Giù le mani dai Martiri della Giustizia e dalla Costituzione
Mancano poche ore al silenzio elettorale e la battaglia per il Referendum sulla Giustizia sta toccando vette di cinismo mai viste prima.
Il tentativo più odioso è stato quello di "arruolare" post-mortem
Paolo Borsellino come testimonial del SÌ.
Uno sciacallaggio che ha costretto il fratello,
Salvatore Borsellino, a un intervento durissimo per ristabilire la verità storica.
Il "Golpe" secondo Salvatore Borsellino
"Mio fratello temeva che la separazione delle carriere portasse i magistrati sotto l'influenza del potere politico", ha dichiarato Salvatore, definendo "un'oscenità" il richiamo a Falcone e Borsellino per sostenere questa riforma.
Il fratello del giudice ucciso in
via D'Amelio non ha usato mezzi termini: definire oggi i magistrati un "plotone d'esecuzione" (come fatto dalla Bartolozzi) mentre furono loro a finire sotto il fuoco dei killer, è un insulto che fa rivoltare le viscere.
Per Salvatore Borsellino, questa riforma non è un normale passaggio democratico, ma un vero e proprio
attentato alla Costituzione.
Dalle "feste di compleanno" allo sfregio di Palazzo Madama
Mentre il fronte del NO argomenta sui principi, il fronte del SÌ scivola in motivazioni che sfiorano il ridicolo o l'eversivo.
La giornalista
Annalisa Chirico ha teorizzato che la riforma serva a impedire che giudici e
PM "vadano alle stesse feste o prendano il caffè insieme". Distruggere sette articoli della Carta per regolare la vita sociale dei magistrati?
Una tesi che ha lasciato senza parole perfino un uomo di legge e cultura come
Gianrico Carofiglio.
Ma il punto più basso è stato toccato dalla seconda carica dello Stato.
Invitare come ospiti d'onore i genitori a cui sono stati tolti i figli per gravi carenze igieniche e cognitive non è solo un assist elettorale disperato: è uno schiaffo ai
giudici minorili che lavorano sotto scorta e uno sfregio alle istituzioni stesse. Un "abuso di ignoranza" per raccattare voti sulla pelle dei minori.
La Resistenza Civile: Fuorisede e Donne in prima linea
Eppure, dove il governo mette ostacoli, i cittadini costruiscono ponti.
Nonostante i sotterfugi per impedire ai
fuorisede di votare, oltre 20.000 studenti e lavoratori hanno reagito con un atto di resistenza legale: si sono iscritti come rappresentanti di lista per poter votare nei comuni dove vivono.
Una lezione di partecipazione che dimostra quanto il Paese reale sia più avanti di chi lo governa.
Parallelamente, è arrivato il potente appello di oltre 1700 donne della cultura e dello spettacolo — da Anna Foglietta a Fiorella Mannoia — che hanno firmato un manifesto per il NO.
Spiegano che difendere l'autonomia della magistratura è una battaglia femminista: solo un giudice davvero indipendente può garantire la tutela dei diritti di genere contro le derive ideologiche della politica.
Il traguardo finale
Stiamo arrivando alla fine di questo viaggio.
I testimonial del SÌ — tra Nordio, Bartolozzi, Sallusti e Chirico — si sono rivelati, paradossalmente, i migliori alleati del NO, mettendo a nudo la natura vendicativa e parziale di questa riforma.
Il 22 e 23 marzo la scelta è tra chi vuole una giustizia ridotta a questione di "caffè e compleanni" e chi vuole onorare la memoria di chi, per quella giustizia indipendente, ha dato la vita.
Dopo lo scempio della Famiglia nel bosco a Palazzo Madama, serve ancora un'altra ragione per andare a votare NO?
L' analisi che si sta cercando di portare avanti, qui su Manciolandia, chiaramente parte dal presupposto che un'idea di voto in chi scrive già c'è,a c'è anche la voglia di argomentare.
Ovviamente La parola finale sarà quella delle ora urne. #Manciopensiero
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verso il Referendum:👇🏼
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I giorni del voto e risultato
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