Mentre la politica nostrana ignora l’appello di Fratoianni sulle basi NATO, Jimmy Fallon demolisce Trump in diretta TV. Il confronto impietoso tra il coraggio di Sánchez e l’immobilismo di Via della Scrofa.
di: Mancio
C’è qualcosa di profondamente paradossale, quasi stupido, nel servilismo che caratterizza l’attuale panorama politico italiano.
Un atteggiamento che diventa ancora più stridente se confrontato con quanto accade oltreoceano o a pochi passi da noi, in Europa.
In un contesto dove
la NATO sembra aver smarrito la propria funzione originaria,
l’ONU appare paralizzata e l’Europa fatica a trovare una voce comune,
Donald Trump prosegue imperterrito per la sua strada, curando esclusivamente i propri interessi.
Eppure, un esempio di dignità arriva dalla Spagna di
Pedro Sánchez.
Che abbiamo già citato in diversi articoli, sulla questione.
Il leader di
Sinistra Italiana e AVS, presentatosi davanti a
Montecitorio, ha lanciato un appello diretto e senza sconti alla Presidente del Consiglio
Giorgia Meloni: seguire l’esempio di Madrid e negare immediatamente l’uso delle basi militari italiane agli
Stati Uniti per le operazioni di bombardamento contro l’
Iran.
L'appello di Fratoianni: "Un sussulto di dignità"
Le parole di Fratoianni sono state nette: condannare il carattere illegale dell’aggressione unilaterale statunitense e garantire che l'Italia non venga trascinata in una
guerra per procura.
"Tiri fuori un po' di chiarezza e dignità", ha incalzato il leader di sinistra.
Tuttavia, il pessimismo regna sovrano: nonostante si tratti di posizioni dettate dal buon senso, la percezione è che il Governo Meloni resterà sordo a queste richieste.
Il problema, forse, non è la mancanza di "Sánchez" nell’opposizione italiana, ma il fatto che l’elettorato non sembri ancora pronto a premiarli con il voto.
Il muro di "TeleMeloni" e la censura culturale
Se la politica tace, la cultura non sta meglio.
In Italia, artisti, giornalisti e perfino quelli che si definiscono influencer sembrano trovarsi davanti a un muro invisibile ma d'acciaio.
Quella che molti definiscono "
TeleMeloni" pare aver bandito termini come "genocidio" o qualsiasi forma di solidarietà verso
Gaza.
Criticare apertamente
Israele o l'amministrazione Trump nei salotti della TV di Stato è diventato un tabù.
Non serve nemmeno una censura formale: l'esclusione sistematica di chiunque osi contrastare la linea di governo e il suo ossequio verso i potenti di turno è già realtà.
Il paradosso USA: la lezione di Jimmy Fallon
L'ironia della sorte vuole che proprio nel cuore dell'impero, negli Stati Uniti,
la libertà di parola goda ancora di una salute ferocissima.
Nonostante i tentativi di ritorsione legale e la pressione della Casa Bianca, c’è chi non ha paura di ridicolizzare il potere.
Al
Tonight Show, il conduttore ha letteralmente demolito Donald Trump e la sua decisione di attaccare l’Iran.
Attraverso una finta intervista costruita con risposte pre-registrate del tycoon, Fallon ha messo a nudo l'assurdità della situazione:
Alla domanda su cosa avesse in testa durante l'ordine di attacco, il Trump di Fallon ha risposto con un surreale: "Bing bing bong bong bing".
Interrogato sui piani post-bellici o sul via libera del Congresso, le risposte sono passate dal "Neanche un po'" a una serie di "No" categorici.
Il momento di massima tensione (e comicità) è arrivato quando, alla domanda su cosa volesse distruggere davvero, la risposta è stata: "Gli Epstein files", scatenando l'apoteosi del pubblico.
Fallon ha poi chiuso il cerchio con una battuta fulminante sulla strategia di "difesa preventiva" di Trump: "Ho attaccato l'Iran perché credevo stessero per attaccarci... ed è per questo che prenderò la Groenlandia prima che loro prendano noi".
#Manciopensiero conclusivo
Mentre in America la satira disarma il "gangster del mondo" mostrandone le fragilità e le contraddizioni, in Italia ci si scontra con una realtà di autocensura e timore referenziale.
Il confronto resta amaro: da una parte un leader spagnolo che agisce e un comico americano che parla; dall’altra, un silenzio istituzionale che sembra consumare ogni residuo di sovranità nazionale.
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