L’illusione del confronto: il monologo di Giorgia Meloni e la crisi del giornalismo d'assalto.
Analisi di una conferenza stampa attesa un anno, tra vittimismo strategico, dati ignorati e lo spettro dei dossieraggi.
Di Mancio
Dopo 365 giorni di assenza dai microfoni della stampa libera, Giorgia Meloni è tornata a concedersi ai giornalisti.
Un appuntamento atteso che, tuttavia, ha lasciato l'amaro in bocca a chi sperava in un confronto serrato sui nodi critici della nazione.
Più che un dialogo, l'evento si è trasformato in una coreografia preconfezionata, un monologo intervallato da domande in cui la Premier ha evitato sistematicamente ogni posizione scomoda, confermando la sensazione di una leader che preferisce la narrazione sicura alla responsabilità diretta.
Il silenzio internazionale e il "complesso della ciambellana"
Sul fronte geopolitico, il silenzio è stato assordante. Nessuna condanna per le ripetute violazioni del diritto internazionale perpetrate da Trump in Venezuela; al contrario, l'atteggiamento verso il nuovo leader globale è apparso quasi servile, lontano anni luce da quella sovranità tanto sbandierata.
La sensazione è quella di un'Italia ridotta a "provincia dell'Impero", una comparsa della Storia che scodinzola davanti ai grandi scacchisti mondiali mentre alza la voce, ferocemente, contro i nemici interni: magistrati, opposizioni e intellettuali.
La tattica del contrattacco: il caso Fanpage e lo spionaggio
Numeri contro propaganda: la lezione di Marco Galluzzo
Se la Premier ha cercato di dipingere un'Italia "dei balocchi", il cronista del Corriere della Sera Marco Galluzzo ha riportato il dibattito sulla terra. Snocciolando dati Istat, Eurostat e Bankitalia,
Galluzzo ha evidenziato il flop del "modello Italia":
- Produttività: In calo del 2,3% nel 2023 e dell'1,9% nel 2024.
- Salari: Gli stipendi italiani restano i fanalini di coda dell'UE, con un gap di circa 7.000 euro rispetto alla media europea.
- PIL: Una crescita ferma allo "zero virgola", mentre paesi come la Spagna superano la Germania e crescono a ritmi tripli rispetto ai nostri.
Il tentativo del Presidente dell'Ordine dei giornalisti di interrompere Galluzzo per la "lunghezza" della domanda ha scatenato una replica memorabile del cronista: "Mi scuso se cito dati, ma bisogna essere accurati. Cosa che forse non è consuetudine di tutti i colleghi".
Un Paese fermo al palo
Dopo tre anni e mezzo di governo, il bilancio appare cristallizzato: i meriti sono tutti auto-assegnati, i fallimenti (su economia e sicurezza) sono sempre colpa di "chi c'era prima".
La conferenza stampa non ha scalfito questa corazza. Resta l'immagine di una leadership che, pur avendo numeri solidi in Parlamento, appare isolata e periferica nel contesto europeo, priva di un progetto industriale serio che unisca produttività e salari dignitosi.
In ultima analisi, la conferenza stampa è stata un "contentino" formale.
La sostanza non cambia: un Paese che non cresce, una Premier che non risponde e un giornalismo che, tranne rare e coraggiose eccezioni, fatica a esercitare il suo ruolo di contropotere.


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