L’uccisione di Renee Nicole Good per mano dell’ICE scatena la rivolta dei sindaci e dei governatori. Da New York al Minnesota, la resistenza civile e militare si schiera contro i rastrellamenti federali.
L’ombra di una nuova stagione di violenza e scontro sociale si allunga sugli Stati Uniti.
Quello che è accaduto a Minneapolis non è solo un fatto di cronaca nera, ma il detonatore di una bomba politica che sta lacerando il tessuto democratico americano.
In un clima di vera e propria "caccia al migrante" alimentato dalla retorica della nuova amministrazione Trump, una donna di 37 anni, Renee Nicole Good, è rimasta uccisa, freddata da un agente federale.
La dinamica: Esecuzione o difesa?
I fatti, documentati da video che smentiscono la versione ufficiale, descrivono una scena brutale. Durante una retata dell’
ICE (Immigration and Customs Enforcement), Renee Nicole Good si trovava al volante della propria auto.
Nel tentativo di allontanarsi dal luogo delle operazioni, è stata raggiunta da uno sparo a bruciapelo esploso attraverso il finestrino da un agente federale.
Nonostante il Presidente Trump abbia immediatamente liquidato l'episodio come un atto di "
legittima difesa" — arrivando a incolpare la "sinistra radicale" per il caos — e la Ministra della Sicurezza
Kristi Noem abbia parlato di "terrorismo sventato", le immagini raccontano un’altra storia: non c’è stato alcun tentativo di investimento, nessuna minaccia imminente.
Solo una donna che cercava di fuggire da un clima di terrore.
Chi era Renee Nicole Good
Il tentativo di infangare la vittima, dipingendola come una pericolosa
sovversiva, si scontra con la realtà della sua vita.
Renee era una poetessa, laureata in letteratura inglese e madre di tre figli.
Attivista instancabile per i diritti civili, la comunità LGBTQI+ e i migranti, era la moglie di un noto leader della comunità locale.
Chi l’ha conosciuta la descrive come un pilastro di empatia e accoglienza.
La strategia di "criminalizzazione della vittima" appare come un tragico déjà-vu di quanto accaduto anni fa con
George Floyd, proprio nella stessa città.
La rivolta dei Sindaci: "Fuori da Minneapolis"
La reazione della politica locale è stata senza precedenti per durezza e determinazione.
Il sindaco di Minneapolis,
Jacob Frey, è apparso visibilmente scosso e furioso davanti alle telecamere, lanciando un ultimatum senza appello alle forze federali:
"Andatevene da Minneapolis! State seminando il caos e uccidendo la nostra gente. Non vi vogliamo."
Frey ha accusato l’ICE di distruggere l’economia, la cultura e la sicurezza della città, trasformando residenti di lunga data in bersagli di una persecuzione politica.
Sulla stessa linea si è schierato
Zohran Mamdani, sindaco di New York, che ha risposto con i fatti: la
Grande Mela ha ufficialmente interrotto ogni collaborazione con l’ICE.
La polizia di New York (
NYPD) non condividerà più dati, risorse o supporto logistico per i rastrellamenti, revocando gli accordi anche per il carcere di
Rikers Island.
"Difendere gli immigrati significa difendere New York", ha dichiarato Mamdani, blindando la città contro le espulsioni di massa.
Il Minnesota schiera la Guardia Nazionale
L'escalation più significativa arriva però dal Governatore del Minnesota, Tim Walz. In una mossa che sfida apertamente l'autorità federale, Walz ha allertato la Guardia Nazionale dello Stato non per assistere l’ICE, ma per arginarne e contenerne le azioni.
Richiamando il principio dell'autonomia degli Stati, Walz ha ricordato a Donald Trump che quelle truppe rispondono al Governatore e non alla Casa Bianca.
È un segnale fortissimo: il Minnesota è pronto a frapporre le proprie forze armate per proteggere i propri cittadini dalle incursioni del governo centrale.
Un Paese spaccato
L'America si ritrova oggi divisa tra chi invoca la "legge e l'ordine" a colpi di espulsioni e chi tenta di preservare lo Stato di diritto e i diritti umani fondamentali.
Mentre Washington preme sull'acceleratore delle retate anti-migranti, le città santuario e i governatori progressisti alzano le barricate.
La morte di Renee Nicole Good non sembra destinata a passare sotto silenzio.
È diventata il simbolo di una resistenza che non accetta la trasformazione della democrazia americana in un
regime di sorveglianza e persecuzione razziale. La battaglia per la giustizia è solo all'inizio.
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