli stessi che, fino a ieri, deridevano il premier spagnolo
Pedro Sánchez.
Quando Madrid ha scelto la via del rigore e dell'autonomia, è stata etichettata come "ingenua", "populista" o "folle".
Oggi scopriamo che la strada di Sánchez era percorribile anche per noi.
Bastava avere statura politica e coraggio, doti che — come insegnava
Manzoni per bocca di
Don Abbondio — se uno non le ha, non può certo darsele da solo.
Arrivare ora, a partita ampiamente compromessa, appare quasi tardivo, ai limiti del grottesco.
Ma, in un deserto di valori, dobbiamo accontentarci del "meglio tardi che mai".
Il fantasma di Craxi e le differenze col passato
È inevitabile che in queste ore riemerga il paragone con la celebre crisi di Sigonella del 1985, quando Bettino Craxi schierò i Carabinieri contro la Delta Force americana. Tuttavia, occorre estrema cautela:
- Il contesto di allora: Nel 1985 si trattava del sequestro della Achille Lauro. Craxi difendeva il primato della legge italiana su un atto di terrorismo avvenuto in territorio nazionale, in un equilibrio precario tra fedeltà atlantica e autonomia nel Mediterraneo.
- La realtà di oggi: Oggi ci muoviamo in uno scenario di guerra globale frammentata, dove le violazioni del diritto internazionale sono all'ordine del giorno e le pressioni di Trump mettono a dura prova la tenuta dei trattati bilaterali.
È un’altra storia, un altro mondo.
Eppure, il nocciolo resta lo stesso: la necessità di un risveglio della dignità nazionale.
Se questo "no" basterà a cambiare la rotta dell'Italia o se resterà un episodio isolato nel mare della sottomissione, lo dirà solo il tempo.
Per ora, resta l'istantanea di un governo che, per una volta, ha scelto di non obbedire in silenzio.
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