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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Fiammate in Medio Oriente: Attacco ad Hebron e Maxi Blocco dell'IDF in Cisgiordania, Esplosioni a Riad e Rimpatrio delle Cinque Attiviste Italiane

Netanyahu ordina l'isolamento dell'area di Hebron dopo un attentato a due soldati e minaccia un'operazione senza precedenti dal 1967. La Giordania colpita da un attacco armato contro una chiesa, mentre in Arabia Saudita scattano gli allarmi per i blitz Houthi.

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Benjamin Netanyahu Hebron Cisgiordania IDF Riad Houthi attiviste italiane Farnesina.

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di: Mancio  

Il quadro geopolitico e di sicurezza in Medio Oriente torna a surriscaldarsi drammaticamente su molteplici fronti, in una spirale di violenza e tensione che desta fortissima preoccupazione a livello internazionale. Tra blitz militari in Cisgiordania, attacchi con droni o missili nella Penisola Arabica, il ritorno dello spettro del terrorismo fondamentale e delicate dinamiche diplomatiche ed elettorali, la regione vive ore di altissima volatilità.

​L'attentato ad Hebron e l'annuncio della maxi-operazione israeliana

​A far precipitare la situazione nei Territori Palestinesi Occupati è stato un sanguinoso attentato avvenuto ad un posto di blocco militare israeliano nei pressi di Hebron. 
Il bilancio dell'attacco conta due soldati delle forze armate israeliane (IDF) uccisi e due feriti, mentre i due attentatori palestinesi sono stati neutralizzati sul posto dalle forze di sicurezza.
Adesso, però, badiamo alle definizioni:
Territori Palestinesi Occupati.
Quindi alla fine chi ha sempre ragione?
Chi sta difendendo casa sua?
Senza contare l'infinito genocidio perpetuato dagli assassini israeliani alle popolazioni palestinesi.
E soprattutto non è anche questa una scusa per giustificare la risposta (o presunte tale)? 
Questo assassino se li fa da solo gli attentati (facendo morire anche i suoi connazionali) per poi poter sterminare tutti, nessuno mi può togliere dalla testa questa convinzione.

​La risposta del Governo guidato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu è stata immediata e di estrema durezza. 
Recatosi sul luogo del blitz a soli quattro giorni da importanti appuntamenti elettorali, il premier ha annunciato la chiusura totale e l'isolamento della Cisgiordania, dando ordine alle truppe dell'IDF di fare ingresso in forze ad Hebron ed avviare l'evacuazione forzata dei residenti in diversi settori. 
Netanyahu ha preannunciato un'azione militare imminente, definendola "un'operazione su vasta scala come non se ne vedevano dai tempi della Guerra dei Sei Giorni del 1967".

​Ad inasprire il clima politico interno contribuiscono le dichiarazioni del Ministro delle Finanze d'ultradestra Bezalel Smotrich, che ha evocato aperta la necessità di applicare una "campagna militare in stile Gaza" orientata ad erodere fino allo smantellamento le strutture dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP).

​Ondata di arresti e la denuncia della Palestinian Prisoners' Society

​Mentre i mezzi corazzati dell'IDF recintano Hebron e diverse località limitrofe, le forze di sicurezza israeliane hanno condotto un'estesa retata notturna tra venerdì e sabato. 

Secondo quanto reso noto dalla Palestinian Prisoners' Society (PPS) — la Ong che monitora le condizioni dei detenuti nei territori —, sono stati effettuati circa 70 arresti diretti in svariati governatorati della Cisgiordania, nel quadro di un piano di interrogatori e perquisizioni che sta coinvolgendo centinaia di cittadini palestinesi (alcuni dei quali successivamente rilasciati).

​Le organizzazioni internazionali e la comunità civile denunciano l'escalation di sofferenza a danno della popolazione locale, sottolineando come le prolungate operazioni di forza e il blocco delle attività economiche rischino di far precipitare la crisi umanitaria ed i diritti umani al di fuori dei riflettori mediatici globali.

​Rientrate in Italia le 5 attiviste trattenerne in Cisgiordania

​In questo contesto d'emergenza si è felicemente conclusa la vicenda che ha visto coinvolte cinque attiviste italiane fermate in Cisgiordania dalle autorità di sicurezza israeliane durante le recenti operazioni di pattugliamento.

​La Farnesina ha confermato ufficialmente che il rimpatrio delle connazionali si è svolto con successo. Prima dell'imbarco, i funzionari dell'Ambasciata d'Italia a Tel Aviv hanno potuto effettuare una formale visita consolare presso la struttura aeroportuale: le cittadine italiane sono apparse in buone condizioni fisiche ed è stato loro consentito l'uso dei telefoni cellulari per mettersi in contatto con i rispettivi legali ed i familiari.

​Tensione a Riad per gli attacchi Houthi e terrore in Giordania

​Le scosse della crisi mediorientale si estendono oltre la Palestina:

  • ​Arabia Saudita: Nelle prime ore del mattino due forti esplosioni sono state avvertite a Riad, la capitale saudita. La Protezione Civile del Regno ha attivato il sistema di allerta precoce per avvisare la popolazione del rischio di incursioni aeree legate agli attacchi condotti dai ribelli Houthi dello Yemen. Gli stessi Houthi hanno tuttavia smentito categoricamente l'accusa di aver tentato attacchi diretti verso i luoghi santi di La Mecca e Medina.
  • ​Giordania: Lo spettro del terrorismo torna ad insanguinare il paese confinante, dove un commendoche si richiama alla matrice jihadista dell'Isis ha compiuto un sanguinoso attacco armato contro una chiesa a Amman durante la celebrazione di un funerale, causando sei morti e diversi feriti tra i presenti.

​💭 #Manciopensiero conclusivo

​La situazione in Medio Oriente ha superato ogni limite ammissibile. 
Vedere l'ennesima escalation di violenza in Cisgiordania, con interi quartieri evacuati ad Hebron ed annunci di operazioni militari sulla falsariga del 1967 o di Gaza, fa comprendere quanto la politica internazionale sia ostaggio dell'estremismo. 
Mentre la diplomazia mondiale resta paralizzata, la popolazione civile paga il prezzo più alto di una guerra permanente. 
Accogliamo con grande sollievo il ritorno a casa delle cinque attiviste italiane, ma l'attenzione della comunità internazionale non deve calare: tacere di fronte al massacro quotidiano di diritti e vite umane è una forma di complicità che la storia non perdonerà a nessun governo.

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