Il naufragio di Hormuz: l'azzardo di Trump trascina il Medio Oriente verso il baratro
Il fallimento dei negoziati di Islamabad segna l'inizio di un blocco navale dagli esiti imprevedibili: tra minacce atomiche e crisi energetica, l'Occidente si spacca mentre l'Iran resta fermo sulle sue posizioni.
di: Mancio
Il sipario è calato nel peggiore dei modi sui negoziati di Islamabad, confermando i timori dei più scettici.
La scorsa notte, il vicepresidente degli Stati Uniti Jd Vance ha abbandonato il tavolo delle trattative, imbarcandosi sull’Air Force Two verso Washington e lasciando dietro di sé le macerie di quello che doveva essere un accordo di pace con l’Iran.
L’ultimatum e lo stallo diplomatico
- Cessazione immediata di ogni aggressione e delle sanzioni economiche.
- Ufficializzazione del pedaggio per il transito nello Stretto di Hormuz.
- Ratifica degli accordi tramite le Nazioni Unite.
Dall'altra parte, la strategia di Trump, che ha inviato Vance con il compito (fallito) di guadagnare tempo per evitare un pantano militare simile a un nuovo Vietnam, sembra essersi ritorta contro la Casa Bianca. Mentre il consenso interno per Trump crolla a livelli che ricordano il Watergate di Nixon, l’amministrazione americana appare vittima di un mix di dilettantismo e presunzione occidentale.
Il blocco di Hormuz e la crisi energetica
Un Occidente diviso
Il fronte libanese e la mediazione italiana
Parallelamente, resta aperta la ferita del Libano, dove Israele continua a colpire in violazione del diritto internazionale, ignorando i tentativi di tregua.
L’Italia cerca di ritagliarsi un ruolo di mediatore: il ministro degli Esteri Antonio Tajani, attualmente a Beirut, ha confermato l'impegno italiano per favorire i colloqui tra Israele e Libano previsti negli Stati Uniti, sottolineando l'urgenza di un esito positivo per evitare il collasso totale della regione.
#Manciopensiero: La fine di un'illusione?
Questa crisi potrebbe segnare il punto di non ritorno per la politica estera dell'era Trump.


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