di: Mancio
#Manciopensiero
Alla fine, lo scenario che aleggiava cupo nelle cancellerie internazionali per settimane si è concretizzato.
Gli Stati Uniti e Israele hanno sferrato un attacco congiunto contro l’
Iran, un’operazione su vasta scala che, secondo le prime ricostruzioni del
New York Times, supera per intensità e portata quella già devastante della scorsa estate.
Le conseguenze di questo atto sono, al momento, del tutto imprevedibili, ma il dato politico è tratto: siamo nelle mani di una leadership che agisce al di fuori di ogni protocollo internazionale.
Il bersaglio colpito: la fine di Khamenei
La notizia che scuote le fondamenta del Medio Oriente è ormai ufficiale:
Ali Khamenei è morto.
Il
Leader Supremo del regime teocratico è rimasto ucciso sotto le macerie di uno dei bombardamenti mirati.
Se da un lato è umano comprendere il giubilo di migliaia di iraniani che vedono crollare il simbolo di una teocrazia liberticida e brutale, dall’altro è inquietante osservare il tifo da stadio di certi commentatori nostrani.
Esultare per l’eliminazione fisica di un capo di Stato straniero attraverso un atto unilaterale significa avallare un mondo in cui il "più forte" decide chi ha diritto di respirare, trasformando il
diritto internazionale in carta straccia.
L'imbarazzo italiano: il caso Crosetto
Mentre il mondo tratteneva il respiro, l'Italia offriva uno spettacolo di disarmante inadeguatezza.
Il Ministro della Difesa,
Guido Crosetto, si è trovato sorpreso dall'attacco mentre era in vacanza con la famiglia a
Dubai, rimanendo di fatto bloccato dalla contraerea iraniana.
Questo dettaglio non è solo un aneddoto di cronaca, ma la prova provata della nostra irrilevanza geopolitica:
- Mancata comunicazione: Gli "alleati storici" (Trump e Netanyahu) non hanno ritenuto necessario avvisare il governo italiano dell'imminente attacco.
- Peso diplomatico: La narrazione di una Giorgia Meloni centrale nelle dinamiche globali si scontra con la realtà di un ministro che scopre la guerra come un turista qualunque.
- Silenzio assordante: Dal governo di Roma non è arrivata né arriverà una parola di condanna, confermando una linea di subalternità assoluta.
La voce fuori dal coro: Pedro Sanchez
In un’Europa paralizzata, l’unica eccezione di rilievo è stata quella del premier spagnolo
Pedro Sanchez.
Con parole che definiremmo "chirurgiche", Sanchez ha condannato fermamente l’azione unilaterale, definendola un’escalation che rende l’ordine mondiale più ostile.
Pur non risparmiando critiche al regime di Teheran, lo statista spagnolo ha richiamato alla necessità del dialogo e del rispetto del diritto internazionale, interpretando il ruolo che spetterebbe a un'Europa coesa e autorevole.
Un precedente pericoloso
Se oggi si bombarda l'Iran senza passare dall'
ONU, ignorando ogni trattato, cosa impedirà domani alla Russia di
Putin o alla Cina di
Xi Jinping di fare lo stesso con i propri obiettivi?
Abbiamo rinunciato al diritto di indignarci.
Quello che si sta delineando è un mondo-Risiko dove pochi imperi e i loro vassalli decidono i destini dei popoli, senza nemmeno prendersi il disturbo di avvisare chi, come noi, siede a tavola convinto di contare qualcosa.
La verità è che, in questa partita, l'Italia non tocca palla.
Anche se la partita è di merda.
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