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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Non è vero che l'erba cattiva non muore mai, ma lo fa troppo tardi... L’Eredità dell’Odio: Il Funerale della Memoria e il Santino di Umberto Bossi.



​Mentre l’Italia si lancia nell’ennesima, ipocrita beatificazione post-mortem, è necessario squarciare il velo di retorica su un uomo che ha avvelenato il pozzo della convivenza civile, lasciandoci in dote il disastro del federalismo fiscale e l’ascesa del populismo salviniano.

diMancio

È andato in scena l’atto finale del solito, stucchevole copione italiano: la morte che lava i peccati e trasforma il fango in oro. 

Con la scomparsa di Umberto Bossi, è partita la macchina della santificazione laica
Sentiamo parlare di "padre costituente", "grande visionario", "interprete del popolo". 
Ma siete (perché siamo non lo dirò mai specialmente in questo caso) rincoglioniti o cosa?

La realtà è un'altra, e ha il sapore amaro di trent’anni di insulti, razzismo becero e gestione privatistica della cosa pubblica.

​Se il cordoglio umano per la famiglia potrebbe pure essere un atto di civiltà, al quale neanche mi voglio associare, (che famiglia può essere quella di Bossi?) l’agiografia politica è un insulto all'intelligenza. Perché Umberto Bossi non ha "cambiato il Paese": lo ha peggiorato, frammentato e incattivito, sdoganando un linguaggio che ha reso l'odio una categoria politica accettabile. 

Già la santificazione di Berlusconi è stata veramente una cazzata, ma lì non ho dovuto trascendere eccessivamente.

Bossi proprio no.... Non ci siamo ...

​Il curriculum del "Senatur": tra vilipendio e razzismo

​Non permettiamo che i fiori secchi delle corone funebri coprano i fatti. 
Bossi è l’uomo che ha usato il Tricolore come carta igienica, che ha alzato il dito medio davanti all’Inno di Mameli e che ha dato del "terùn" a un Presidente della Repubblica
E di tutto questo si è anche lamentato quando è stato giustamente condannato.
O almeno se ho tradotto bene quei grugniti e suoni animaleschi e cacofonico (nel senso di caco, non il vero significato della parola) con i quali si esprimeva, sembrava si lamentasse.
Non erano "folklore" o "provocazioni": era il disprezzo sistematico per l'unità nazionale, condannato persino dalla Cassazione.

​Il suo intero impero politico è stato edificato sulla discriminazione

Dai meridionali paragonati agli africani che "straripano", alle sparate omofobe sui "culatt*ni", fino alla violenza verbale contro le donne

Senza dimenticare le minacce armate: le pallottole a 300 lire, i fucili pronti, la secessione sbandierata come una clava contro lo Stato. 

Un leader che non ha esitato a evocare il sangue per raccogliere voti tra seguaci spesso pronti a bere l'acqua del Po come fosse un sacramento, in un delirio collettivo che ha ridotto la politica a una rissa da bar.

​Il disastro del Federalismo Fiscale e l’ombra dei diamanti

​Dobbiamo a lui e alla sua ostinazione il cosiddetto federalismo fiscale, quel pasticcio legislativo che ci ha ridotto a un Paese a due velocità ancora più marcate. 

Fu il "contentino" (di Berlusconi) concesso per placare le sue mire secessioniste, un compromesso al ribasso che ha scardinato i principi di solidarietà nazionale senza portare alcuna reale efficienza, ma solo burocrazia e disuguaglianza.

​E mentre i suoi sostenitori urlavano "Roma Ladrona", nelle stanze del potere leghista si consumava il banchetto. 
Il tesoretto da 49 milioni di euro sparito nel nulla, i lingotti d'oro, i diamanti in Tanzania, le lauree comprate in Albania per figli palesemente inadeguati e le ristrutturazioni edilizie pagate con i soldi dei contribuenti. 
Questo è stato il "cerchio magico": una gestione padronale di fondi pubblici che avrebbe fatto arrossire anche la più vecchia delle nomenclature.

​Da Bossi a Salvini: la staffetta dell'incompetenza

​Non si può ignorare che è stato proprio Bossi a spianare la strada a Matteo Salvini

Se oggi l'Italia deve subire le giravolte nazionaliste di un Ministro che fino a ieri insultava il Sud e oggi cerca voti in Sicilia, lo dobbiamo a chi ha creato quel mostro politico chiamato Lega. 

Nonostante le critiche tardive di Bossi alla "svolta nazionale" del suo successore, la radice rimane la stessa: un populismo becero che cambia nemico (ieri i meridionali, oggi gli immigrati e l'Europa) ma mantiene lo stesso metodo basato sulla pancia e sull'ignoranza.

​Il dovere di non dimenticare

​Dimenticare tutto questo in nome del "rispetto per il defunto" non è un gesto di pietà, ma di complicità. 

La verità non si seppellisce. 
Umberto Bossi lascia un’Italia più divisa, più volgare e istituzionalmente più debole. 
Ricordarlo per ciò che è stato davvero — un politico che ha costruito la propria carriera sulla demolizione del senso civico — è l'unico modo per onorare le milioni di persone che per decenni sono state bersaglio della sua bile.
​La storia non è un santino. 
E quella di Bossi è scritta col veleno.

​#Manciopensiero

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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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