Referendum: Tra il "Sogno" della P2 e l'Attacco Frontale ai Giudici
Giorgia Meloni scende in campo con un video-fiume, ma l'ombra del Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli pesa sulla riforma.
di: Mancio
La "Libertà" secondo Palazzo Chigi
Nel suo lungo monologo, la premier ha pronunciato parole che hanno fatto sobbalzare giuristi e costituzionalisti. Sostenere che la riforma serva a "liberare la magistratura dai condizionamenti della politica" appare a molti come un paradosso logico: come può una riforma nata per dividere le carriere, indebolire il CSM e introdurre un’Alta Corte di nomina in parte politica, rendere i giudici più liberi?
Il sospetto, alimentato dalle cronache degli ultimi tre anni, è che l'autonomia difesa dal governo sia a "senso unico".
La destra sembra non aver mai digerito l'indipendenza di quei magistrati che hanno applicato le leggi su dossier caldi: dai centri in Albania alla gestione dei migranti, dal fine vita al progetto del Ponte sullo Stretto.
L'Endorsement Scomodo: Il "Sogno" di Licio Gelli
Due Schieramenti, Due Visioni
La "cavalcata" verso le urne ci mette davanti a una scelta di campo che va oltre il tecnicismo:
- Da una parte: Storici come Barbero, intellettuali come Augias, magistrati in prima linea come Gratteri e la stragrande maggioranza dei giuristi indipendenti.
- Dall'altra: La propaganda governativa e l'eredità ideologica della P2.
Non si tratta di stare "con i giudici" a prescindere, ma di difendere il ruolo che la Costituzione assegna loro: quello di un potere terzo, non piegato al "capoultras" di turno.
Mai come oggi la magistratura è stata così sotto attacco, e mai come oggi il voto del 22-23 marzo sembra una scelta tra la democrazia dei pesi e contrappesi e un passato che speravamo di aver sepolto.
Alla luce di queste "coincidenze" col piano della P2, vi sentite ancora sicuri che l'obiettivo sia solo l'efficienza dei tribunali?
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