Le cose non sono mai quello che sembrano ©. Clicca sull'immagine.

Le cose non sono mai quello che sembrano ©.           Clicca sull'immagine.
Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

La Leggenda di Lula: Riconquistato il Brasile per la Quarta Volta. Sconfitto Flávio Bolsonaro, Trionfa la Democrazia contro l'Estrema Destra.

Dalla povertà del Pernambuco alle vette del potere globale: a quasi 81 anni il vecchio operaio ribalta i sondaggi al ballottaggio, batte le ingerenze di Trump e la dinastia Bolsonaro, riaccendendo la speranza per il movimento progressista.

​

​


di: Mancio  

​Il mondo della politica internazionale vive una giornata storica che riconcilia con i valori fondamentali della democrazia e del riscatto sociale. Contro ogni pronostico della vigilia, affrontando le ingerenze delle potenze straniere e l'intero blocco dell'estrema destra mondiale, Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto le elezioni presidenziali ed è stato eletto per la quarta volta Presidente del Brasile.

​Una vittoria straordinaria, arrivata alla vigilia dell'ottantunesimo compleanno del leader della sinistra (nato il 27 ottobre 1945), che segna un primato assoluto: Lula è il primo uomo ad essere eletto quattro volte alla guida del gigante sudamericano ed l'unico candidato nella storia del Paese ad aver ribaltato l'esito del primo turno dopo essere stato staccato di oltre due milioni di voti.

​La parabola di una vita: dalla fame in fabbrica alle vette della nazione

​La storia di Lula non è una semplice carriera politica, ma una vera e propria epopea umana. 
Nel 1952, a soli sette anni, il piccolo Luiz affronta tredici drammatici giorni di viaggio sul cassone di un camion insieme alla madre, Dona Lindu, e ai suoi sette fratelli, lasciando la miseria del Pernambuco alla volta dello Stato di San Paolo. 
Cresciuto in condizioni di profonda povertà — ammassati in una stanza con altre quattro famiglie —, Lula inizia a lavorare a 12 anni come lustrascarpe e fattorino, fino ad entrare in fabbrica come tornitore meccanico.
​
A 17 anni, un grave incidente sul lavoro con una pressa gli costa l'amputazione del mignolo della mano sinistra. 
Quella menomazione, anziché diventare motivo di vergogna, trasformata in un simbolo di riscatto, verrà esibita con orgoglio davanti a folle oceaniche per rappresentare le sofferenze della classe operaia.
​
Dopo aver affrontato giovanissimo il dolore per la perdita della prima moglie Maria de Lourdes e del loro bimbo mai nato, Lula scopre la forza del collettivo. 
Diventato presidente del sindacato dei metalmeccanici nel 1975, sfida la dittatura militare organizzando scioperi storici con 170mila lavoratori. Nel 1980 fonda il Partito dei Lavoratori (PT), subendo l'arresto per 31 giorni. 
Dopo tre cocenti sconfitte elettorali (1989, 1994, 1998) che sembravano averne decretato la fine politica, nel 2002 vince per la prima volta le elezioni con la promessa di garantire tre pasti al giorno a ogni brasiliano.

​Successi, calvari giudiziari ed il ritorno nel 2022

​I primi due mandati (2003-2010) vedono la nascita di programmi storici come Fame Zero e Bolsa Família, che strappano milioni di cittadini dalla povertà e portano la sua popolarità a livelli mai visti. 
Ma negli anni successivi arrivano i momenti più bui: la malattia (un cancro alla laringe felicemente superato), la scomparsa della seconda moglie Marisa Letícia dopo 40 anni insieme, e soprattutto la carcerazione per 580 giorni con accuse di corruzione.

​Dalla cella apprende le tragiche notizie delle morti del fratello e del nipotino Arthur di soli 7 anni. Successivamente, le condanne verranno integralmente annullate dalla Corte Suprema, che riconoscerà la parzialità e la condotta illegittima del giudice Sergio Moro.

​Tornato in libertà a 74 anni, Lula compie un primo miracolo politico nel 2022, sconfiggendo Jair Bolsonaro e riportando il popolo al governo. 
Quel Bolsonaro che, rifiutando l'esito democratico, organizzerà il tentato colpo di Stato costatogli poi una condanna definitiva a 27 anni e 3 mesi di carcere. Negli anni successivi, il governo Lula riduce drasticamente la fame (facendo uscire il Paese dalla mappa dell'inedia dell'ONU), difende l'Amazzonia, accorcia la settimana lavorativa, interviene alla Corte dell'Aja contro il genocidio a Gaza e tiene testa alle minacce di dazi del 50% ventilate da Donald Trump.

