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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

L’orrore di Modena, la speculazione politica e la lezione della "razza umana": storia di una strage evitata grazie a eroi senza frontiere.



Dalla follia criminale al coraggio di passanti italiani e stranieri: piazza Grande si mobilita contro il razzismo e la propaganda. Il sindaco Mezzetti: «Fermato da un’immagine plastica della nostra società, gli sciacalli non ci dividono»


di: Mancio   

Sabato pomeriggio il terrore ha squarciato il cuore di Modena
Un uomo alla guida della propria vettura si è scagliato a folle velocità contro la folla, trasformando una giornata normale in un teatro di sangue, violenza e vittime. 
L’autore della tentata strage si chiama Salim El Koudri, un cittadino italiano nato a Seriate, ma con origini marocchine, da anni in cura per gravi e accertati problemi psichiatrici. 
Un dettaglio fondamentale che definisce il perimetro della follia clinica, ma che è stato immediatamente sacrificato sull'altare della convenienza elettorale.

​La macchina della propaganda e lo sciacallaggio politico

​Mentre la città era ancora sotto shock e piangeva le vittime di una violenza inaudita, la macchina politica della destra xenofoba ha impiegato appena cinque minuti per cannibalizzare il dramma. 
Il vicepremier Matteo Salvini e la Lega hanno subito etichettato il colpevole come "criminale di seconda generazione", utilizzando le sue origini per rilanciare la retorica dei permessi di soggiorno revocabili e soffiare sul fuoco del razzismo più becero.
Una narrazione che non solo ha ignorato deliberatamente la patologia psichiatrica dell'attentatore, ma che ha mostrato una palese doppia morale: lo stesso schieramento politico, infatti, non aveva proferito mezza parola sul brutale omicidio di Bakary Sako, perpetrato da criminali "di primissima generazione". 
Come se l'origine etnica fosse un parametro per misurare la criminalità o per concedere patenti di cittadinanza.

​I "supereroi" della realtà: il coraggio di Luca Signorelli

​A smontare i teoremi della propaganda, però, ci ha pensato la realtà dei fatti. 
Se il bilancio della strage non è stato ancora più drammatico, lo si deve a un gruppo di cittadini trasformatisi in supereroi. 
Il primo a intervenire è stato Luca Signorelli, un modenese che ha letteralmente rischiato la vita. Mentre prestava soccorso ai feriti, Signorelli si è accorto che El Koudri stava tentando la fuga a piedi. Senza esitare, si è lanciato al suo inseguimento insieme a cinque passanti.
L'inseguimento si è fatto drammatico quando El Koudri è riapparso da dietro una fila di auto armato di coltello. 
Signorelli lo ha affrontato corpo a corpo, rimediando due fendenti: uno alla testa e uno, sventato per un soffio, vicinissimo al cuore. 
Ancora grondante di sangue davanti alle telecamere, l'uomo ha dichiarato con lucidità: “Non so se l’abbia fatto apposta, sembra che fosse sotto l’effetto di alcool o droga, comunque non in condizioni normali”
Un gesto di eroismo puro che merita il massimo riconoscimento da parte dello Stato.

​Gli eroi invisibili alla destra: Osama e Mohammed Shalaby

​Ma Signorelli non era solo. 
Accanto a lui, a bloccare e disarmare l'attentatore, c’erano alcuni cittadini stranieri – immigrati egiziani e pakistani – che hanno messo a repentaglio la propria incolumità per salvare vite italiane. 
Tra loro spiccano Osama Shalaby, muratore di 56 anni, e il figlio Mohammed di 20.

​I due, residenti in Italia da trent'anni ma ancora privi di cittadinanza, hanno affrontato la lama di El Koudri. “Non abbiamo avuto paura, siamo egiziani, abbiamo paura solo di Dio”, hanno raccontato con disarmante umiltà, aggiungendo un desiderio semplice: “Spero che il mio gesto serva a qualcosa. Il nostro sogno è una casa popolare in cui vivere tutti insieme con la famiglia”.

​Questi uomini rappresentano il cortocircuito della retorica leghista. 
Non compariranno mai nei post di Salvini perché la loro esistenza demolisce anni di narrazione sugli "invasori". 
Persino la Premier Giorgia Meloni, scesa a Modena per un abbraccio scenografico a favore di telecamere con l'eroe italiano Luca Signorelli, si è guardata bene dallo stringere la mano ai quattro cittadini egiziani e pakistani, confermando la triste logica degli eroi di "serie A" e "serie B".

​La risposta di Piazza Grande e la lezione del Sindaco Mezzetti

​La risposta più potente è arrivata dalla società civile. Più di 5.000 persone sono scese in Piazza Grande a Modena per esprimere solidarietà alle vittime e ribellarsi all'odio, al grido di "Restiamo umani".

​Sul palco della manifestazione, il sindaco di Modena Massimo Mezzetti ha compiuto il gesto istituzionale che il governo ha evitato: ha invitato e premiato pubblicamente Osama e Mohammed Shalaby, restituendo dignità al Paese e offrendo una replica magistrale al "ministro della paura": 

​“In quei video c’è l’immagine plastica di cosa è oggi la nostra società. 
Cittadini italiani e cittadini stranieri che insieme, con un enorme senso civico e di coraggio, l’hanno affrontato e bloccato. 
Chi alimenta incendi e semina divisioni e odio non fa parte della nostra comunità. 
Generalizzare il fatto che tutti gli stranieri siano dei criminali da rimandare a casa è una castorneria degna soltanto di sciacalli. 
E il problema non è che dobbiamo inasprire le pene, dobbiamo garantirle le pene. 
E chi le deve garantire se non chi governa questo Paese?”
Modena e la società delle persone civili in genere, non si piegano alla strumentalizzazione. 
Da un lato resta la cronaca di un folle criminale, dall'altro la certezza che la sicurezza e il coraggio civile non hanno colore, né passaporto, ma appartengono a un'unica appartenenza: la razza umana.

 

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