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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Il 25 Aprile 2026 parla genovese grazie al trionfo civile di Silvia Salis che prima onora il "Presidente Partigiano" e poi fa un'orazione da Liberazione.



Dalla cittadinanza onoraria a Sandro Pertini all'orazione laica per il 25 aprile: la Sindaca rivendica le radici antifasciste della città e sfida le critiche della sinistra identitaria.



di: Mancio  

Genova non è una città come le altre quando si parla di Resistenza, e Silvia Salis sembra averlo compreso nel profondo. 
Negli ultimi giorni, la prima cittadina — spesso finita nel mirino di certa sinistra che la accusa di non essere "abbastanza di parte" — ha firmato due atti che resteranno nella storia politica della Superba, restituendo centralità alla figura di Sandro Pertini e alla natura intransigente della Liberazione.

​L'abbraccio a Sandro Pertini: Genova ha un nuovo cittadino

​Il percorso verso il 25 aprile è iniziato con una decisione di forte spessore sostanziale: il conferimento della cittadinanza onoraria a Sandro Pertini
Non si è trattato di un semplice omaggio postumo, ma del riconoscimento di un legame viscerale. 
Pertini, ligure di nascita ma genovese d'adozione nello spirito, fu l'uomo che contribuì a liberare la città per ben due volte: prima durante la lotta partigiana e poi nel 1960, durante le storiche rivolte contro il governo Tambroni.

​Nelle parole di Silvia Salis, questo atto rappresenta un "abbraccio" a un uomo che ha respirato l'aria dei caruggi e incarnato la proverbiale testardaggine genovese. 

La Sindaca ha voluto ricordare il Pertini "europeista" del confino, quello che vedeva nell'unione dei popoli l'unico argine alle "gelosie nazionali". 

Citando il celebre monito del Presidente — “Si svuotino gli arsenali, si colmino i granai” — Salis ha ribadito che Genova non dimentica chi ha speso la vita per la democrazia, pagando con il carcere e il confino la propria fedeltà alla libertà.

​L'orazione del 25 aprile: "Una festa di tutti, ma non per tutti"

​Se la cittadinanza a Pertini è stata il preludio, l'orazione pronunciata durante le celebrazioni della Liberazione è stata il culmine politico. 
Con la fascia tricolore indosso, Silvia Salis ha pronunciato parole che hanno scosso l'opinione pubblica, mettendo fine alle ambiguità retoriche.

​La Sindaca ha voluto dedicare un passaggio fondamentale al coraggio delle donne, pilastro spesso silenzioso della Resistenza, per poi addentrarsi nel cuore del dibattito attuale: 

"Il 25 aprile è la Festa della Liberazione sì, per tutti, ma non di tutti."

Un concetto potente, che traccia una linea netta tra chi scelse la libertà e chi, ancora oggi, fatica a rinnegare la "parte sbagliata della Storia". 
Salis ha respinto con forza l'idea che l'antifascismo sia un concetto "anacronistico" o "divisivo", etichette spesso utilizzate da chi tenta di equiparare le vittime ai carnefici.

​Essere partigiani oggi

​Per Silvia Salis, essere partigiani nel 2026 non è un esercizio di memoria archeologica, ma una pratica quotidiana. 
L'antifascismo si traduce nel rifiuto della sopraffazione del più debole, nella condanna della violenza contro le donne e nell'opposizione a chi usa la forza per schiacciare i popoli.

​IL concetto della Sindaca è chiaro: non basta celebrare una data sul calendario. 
Genova, attraverso la sua guida, ha ribadito che la libertà va difesa scegliendo ogni giorno da che parte stare. 
Una lezione di coerenza che, paradossalmente, arriva proprio da quella sindaca che molti consideravano troppo moderata, e che invece ha saputo onorare il 25 aprile con una fermezza che pochi altri rappresentanti delle istituzioni hanno saputo mostrare.

A me piace molto questa donna e credo che oggi  tanti hanno un po' di invidia per Genova. 
Si potrebbe prendere esempio 

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