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| Tutte le foto sono di Sabino Guardavaccaro |
Il successo della commedia del Gruppo "San Giustino Russolillo" conferma il talento del cast e della regia di Antonio Panzini, che annuncia a sorpresa il suo addio alle regia. Un evento di solidarietà che cura l'anima e celebra la tradizione molese.

di: Mancio
MOLA DI BARI – C’era molta attesa, lo avevamo scritto e lo avevamo percepito durante la scoppiettante conferenza-show alla Pro Loco:
Mola di Bari si preparava a ridere...
E così è stato.
Qui su Manciolandia avevo scritto prima di vedere questa rappresentazione:👇🏼
Dopo il debutto dello scorso 17 aprile e le prime repliche, possiamo dirlo con certezza: tutto quello che avevamo anticipato si è avverato, e anche di più.
Un’esperienza curativa per lo spirito
Definire “JE D’ASSE’ PACCE” una semplice commedia sarebbe, oggi più che mai, riduttivo. Chi ha avuto il privilegio di sedersi tra le poltrone dell’Auditorium della Parrocchia SS. Trinità si è ritrovato proiettato in un'altra dimensione.
È uno spettacolo che ha il raro merito di donare una serenità profonda, permettendo allo spettatore di lasciare fuori dalla porta ogni problema quotidiano. Quell’ingresso in sala alle 20:00 non è solo l’inizio di una serata a teatro, ma l’accesso a una "bolla" temporanea, quasi curativa per lo spirito e per l’anima, dove la risata diventa medicina.
Un cast strepitoso e una regia magistrale
Non vi era alcun dubbio sulla resa scenica, conoscendo la mano di chi ha scritto e diretto la commedia e il valore degli interpreti, ma vederli all’opera è stato emozionante.
Il cast ha dato corpo e anima a figure indimenticabili con una spontaneità disarmante.
Le dinamiche tra Peppino Dipierro (Nicola) e Pino Digiorgio (Filippo) sono state esilaranti, così come il contrappunto offerto da Ketty Parente (Teresa) e Antonio Mazzotta (Saverio).
La forza comica di Marcello Moccia (Beniamino) e Antonio Pietanza (Simone) ha tenuto il ritmo altissimo, supportata dalla bravura di Vito Luigi Affatati (Mario) e Letizia Pappadopoli (Giuseppina).
Perfetti nei loro tempi comici anche Francesca Boccuzzi (Bettina) e Marco Buonsante (l’Inquilino).
Tutti insieme, sotto la guida sapiente di Antonio Panzini, hanno trasformato il dialetto molese in un linguaggio universale di gioia, riportando in vita modi di dire e spaccati di cultura locale che rischiano di affievolirsi, ma che qui brillano di una luce nuova e attualissima.
La #Mancioriflessione
Tutto questo mi ha portato a riflettere ed a cercare qualcosa di diverso dalle disamine solite.
È affascinante come spesso cerchiamo di mettere una distanza di sicurezza tra noi e la
commedia in vernacolo, bollandola come un nostalgico ritratto di "come eravamo".
Diciamo a noi stessi che quel mondo non ci appartiene più, eppure la smentita arriva puntuale non appena scoppiamo a ridere.
Se non fossimo ancora profondamente intrisi di quella cultura, di quegli archetipi e di quel linguaggio, quelle battute cadrebbero nel vuoto.
La risata è, in fondo, un atto di riconoscimento.
Prendiamo ad esempio un’opera come Je d'assè pacc: nonostante l'uso del dialetto, la narrazione è immersa nel presente.
Non è una rievocazione storica; ci sono i cellulari, ci sono i riferimenti a locali che frequentiamo ogni giorno, c'è la vita di oggi.
C'è addirittura un escamotage narrativo dell'autore per sensibilizzare sulle truffe agli anziani.
Il vernacolo non è un fossile, ma un filtro colorato attraverso cui guardiamo la nostra contemporaneità.
L'aspetto più incredibile, però, è la fisicità dell'esperienza teatrale.
Quando in scena si susseguono giri di birre comprate, rubate o scommesse, la reazione non è solo mentale. Non stai solo elaborando un concetto; ti viene una sete reale, quasi bruciante.
Questo demolisce l'idea del teatro come esercizio puramente intellettuale: l'arte è una forza che scuote il corpo, che ti fa sentire vivo e, in questo caso, decisamente assetato.
La notizia "shock": l'addio di Antonio Panzini
Tuttavia, tra un applauso e l'altro, è arrivata una dichiarazione che ha scosso il pubblico e l'ambiente culturale molese.
Il regista Antonio Panzini ha infatti annunciato che questa sarà la sua ultima commedia scritta e diretta. Un annuncio "shock" per una figura storica del teatro locale, che ha spiegato di ritenere giusto passare il testimone a chi dovrà raccogliere questa eredità in futuro.
Una decisione che ammanta lo spettacolo di un valore ancora più simbolico: è il culmine di una carriera dedicata alla valorizzazione della tradizione popolare, almeno per quanto riguarda l'aspetto teatrale..
Vedremo come si evolveranno le cose, intanto godiamoci questo viaggio.
Solidarietà e prossime date
Non va dimenticato il nobile fine dell'iniziativa: il ricavato della vendita dei biglietti sarà interamente devoluto in beneficenza per sostenere la mensa parrocchiale, un gesto concreto che unisce il nutrimento dell'anima a quello materiale per chi ne ha più bisogno.
L’entusiasmo è tale che la caccia al biglietto è diventata da subito frenetica ed è proseguita con il passare dei giorni.
Siamo ormai nell'imminenza delle prossime tre date: 1, 2 e 3 Maggio 2026.
Visto lo straordinario successo e il fatto che moltissime richieste non potranno essere soddisfatte nell'immediato, l'organizzazione ha confermato che si sta già lavorando per inserire ulteriori repliche più in là nel tempo, per permettere a tutti di godere di questo spettacolo indimenticabile.
L'invito resta valido per chi è riuscito ad assicurarsi un posto: il sipario si alza alle 20:30 (ingresso ore 20:00) presso il Teatro Parrocchiale SS. Trinità. Preparatevi a ridere, a riflettere e a dimenticare il mondo fuori. Perché, come dice il titolo, un pizzico di "follia" è il modo migliore per affrontare la vita.
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