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Addio ai veleni di Martucci, "Chiudiamo la discarica" insiste: la sentenza del Consiglio di Stato sancisce la chiusura definitiva. Battaglia vinta per l'Associazione e stop totale alle discariche entro il 2027.

 


L'analisi giuridica dell'Avvocato Colapinto conferma la fine dell'era dei rifiuti in Contrada Martucci: il termine perentorio del 31 dicembre 2025 è scaduto senza riattivazioni, rendendo inefficaci le previsioni del Piano Regionale e segnando il passaggio alla fase di bonifica e messa in sicurezza della falda.


diMancio

Sulla vicenda della discarica in Contrada Martucci regna da sempre un clima di forte incertezza, alimentato da interpretazioni contrastanti. 

Anche questa volta è stato così.
Se in un primo momento l'associazione "Chiudiamo la Discarica Martucci" e diversi organi di stampa avevano diffuso una notizia dai toni trionfalistici, parlando di una vittoria definitiva, dall'altra parte c'è stato chi ha interpretato diversamente.

​Il nodo della sentenza

​Il Consiglio di Stato si è espresso confermando una precedente linea del TAR, ma il verdetto non coinciderebbe con la chiusura definitiva auspicata dai comitati. In breve:

  • Cosa chiedevano i ricorrenti: Gli avvocati avevano individuato alcuni punti deboli (i cosiddetti "cavilli") all'interno del Piano Regionale dei Rifiuti, impugnandoli con l'obiettivo di rendere illegittima la parte del piano che riguarda Martucci e bloccare così l'uso delle vasche.
  • La risposta dei giudici: La richiesta di annullamento non è stata accolta, ma per un motivo tecnico. Poiché nel corso del 2025 la Regione Puglia ha provveduto a modificare e sostituire proprio quelle parti del Piano oggetto della disputa, i giudici hanno dichiarato la "cessata materia del contendere".
Quindi tradotto suonerebbe come: 
Non siamo di fronte a una sentenza che dichiara l'area di Martucci inidonea o chiusa per sempre. Semplicemente, il "bersaglio" legale contro cui i comitati stavano combattendo non esiste più perché è stato cambiato dalla Regione.

E quindi, in quale situazione ci troviamo?

L'Associazione "Chiudiamo la Discarica Martucci" ha voluto, allora, cercare di fare chiarezza con un altro comunicato ed ha insistito con la sua versione, secondo la quale si chiude ufficialmente uno dei capitoli più tormentati della storia ambientale pugliese. 

La parola "fine" sulla vicenda della discarica di Contrada Martucci non arriva solo dalle grida di protesta dei cittadini, ma è scolpita nel marmo di una sentenza del Consiglio di Stato pubblicata lo scorso 11 marzo. 

L’Associazione "Chiudiamo la Discarica Martucci", guidata dal Presidente Dott. Vittorio Farella, ha diffuso una nota di straordinaria rilevanza che, supportata da un dettagliato parere legale dell’Avv. Filippo Colapinto (patrocinante per il GRIG e sostenuto dall’Avv. Ascanio Amenduni), chiarisce una volta per tutte la portata del verdetto: il Lotto II è chiuso per sempre.

Il verdetto: perché la giustizia ha dato ragione al territorio

​Nonostante i tentativi di alcuni "esegeti" e detrattori di minimizzare la portata della sentenza, i fatti giuridici sono "adamantini". 

Il cuore della questione risiede nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani (PRGRU) del 2021. Tale piano prevedeva la possibilità di riattivare il Lotto II di Martucci, ma subordinava questa eventualità a condizioni rigidissime e, soprattutto, a un termine cronologico invalicabile: il 31 dicembre 2025.

​Le attività investigative e geognostiche necessarie non sono state completate nei tempi previsti, e l'autorizzazione ambientale non è mai arrivata a causa di criticità tecniche irrisolte. 

Con lo spirare della "deadline" di fine 2025, le disposizioni che avrebbero potuto tenere in vita la discarica hanno perso ogni efficacia giuridica. 
In gergo tecnico, si è verificata la "cessazione della materia del contendere" per sopravvenuta carenza di interesse: l'Associazione ha ottenuto il risultato sperato (il blocco della discarica) semplicemente attraverso il decorso del tempo e l'efficacia dissuasiva delle proprie battaglie legali.

L'analisi tecnica dell'Avvocato Colapinto

​Nel suo parere datato 27 marzo 2026, l'Avv. Filippo Colapinto scompone la sentenza in quattro punti chiave per sgombrare il campo da ogni dubbio:

  1. Inefficacia del Piano Regionale: Le previsioni del Piano Regionale del 2021 non erano astratte, ma legate a un cronoprogramma perentorio. Non essendo stato rispettato, il Piano non ha più potere "propulsivo". Non si può riaprire ciò che il tempo ha legalmente sigillato.
  2. Assenza di Proroghe: Non esistono atti della Regione Puglia o di AGER che abbiano prorogato il termine del 2025. Il silenzio dell'amministrazione e l'incompiutezza delle indagini sul Lotto III hanno sancito la morte burocratica del progetto di riapertura.
  3. Vittoria dell'Interesse Collettivo: L'Associazione non ha mai cercato risarcimenti economici, ma solo la tutela ambientale. Poiché il rischio di riapertura è svanito, l'azione giudiziaria ha raggiunto il suo "obiettivo pratico".
  4. Il 2027 come traguardo finale: Anche qualora la Regione volesse tentare nuove strade legislative, l'Avvocato ricorda che maggio 2027 l'intero impianto complesso dovrà chiudere per legge, rendendo qualsiasi nuovo investimento o tentativo di riapertura del tutto antieconomico e politicamente impraticabile.

Dalla protesta alla proposta: la "Fase 2"

​L'Associazione non abbassa la guardia. 
Il Presidente Vittorio Farella ha annunciato che, incassata la vittoria sulla chiusura, la lotta entra ora nella sua fase più delicata: la messa in sicurezza dell'Area Vasta.

Non basta che i cancelli restino chiusi; è necessario intervenire per fermare l'inquinamento delle falde acquifere e bonificare un terreno che per decenni ha sopportato il carico di "veleni" dell'industria dei rifiuti.

Contesto e prospettive

​La vicenda Martucci è stata per anni al centro di inchieste giudiziarie e mobilitazioni popolari che hanno unito i comuni di Conversano, Mola di Bari, Polignano a Mare e Rutigliano. 

La conferma che il Lotto II non riaprirà è un segnale potente per l'intera Puglia: la stagione delle discariche in aree geologicamente fragili e vicine ai centri abitati è giunta al tramonto.

​Mentre alcuni organi di stampa avevano sollevato dubbi sull'effettiva portata della decisione del Consiglio di Stato, la nota dell'Avv. Colapinto mette un punto fermo: i giudici hanno dichiarato l'improcedibilità del ricorso proprio perché l'Associazione ha già vinto sul campo. Non c'è più nulla da annullare perché l'atto impugnato è diventato cenere giuridica.

​I "fatti valgono più delle illazioni", conclude l'Associazione. ,
E i fatti oggi dicono che Martucci sta finalmente per essere riconsegnata alla natura e alla sicurezza dei suoi cittadini.

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