Pedro Sánchez non si piega: oltre al no alle basi militari per Trump, la Spagna chiude ufficialmente i propri cieli a ogni mezzo logistico o militare coinvolto nelle operazioni belliche in Iran.
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Il Premier spagnolo traccia una linea invalicabile contro l'escalation in Medio Oriente, negando sorvoli e rifornimenti aerei per impedire qualunque complicità, diretta o indiretta, nel conflitto
di: Mancio
Mentre il resto del continente sembra scivolare verso un’apatica accondiscendenza, esiste un confine, quello spagnolo, dove la politica estera ha ripreso ad avere una spina dorsale.
Il muro contro l'asse Trump-Netanyahu
In un momento in cui molti leader sembrano competere per il titolo di miglior "gregario" di Donald Trump e Benjamin Netanyahu — figure folli e criminali la cui gestione dei conflitti sta spingendo il mondo sull'orlo del baratro — Sánchez ha scelto una via diametralmente opposta.
Le critiche piovute dai settori più conservatori e dai sostenitori delle "fake news" nostrane, che avevano già cantato vittoria ipotizzando un presunto cedimento di Madrid di fronte alle pressioni della Casa Bianca, si sono schiantate contro la realtà dei fatti.
Chi sperava in un passo indietro del leader socialista ha dovuto fare i conti con una smentita sonora e clamorosa: Sánchez non solo non ha ceduto, ma ha rilanciato con una mossa senza precedenti.
Cieli chiusi: La neutralità attiva della Spagna
Non si tratta solo del già noto "no" all'utilizzo delle basi americane sul suolo spagnolo, ma di un blocco totale:
- Respingimento dei piani di volo: Ogni rotta legata a operazioni militari in territorio iraniano viene sistematicamente negata.
- Stop ai rifornimenti: Il divieto colpisce anche gli aerei cisterna, pilastro fondamentale per le operazioni a lungo raggio.
Un leader fuori dal coro
Mentre altrove ci si interroga su come compiacere i nuovi equilibri di potere a Washington o Tel Aviv, la Spagna agisce come uno Stato sovrano che mette l'etica e il rifiuto della guerra davanti al calcolo geopolitico di breve termine.
Ammirare questa coerenza non è una scelta di parte, ma il riconoscimento di una leadership che, nel panorama desolante dell'attuale Europa, appare come l'unica degna di questo nome.
Trovate voi le differenze con il resto del continente; i fatti, per ora, parlano da soli.


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