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Geopolitica via Radio: Il "metodo Meloni" tra supercazzole e fuga dal Parlamento



Mentre il mondo trema sotto i colpi dell'asse Trump-Netanyahu, la Premier italiana sceglie RTL 102.5 per relazionare sulla crisi. Tra l'invio di armi nel Golfo e l'apertura sulle basi USA, il confronto con la fermezza di Pedro Sánchez è impietoso.


diMancio

In uno dei momenti più bui della storia recente, con il diritto internazionale ridotto a carta straccia e il rischio di un conflitto globale, la risposta istituzionale italiana non passa per l’Aula del Parlamento, ma per le frequenze di una radio privata. 
Giorgia Meloni ha scelto i microfoni di RTL 102.5 per parlare agli italiani, una mossa che molti osservatori giudicano sprezzante nei confronti del ruolo e dell’incarico che ricopre.

La strategia dell'ambiguità: armi e basi

Durante l'intervista, la Presidente del Consiglio ha sfoderato una serie di dichiarazioni che sanno di "supercazzola" diplomatica. 
Ha rassicurato il Paese affermando che "l’Italia non è in guerra", per poi ammettere l'immediato invio di sistemi anti-drone e munizioni ai Paesi del Golfo. 
Ufficialmente, la missione serve a difendersi dall'Iran, omettendo però il fatto che Teheran stia reagendo a un attacco unilaterale e illegale subito da USA e Israele.

Sul tema caldissimo dell'utilizzo delle basi americane in Italia (come Sigonella e Aviano), la Premier ha mantenuto una linea di estrema condiscendenza verso Washington: “Ci atteniamo agli accordi bilaterali”, ha dichiarato, lasciando la porta aperta a ogni richiesta dell'amministrazione Trump
Alla domanda su un possibile coinvolgimento diretto, la Meloni ha scaricato la responsabilità su Tajani e Crosetto, promettendo un passaggio parlamentare futuro che, per ora, continua a evitare sistematicamente.

Il silenzio sui "colpevoli"

È apparsa paradossale la preoccupazione espressa dalla Premier per la "crisi del diritto internazionale". Meloni lamenta un mondo governato dal caos, ma evita accuratamente di fare il nome del principale artefice di questa destabilizzazione: Donald Trump
Dalla crisi in Venezuela all'aggressione in Iran, la firma è sempre la stessa, ma la Premier – storica amica e alleata del tycoon – sceglie il silenzio anziché la condanna.

Ancor più duro il giudizio sulla reazione dell'Iran, definita "scomposta". 
Un termine che ignora la realtà di un Paese bombardato che piange vittime civili. 
Mentre il Ministro Crosetto rimane al centro di polemiche per la sua imbarazzante gestione a Dubai (su cui la Premier non ha speso una parola), l'Italia appare sempre più come il "vassallo" fedele di due leader – Trump e Netanyahu – che gran parte del mondo sta iniziando a isolare.

Sánchez vs Meloni: l'abisso della dignità

Il contrasto con quanto accaduto appena 24 ore prima a Madrid è monumentale. 
Mentre Pedro Sánchez si è presentato davanti alla nazione con un discorso di altissimo profilo, negando l'appoggio militare a un attacco illegale e difendendo la sovranità europea, Giorgia Meloni ha preferito il format radiofonico, quasi fosse una cantante che commenta i dati di ascolto di Sanremo piuttosto che la leader di una potenza del G7.

La gestione della crisi "senza metterci la faccia" davanti ai rappresentanti del popolo conferma un abisso culturale e politico che, in tempi di guerra, mette i brividi.


In sintesi: i punti della "fuga" istituzionale

  • Location: Radio privata (RTL 102.5) anziché il Parlamento.

  • Impegno militare: Invio di armi nel Golfo "per difesa", ignorando l'aggressione iniziale all'Iran.

  • Sovranità: Apertura totale all'uso delle basi USA sul suolo italiano.

  • Assenze: Nessuna autocritica sui rapporti con Trump; nessuna menzione al caso Crosetto-Dubai.

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