Dalla vittoria legale sul quesito alla discesa in campo di intellettuali e artisti: perché il fronte del NO sta rimontando il Governo.
di: Mancio
Il clima politico italiano sta vivendo una scossa elettrica.
I sondaggi, che inizialmente vedevano il fronte del SÌ in vantaggio, mostrano ora un sorpasso storico: secondo
YouTrend, con un’affluenza stimata sotto il 50%, il
NO sarebbe al 51,1%. Ma come siamo arrivati a questo punto?
La "Clamorosa Bocciatura" in Cassazione
La prima vera crepa nel piano governativo è arrivata dalle aule giudiziarie.
La
Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei comitati per il NO, imponendo un cambio radicale del quesito referendario.
Il governo aveva presentato una formula vaga, quasi "ingannevole"; ora, grazie al lavoro di 15 giuristi coordinati dall’avvocato
Carlo Guglielmi e alla spinta di
500.000 firme raccolte a tempo di record, la scheda sarà chiara.
Conterrà i riferimenti diretti agli articoli e ai commi della Costituzione che il SÌ vorrebbe cancellare.
Una vittoria della trasparenza che avrebbe potuto far slittare il voto ad aprile, scombinando i piani di chi sperava in un’elezione "sottotono" e poco informata.
Le Voci del Dissenso: Barbero, Gassmann e la "Gogna" Mediatica
Il dibattito si è infiammato grazie a interventi che hanno bucato lo schermo.
Lo storico
Alessandro Barbero, con la sua consueta lucidità, ha smontato la propaganda governativa in pochi minuti.
"La riforma non serve a separare le carriere (che sono già separate di fatto), ma a distruggere il
CSM così come lo hanno voluto i padri costituenti," ha spiegato Barbero.
Il professore ha evidenziato come il sorteggio dei membri togati ridurrebbe la magistratura a un organismo debole, dove il peso delle nomine politiche diventerebbe schiacciante, riportandoci pericolosamente verso un modello di controllo dell'esecutivo sulla giustizia tipico degli stati autoritari.
La risposta della destra non si è fatta attendere: una vera e propria gogna social, fatta di insulti e tentativi di delegittimazione ("faccia lo storico, non il giurista"). Solidarietà è arrivata anche dal costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, che ha definito "scandaloso" l'attacco a Barbero, ricordando che la sua "svista" sul ruolo del governo nelle nomine parlamentari è in realtà una verità politica: in questo Parlamento, la maggioranza ratifica senza discutere i voleri dell'esecutivo.
Accanto a lui, Alessandro Gassmann ha richiamato l'eredità morale della Resistenza: "Chi vuole cambiare la Costituzione oggi non ha le qualità di chi l'ha scritta". Anche per lui, il trattamento è stato lo stesso: attacchi feroci dai quotidiani d'area.
Sorteggio e "Attori a Caso": L'Ironia di Giovanni Storti
Incredibilmente efficace è stato il messaggio di
Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo). Con un video geniale, ha paragonato il sorteggio dei magistrati alla scelta a sorte del cast di un film:
"Vi sembra sensato scegliere i collaboratori estraendoli dall'urna? È un azzardo pericoloso".
Un'analogia semplice che ha colpito nel segno, portando la discussione fuori dal tecnicismo giuridico.
La Chiesa e la Magistratura di Frontiera
Anche il mondo cattolico e quello inquirente hanno fatto sentire la propria voce:
- Cardinale Matteo Zuppi: Pur senza dire esplicitamente "NO", ha difeso l'autonomia e l'indipendenza della magistratura come eredità preziosa dei padri costituenti, invitando i fedeli a un voto informato.
- Nicola Gratteri: Il procuratore ha denunciato Fratelli d’Italia per aver usato un suo vecchio video (manipolato) per scopi elettorali. Gratteri è stato durissimo: "Voteranno SÌ gli indagati, gli imputati e la massoneria deviata". Parole riferite specificamente al contesto calabrese, ma che gli hanno attirato l'ira di Nordio, che è arrivato a metterne in dubbio le capacità psico-attitudinali.
Il Paradosso: Quando il SÌ fa campagna per il NO
Infine, a dare una mano al fronte del dissenso ci pensano i promotori del SÌ stessi.
Da un lato Alessandro Sallusti, che ha associato chi vota NO ai manifestanti che aggrediscono i poliziotti; dall'altro Matteo Salvini, che definisce "complici degli speronatori" di Ong chi non sostiene la riforma.
A completare il quadro, l'endorsement di
CasaPound per il SÌ, che per molti elettori moderati e antifascisti rappresenta il segnale definitivo per barrare la casella opposta.
Conclusione
Il referendum non è più una pratica burocratica.
È diventato uno scontro di civiltà giuridica.
Da una parte chi vuole "estrarre a sorte" la giustizia, dall'altra chi – tra storici, attori, preti e magistrati – chiede di proteggere l'equilibrio dei poteri.
E tu, dopo aver ascoltato le ragioni di Barbero e Gratteri, pensi che il sorteggio sia una soluzione o un pericolo?
Continua a seguire la nostra cavalcata verso il voto qui su Manciolandia.
#Manciopensiero
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