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L’Italia della destra tra affari, veleni social e neofascismo: l’affresco di Report che fotografa un Paese rassegnato



Le ultime inchieste di Sigfrido Ranucci svelano la fitta rete di potere, propaganda occulta e conflitti di interessi del governo. Ma il vero dramma è l'assuefazione morale di un'opinione pubblica che non si scandalizza più.


di: Mancio   

L’ultima puntata di Report ha lasciato i telespettatori sbigottiti, ma paradossalmente non stupiti. 
Chiunque abbia seguito le due poderose inchieste firmate da Luca Bertazzoni e Giorgio Mottola – che di fatto si integrano in un unico, grande spaccato antropologico e politico – si è trovato di fronte all’ennesima conferma di come l'attuale potere della destra-destra italiana sia strutturato su una quantità abnorme di conflitti di interessi, trame di potere, affari opachi e dinamiche di familismo amorale.

​Le ricostruzioni giornalistiche hanno unito i puntini di uno scenario che, per chi frequenta e osserva quotidianamente lo spazio digitale, era in parte intuibile, ma che non era mai stato esposto in modo così organico e dettagliato. 

Al centro del reportage emerge il ruolo sistemico della galassia degli influencer di destra, impegnati in una costante opera di avvelenamento del dibattito pubblico. 
Attraverso pagine di presunta satira – rivelatesi in realtà veri e propri strumenti di propaganda occulta controllati dal partito – viene orchestrato il fango mediatico per colpire e "manganellare" avversari politici, intellettuali, voci critiche e giornalisti indipendenti.

​A questo si aggiungono i legami mai recisi tra Fratelli d’Italia e i movimenti dell’estrema destra neofascista, le pesanti ingerenze ideologiche e finanziarie del sovranismo ultraconservatore statunitense e un lucroso business legato al merchandising identitario.

​Il mirino sui giornalisti e il destino del Servizio Pubblico

​L’inchiesta di Mottola, durata oltre un'ora e focalizzata sulle dinamiche di potere attorno alla figura di Ignazio La Russa e sui legami tra frange della destra e la criminalità organizzata (come il clan Senese), spiega anche le ragioni delle ripetute tensioni tra i vertici della Rai e la redazione del programma. In una televisione pubblica dove l'informazione indipendente viene progressivamente marginalizzata, il giornalismo d'inchiesta di Report rappresenta un’anomalia, un "neo" da estirpare per chi concepisce la Rai non come Servizio Pubblico, ma come megafono governativo.

​I fatti emersi sarebbero sufficienti per scatenare immediate interrogazioni parlamentari e richieste di chiarimento politico. 
Invece, la reazione collettiva si riduce al solito copione: l'indignazione mattutina sui social, la rabbia passeggera e la rassegnata consapevolezza che nulla cambierà, nessuna testa cadrà e nessuna conseguenza politica avrà luogo.

​La nota positiva resta l'esistenza di sacche di resistenza professionale come Sigfrido Ranucci e la sua squadra, capaci ancora di fare giornalismo d'inchiesta senza sconti. Quella drammatica, invece, è la diagnosi sul Paese: un'Italia moralmente assuefatta, politicamente arresa e incapace di reagire davanti alla perdita di dignità delle proprie istituzioni.

​Il contesto dell'inchiesta e le reazioni

​Per comprendere appieno la portata di quanto trasmesso, è necessario inserire l'inchiesta nel contesto delle recenti dinamiche politiche e giudiziarie che coinvolgono la destra italiana:

  • La macchina del fango digitale e il caso della "Bestia" meloniana: Le indagini giornalistiche hanno svelato come la galassia di profili social apparentemente spontanei sia in realtà coordinata da figure vicine ai dipartimenti comunicazione dei partiti di maggioranza. Questo sistema non si limita alla propaganda, ma attiva campagne di delegittimazione mirata contro i cronisti che indagano sul potere, configurando una strategia di pressione psicologica e reputazionale.
  • I legami con l'alt-right USA e i network sovranisti: Il legame con il mondo conservatore americano (dal CPAC alle fondazioni pro-life e pro-armi) si traduce non solo in una convergenza ideologica, ma anche nell'adozione di tecniche di comunicazione polarizzante e, talvolta, in finanziamenti indiretti attraverso network internazionali che sostengono l'agenda sovranista in Europa.
  • Le pressioni su Report e la vigilanza Rai: La striscia di querele temerarie e i continui richiami in Commissione di Vigilanza Rai nei confronti di Ranucci confermano un clima di assedio attorno alla trasmissione. Le inchieste che toccano la seconda carica dello Stato (La Russa) o i nodi di potere romano dimostrano come il giornalismo d'inchiesta sia rimasto l'ultimo vero contropotere in un panorama editoriale fortemente normalizzato. 
Insomma niente di nuovo sotto il sole, ma poi sarei io quello esagerato.

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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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