​Il ballottaggio 2026: lo scivolone di Flávio Bolsonaro ed il trionfo

​Arrivati alla tornata elettorale del 2026, lo sfidante di Lula è Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente golpista. 
Dopo la vittoria di quest'ultimo al primo turno, il vecchio operaio torna a riempire le piazze di San Paolo con milioni di persone. 
Negli ultimi dieci giorni, i confronti televisivi segnano la svolta: durante l'ultimo dibattito, Flávio Bolsonaro commette l'errore fatale di deridere Lula chiamandolo "nove dita".

​La replica di Lula è raggelante e da antologia: 

​"Io quel dito l’ho perso lavorando di notte, quando ero minorenne. Tu non sai nemmeno cosa significhi lavorare. Dovrai chiedermi scusa, perché il popolo dei lavoratori ti sta guardando".

​Quel momento ribalta definitivamente i sondaggi: al voto Lula stacca lo sfidante con oltre 4 milioni di voti di vantaggio.

​I ricorsi della destra e il valore globale della vittoria

​Subito dopo l'esito delle urne, Flávio Bolsonaro ha dichiarato di non voler riconoscere la sconfitta, minacciando di chiedere l'annullamento del voto. 
Il pretesto cavalcato dalla destra riguarda la decisione della Corte Suprema di prolungare di due ore l'apertura dei seggi a causa del maltempo e dei blocchi ai trasporti. 
Un'accusa paradossale, considerando che la proroga era stata chiesta congiuntamente da entrambi i comitati elettorali e che pesano forti sospetti di boicottaggio del trasporto pubblico attuato in vari Comuni da amministratori vicini a Bolsonaro per impedire il voto dei ceti più poveri.
​
Dagli Stati Uniti, anche Donald Trump si è affrettato a parlare di presunti complotti. 
Ma la sostanza non cambia: il tentativo dell'estrema destra di trasformare il Brasile nel proprio feudo è stato arrestato dalla fermezza di un popolo e dalla visione di un leader straordinario. 
La vittoria di Lula non è soltanto la celebrazione di un uomo, ma rappresenta un argine globale per tutte le forze progressiste che credono nella giustizia sociale, nei diritti e nella democrazia.

​💭 #Manciopensiero conclusivo 

​Ci sono storie d'amore e di politica che riconciliano con la speranza nel futuro, e quella di Luiz Inácio Lula da Silva ne è l'esempio più fulgido. 
Vedere un ex operaio di 81 anni, che ha conosciuto la fame, la prigione e lutti terribili, vincere per la quarta volta le elezioni alla guida di un colosso come il Brasile è la dimostrazione che la dignità del lavoro e la forza delle idee possono sconfiggere qualsiasi gigante. I tentativi della famiglia Bolsonaro e di Donald Trump di delegittimare il voto dimostrano solo la loro debolezza di fronte alla sovranità popolare. 
Oggi non ha vinto soltanto un partito, ma ha vinto la democrazia mondiale. 
Viva il Brasile e viva il Presidente Lula!

Commenti

IL LIBRO DI MANCIO !!!

IL LIBRO DI MANCIO !!!
Le cose non sono mai quello che sembrano ©

© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

ACQUISTA SU

- www.ilmiolibro.it

ACQUISTA ORA: CLICCA QUI!!!

- La Feltrinelli (librerie e/o sito)

- Cartolandia Mola

(Via S.Chiara, 5 - Mola di Bari)

- Francesco Basile Strumenti Musicali

(Via Matteotti, 14 - Taranto )

- Stores esterni (amazon,Apple, Kobo, ecc.)

(versione cartacea Isbn: 9788891066589

ebook Isbn: 9788891066824)

CLICCA "MI PIACE" sulla pagina:

Le cose non sono mai quello che sembrano

www.facebook.com/lecosenonsonomaiquellochesembrano

Puoi acquistare il libro anche dalla stessa pagina facebook:

Clicca QUI: Acquista ora !!!

Top 10 (gli articoli più letti di sempre)