Mentre i media mainstream celebrano "l'esportazione della democrazia" a colpi di Delta Force, il mondo reale si spacca. Dall’ONU ai governatori USA, cresce la resistenza contro il nuovo imperialismo di Washington. E l'Europa? Naufraga tra il coraggio di pochi e il servilismo di molti.
Quando affermo che mi piace l'idea di viaggiare nel tempo, mi riferisco all'ipotetica possibilità di visitare il passato o la curiosità di vedere come sarà l'umanità tra qualche anno.
Non intendo voler riportare il pianeta agli anni del colonialismo o alla legge della giungla.
Se gli eventi continuano ad evolversi(?) in questa maniera, probabilmente il futuro nemmeno lo troveremmo.
La legge del più forte, il rifiuto di tutte le leggi, il potere assoluto....
Queste sono le armi che vuole mettere in campo (in tutti i sensi)
Donald Trump e quello causerà l'autodistruzione di ogni diritto, di ogni democrazia e nella peggiore(?) delle ipotesi l'estinzione.
Troppo catastrofico?
Dipende da chi racconta gli eventi che ci stanno trascinando nel baratro e da chi ha la forza o semplicemente la voglia di mettere in discussione quanto accade.
La narrazione tossica e il "taglia-e-cuci" mediatico
Da giorni assistiamo a un bombardamento mediatico a senso unico.
I telegiornali, con in testa quella che molti ormai definiscono "
Telemeloni", ci propinano immagini di piazze festanti e venezuelani che inneggiano a Donald Trump come a un liberatore.
Queste realtà esistono, certo, soprattutto tra le comunità di
esuli in Italia e Spagna che hanno sofferto sotto
Maduro e a cui va il massimo rispetto umano.
Tuttavia, ciò che il servizio pubblico "dimentica" di mostrare sono le migliaia di persone che, in queste stesse ore, occupano le strade del
Venezuela per gridare l'esatto opposto.
Omettere questa parte di popolo non è solo un errore professionale: è una falsificazione della realtà funzionale a una narrazione politica disonesta.
L'ONU gela la destra: "Un attacco illegale"
A smontare l'entusiasmo della destra di casa nostra ci ha pensato
l'ONU.
L'azione statunitense è stata definita una violazione dei principi fondamentali del
diritto internazionale: la responsabilità per le violazioni di Maduro (certamente reali e gravi) non può essere sanzionata con un intervento militare unilaterale.
L'ONU avverte: la militarizzazione derivante dall'
attacco di Trump non farà che peggiorare il deterioramento dei diritti umani che il Paese vive da un decennio.
Il fronte interno: Trump e il rischio guerra civile
L'instabilità non riguarda solo
Caracas.
Negli Stati Uniti la tensione è alle stelle.
Il governatore del
Minnesota,
Tim Walz, ha compiuto un gesto senza precedenti: ha allertato la
Guardia Nazionale dello Stato per proteggere il territorio dalle incursioni dei paramilitari dell'
ICE (l'agenzia federale per l'immigrazione) sguinzagliati da Trump.
Dopo l'uccisione di Renee Nicole Good a
Minneapolis, Walz è stato perentorio:
"Le truppe del Minnesota rispondono allo Stato, non a Trump". Un braccio di ferro che profuma di
crisi costituzionale e, nei timori di molti, di guerra civile.
La satira come lente d'ingrandimento: il caso Kimmel
In questo scenario distopico, la satira di
Jimmy Kimmel mette a nudo l'assurdità del potere.
Nel suo ultimo monologo, Kimmel ha paragonato l'invasione del Venezuela alla trama del film
Wag the Dog (
Sesso e Potere): creare una guerra per distrarre l'opinione pubblica da scandali interni (come i file di Epstein).
Tra il sarcasmo sul nome dell'operazione ("Absolute Resolve", che sembra uscito da
ChatGPT) e le frecciate sul petrolio, Kimmel ha ricordato che Maduro è un dittatore, ma che la "cura" di Trump rischia di essere un veleno peggiore del male.
Il casting per la Presidenza e il Nobel "barattato"
Trump, con il piglio di un giudice di un talent show, ha bocciato la sua candidatura alla presidenza del Venezuela, ufficialmente per mancanza di consenso, realmente per gelosia: non le ha perdonato di aver vinto il
Nobel per la Pace a ottobre, premio che lui ritiene suo di diritto.
La risposta della Machado è stata una delle pagine più basse della politica recente: si è detta disposta a "cedere" il Nobel a Trump per compiacerlo.
Un servilismo che trasforma un riconoscimento umanitario in un becero bottino di guerra.
L'Europa divisa: tra schiene dritte e scendiletti
Mentre Giorgia Meloni sembra "sdraiarsi" sulle posizioni di Washington e leader come Merz o Starmer scelgono il silenzio dell'obbedienza, due voci si alzano fuori dal coro:
- Pedro Sanchez: Il premier spagnolo ha condannato fermamente l'attacco, definendolo un precedente pericoloso dettato dalla sete di risorse naturali. Pur non riconoscendo Maduro, Sanchez rifiuta la legittimità di un'azione militare illegale.
- Emmanuel Macron: Davanti ai suoi ambasciatori, il Presidente francese ha attaccato l'imperialismo neocoloniale di Trump, invitando l'Europa a non farsi calpestare, a difendere il mercato unico e a reinvestire nell'ONU per evitare che le grandi potenze si spartiscano il mondo a loro piacimento.
#Manciopensiero conclusivo
La verità va raccontata tutta.
Si può odiare Maduro e allo stesso tempo condannare un golpe che calpesta il diritto internazionale.
La dignità politica si misura nella capacità di non abbassare la testa, una dote che oggi sembra scarseggiare a Roma, ma che resiste ancora in quegli angoli di mondo e di politica che non accettano di trasformarsi nello scendiletto di un nuovo imperatore.
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