Il blocco della processione del Cardinale Pizzaballa rivela il volto di una teocrazia che non risparmia i simboli sacri, mentre l’indignazione della politica appare tardiva e parziale.
di: Mancio
La Domenica delle Palme non è solo una ricorrenza per i fedeli; è un cardine che scandisce il tempo e le tradizioni di tutti, credenti e non.
È un momento in cui la storia e la spiritualità si intrecciano in luoghi che appartengono all'umanità intera.
L'incidente e il simbolo
Non si tratta solo di un ostacolo burocratico, ma di un vero e proprio "schiaffo" a oltre un miliardo di cattolici.
Colpire Pizzaballa, figura di riferimento e ponte per la popolazione palestinese, significa colpire il cuore simbolico di una ricorrenza che dovrebbe parlare di pace, ma che si è trasformata nell'ennesima dimostrazione di forza di quello che appare come un regime liberticida.
L'integrazione dei fatti: un clima di tensione costante
L'episodio si inserisce in un contesto di restrizioni crescenti.
Fonti locali confermano che quest'anno il numero di permessi rilasciati ai cristiani della
Cisgiordania per raggiungere
Gerusalemme è stato drasticamente ridotto rispetto agli anni precedenti, trasformando la
Città Santa in una zona blindata.
La gestione dell'ordine pubblico da parte delle
autorità israeliane è stata duramente criticata dalle autorità religiose cristiane, che denunciano una sistematica erosione dello
Status Quo dei luoghi santi.
L'ipocrisia della politica
L'indignazione espressa da figure istituzionali, tra cui la Presidente Meloni che ha definito l'accaduto "un'offesa ai credenti", solleva interrogativi profondi sulla coerenza internazionale.
Dove si posava lo sguardo della politica quando a Gaza veniva negato non solo il diritto al culto musulmano, umiliato ripetutamente, ma il diritto stesso all'esistenza?
L'orrore non può avere un colore religioso: la violenza e il sopruso sono tali sia quando colpiscono i cristiani sia quando devastano la popolazione di Gaza.
#Manciopensiero Conclusivo
Il Cardinale Pizzaballa ha ribadito spesso che il ruolo dei cristiani è restare testimoni di verità anche sotto l'oppressione.
La solidarietà va a lui e a chi, come Padre Ielpo, ha subito questa vergogna.
Resta però il disprezzo per un modo di governare che sembra correre su binari paralleli rispetto alla pace, destinati a non incontrarsi mai.
Se non si comprenderà che questo modus operandi è una minaccia per ogni libertà, quando decideremo di agire potrebbe essere ormai troppo tardi.
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